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Un consenso che regala la vita.
Quest’anno sono aumentati sia i donatori di organi sia il numero dei trapianti.
Sono i dati più alti di sempre in Italia e migliori della media europea.
Ma si può dare di più.

(Silvia Finazzi, Come stai – Anno 18 N. 11 Novembre 2012)

31/10/2012
Dopo il calo registrato fra il 2007 e il 2011, il numero dei donatori italiani di organi e tessuti ritorna a salire, rendendo l’Italia uno dei Paesi più virtuosi al mondo nell'ambito delle donazioni e dei trapianti. «In seguito al picco del 2006, quando abbiamo raggiunto i 21 donatori per milione di popolazione, negli anni successivi abbiamo assistito a una lieve diminuzione, non scendendo comunque mai al di sotto dei 18 donatori per milione di popolazione. Una flessione che, però, non ha pregiudicato quanto di buono è stato fatto in poco tempo: se 12 anni fa l'Italia era al penultimo posto della classifica europea per numero di donazioni, da cinque anni è al secondo-terzo posto, dietro alla Spagna e, talvolta, alla Francia. E le previsioni per il 2012 sono buone: se si continuerà con questa tendenza, a fine anno dovremmo raggiungere nuovamente quota 20-21 donatori per milione di abitanti» chiarisce il dottor Vincenzo Passarelli. LE PREVISIONI SONO BUONE «I dati preliminari sono incoraggianti» conferma il dottor Nanni Costa. Il primo dato positivo, in realtà, riguarda gli accertamenti di morte con criteri neurologici: nel 2011 sono stati 2.271, quest'anno le proiezioni aggiornate a giugno indicano 2.358. Ciò non significa che stanno crescendo i decessi, ma che stanno aumentando le strutture sanitarie e le rianimazioni sensibili al problema, cioè attente e scrupolose nel mettere in atto tutte le procedure necessarie per certificare la morte cerebrale di un individuo. È anche grazie a questa maggiore accuratezza se, in un anno, il numero dei donatori è passato da 1.319 a 1.422 (dati in proiezione aggiornati al 30 giugno 2012) e quello dei donatori utilizzati (donatori dai quali è stato effettivamente prelevato almeno un organo solido destinato al trapianto) da 1.113 a 1.201. Anche i trapianti sono in crescita: se nel 2011 sono stati 2.948, nel 2012 le proiezioni aggiornate a giugno indicano 3.063. Perfino nell'ambito delle opposizioni alle donazioni (rifiuto alla donazione espresso dalla persona durante la sua vita o dai suoi famigliari nel momento della morte), uno dei settori critici da sempre, si sta registrando un miglioramento: nel 2011 le opposizioni erano il 28,7 per cento, mentre quest'anno il 27,6 per cento. ANCORA MOLTE DIFFERENZE REGIONALI «Accanto ai lati positivi, però, ci sono anche quelli negativi. Innanzitutto, sono ancora forti le disparità regionali» dice il dottor Vincenzo Passarelli. «Le ragioni sono varie: mancanza di fondi, carenza di personale, difficoltà operative, insufficiente motivazione dei rianimatori, diversità di attenzione e di impegno che le Aziende sanitarie locali e ospedaliere e gli stessi operatori sanitari dedicano al prelievo. Il risultato è che non tutti i possibili donatori vengono identificati. Anche se rispetto a qualche anno fa le cose sono migliorate, ci sono ancora situazioni critiche. SERVE MAGGIORE INFORMAZIONE Ma la colpa non è solo delle strutture e dei sistemi sanitari. Anche i cittadini, per mancanza di informazione, scarsa motivazione o timore, non sempre sono collaborativi. Basti pensare che in alcune aree, le percentuali di opposizione alla donazione superano ancora il 30 per cento: in Puglia toccano quota 36 per cento, in Campania 39 per cento e in Liguria addirittura 45 per cento. «È vero che qualche passo in avanti è stato fatto anche in questo ambito: la Sicilia per esempio è passata dal 60-70 per cento di opposizioni al 37 nel giro di pochi anni. Ma c'è ancora molto da fare» spiega il dottor Passarelli. Se a questi problemi, si aggiunge il fatto che è aumentata l’età media dei donatori, riducendo in modo rilevante il numero degli organi idonei al trapianto, appare chiaro che occorrerà concentrare sforzi e risorse per mantenere e migliorare i risultati raggiunti». UN’ORGANIZZAZIONE UNICA «Non è però corretto generalizzare, focalizzandosi su un singolo episodio o un singolo dato. Dal 1999, anno in cui è stato formalizzato l'attuale sistema della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule, a oggi sono stati raggiunti ottimi risultati in termini di interventi realizzati e di possibilità di cura per i pazienti affetti da malattie che necessitano di un trapianto» asserisce il dottor Alessandro Nanni Costa. «I1 sistema trapianti può essere definito una realtà di eccellenza, soprattutto se si considera che le procedure di donazione-prelievo-trapianto rappresentano un processo complesso che richiede ottime capacità organizzative e altissimi livelli di professionalità dei medici e degli operatori sanitari coinvolti. Non è un caso che l'Italia sia ai primissimi posti in Europa per attività di donazione e trapianto, davanti a quei Paesi che hanno un sistema sanitario ben organizzato, come