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"Studio ADONHERS. Le nuove opportunità nella donazione di cuore", Vincenzo Passarelli

Trapianti - Volume 15, numero 1, gennaio-marzo 2011, pp. 30÷34

01/01/2011
Studio ADONHERS. "Le nuove opportunità nella donazione di cuore". Vincenzo Passarelli, Presidente Nazionale Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (A.I.D.O.) RIASSUNTO L’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (A.I.D.O.) ha come finalità difendere il diritto del cittadino ad essere curato e guarito con la terapia del trapianto e per realizzare questo diritto è impegnata da oltre 38 anni a: informare correttamente i cittadini sull’importanza della donazione degli organi e dei tessuti per i trapianti; stimolare le istituzioni a realizzare una rete nazionale per i trapianti e una legislazione adeguata; creare una cultura della programmazione e della valutazione; partecipare alla realizzazione di una migliore gestione della qualità e della sicurezza nella medicina dei trapianti. Negli ultimi anni, le attività di donazione e trapianto nel nostro Paese hanno rappresentato un’eccellenza nell’ambito del sistema nazionale. Si è avuto un aumento delle donazioni e dei trapianti (in Europa al 2° e 3° posto); uno stop all’emigrazione sanitaria; un’eccellenza nei risultati: per il rene, a 5 anni dal trapianto, la sopravvivenza è del 97%; per il cuore dell’88%, per il fegato dell’85%. Il merito più importante è di coloro che sono diventati donatori dopo la morte, avendone manifestato la volontà in vita, e dei familiari, che, in mancanza di dichiarazione scritta, hanno saputo dare voce al pensiero solidale e di condivisione del congiunto defunto, traducendo il dolore per la sua morte in una speranza di vita per persone sconosciute. Da qualche anno, è ormai noto e accertato, l’età del donatore di per sé non è più un criterio di esclusione. I controlli dovranno essere più accurati e capillari, ma come risultato si ha un aumento numerico di organi disponibili e conseguente aumento delle possibilità di trapianto. Il progetto ADONHERS va in questa direzione e deve essere portato all’attenzione del cittadino come esempio di buona sanità, capace di salvare sempre più vite umane e garantire migliore qualità di vita ai pazienti. Parole chiave: donatori anziani, sicurezza, consenso, familiari. SUMMARY The Italian Association for the donation of organs, tissues and cells (A.I.D.O.) has its purpose to defend the right of citizens to be treated with transplantation therapy. A.I.D.O. was committed to make this right for over 38 years to: correctly inform citizens on the importance of organ donation and transplantation; encourage institutions to build a national network for transplants and legislation, creating a culture of planning and evaluation, participate in the implementation of quality and safety management in transplant medicine. In recent years, organ donation and transplantation activities have shown excellence in the national system. There was an increase in donations and transplants (Italy is on the 2nd and 3rd place in Europe); a stop to migration health, excellence in the results with five years survival at 97% for kidney, 88% for heart, 85% for liver. The main merit is for donors, wishing it in life, and family members, that in the absence of written consent were able to give voice to the thought of solidarity and sharing of the deceased joint, translating the sorrow at his death in the hope of life to unknown people. In recent years, is well known and established, the donor age per se is not an exclusion criterion. Controls would be more accurate and widespread, but as a result there is an increased number of available organs and increasing the scope of transplantation. The project ADONHERS goes in this direction and should be brought to the attention of the citizen as an example of good health, able to save more lives and guarantee better quality of life for patients. Key words: elderly donors, organ safety, consent, family members. I trapianti rappresentano oggi una terapia che consente alle persone affette da gravi insufficienze di organo prospettive di vita, di salute e di miglioramento della qualità dell’esistenza. Il trapianto, infatti, come terapia ha degli aspetti caratteristici e unici sia sul piano etico, sia su quello organizzativo, sia sull’atto chirurgico a elevato valore. Grazie ai progressi compiuti dalla medicina, consente una durata della qualità della vita che nessun ‘altra terapia può oggi garantire per le specifiche terapie