Germania e Regno Unito». NESSUN OBBLIGO PER CHI DONA Attualmente, in Italia, dopo la morte è possibile donare sia organi sia tessuti, che possono essere prelevati solo da donatori che abbiano espresso il proprio assenso in vita o da donatori per i quali l'assenso sia stato espresso dai famigliari dopo la morte. Il donatore, mentre è in vita, non ha alcun obbligo: tutti gli esami necessari per verificare l'idoneità alla donazione e le caratteristiche dell'organo vengono eseguiti solo dopo la sua morte. Gli organi e i tessuti prelevati vengono trapiantati a pazienti selezionati tra, tutti quelli in lista di attesa. La selezione del ricevente è effettuata in base a criteri medici (tra cui la compatibilità clinica e immunologica, per favorire la massima riuscita del trapianto), ma anche all'urgenza (paziente in imminente pericolo di vita). Gli organi prelevati vanno raffreddati, trasportati e trapiantati nel giro di poche ore, mentre i tessuti possono anche essere conservati in banche autorizzate e accreditate prima di essere utilizzati sul ricevente. IN CHE COSA CONSISTE IL TRAPIANTO Quando si rende disponibile un organo compatibile, la persona viene chiamata e invitata a recarsi il più velocemente possibile presso il centro trapianti, dove viene sottoposta a una serie di analisi e test in preparazione dell'intervento. Ovviamente le modalità di intervento variano a seconda dell'organo da trapiantare. Tuttavia, l'iter generale è sempre uguale. In anestesia generale, si esegue un’incisione in corrispondenza dell'organo da sostituire. Quindi, si resecano i principali vasi che nutrono l'organo, bloccando le perdite di sangue. A questo punto, si sistema il nuovo organo, in alcuni casi lasciando in sede quello malato (come per i reni), mentre in altri togliendolo (come per il cuore). Infine, i vasi sanguigni vengono collegati uno a uno al nuovo organo. Al termine di tutti i trapianti, i pazienti vengono trasferiti in terapia intensiva e poi, quando la situazione si è stabilizzata, condotti in reparto e nell’arco di due settimane dimessi. «Oggi, quasi tutti i pazienti trapiantati sono in grado di riprendere a lavorare, viaggiare, fare sport anche a livello agonistico. Le giovani donne trapiantate possono portare a termine una o più gravi- danze» assicura il presidente dell'Aido. I trapiantati, però, devono assumere per tutta la vita farmaci immunosoppressori, necessari per evitare la reazione di rigetto verso l’organo trapiantato. DA VIVI SOPRATTUTTO RENE E FEGATO Da qualche tempo è possibile donare organi e tessuti anche mentre si è in vita. La donazione da vivente di tessuti viene effettuata nel corso di alcune operazioni chirurgiche. I tessuti donati (come vene safene della gamba, placenta, testa di femore) sono "scarti" sani- tari di una procedura chirurgica che si sta eseguendo per altri motivi. Per il donatore, dunque, il prelievo non comporta alcunché. Per quanto riguarda gli organi, la legge consente per ora la donazione di un rene e di parte del fegato, un organo in grado di rigenerarsi. Il trapianto da viventi di rene e parte di fegato può essere fatto tra consanguinei o, comunque, tra persone con un rapporto di parentela (coniugi o anche figli adottivi) e richiede sempre l'autorizzazione di un magistrato che accerti spontaneità, libertà e gratuità della donazione. Se il donatore è giudicato idoneo al prelievo sotto ogni punto di vista, non ci sono rischi particolari rispetto a quelli legati a un normale intervento di chirurgia. In genere, dopo l'intervento di prelievo di un rene o di parte del fegato, si deve rimanere in ospedale per quattro-sei giorni. La maggior parte delle persone può riprendere le normali attività dopo due-tre settimane. Dopo la donazione di fegato, ha inizio la rigenerazione della parte di organo rimasta al donatore. Questo processo dura un anno al termine del quale il fegato raggiunge il 90 per cento del volume originario. (Silvia Finazzi) Gli specialisti Il dottor Alessandro Nanni Costa è direttore generale del Centro nazionale per i Trapianti e responsabile della Rete della sicurezza per i trapianti di organi, tessuti e cellule a livello nazionale. Membro del Comitato di esperti sugli aspetti organizzativi della cooperazione nel Trapianto di organi del Consiglio d'Europa, è rappresentante nazionale e segretario Generale dell’European transplant network (Etn), organizzazione intergovernativa per la cooperazione nel settore dei trapianti che coinvolge oltre 15 Paesi europei. Il dottor Vincenzo Passarelli lavora all'Istituto di biofisica, Area della ricerca di Pisa del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Dal 1980 dedica una parte del suo tempo libero alle attività dell'Associazione italiana per la donazione di organi, tessuti e cellule (Aido) e attualmente ne ricopre la carica di presidente nazionale. Socio fondatore e segretario della Società italiana per la sicurezza e la qualità dei trapianti (Sisqt), è membro della Consulta nazionale trapianti presso l'Istituto superiore di sanità.
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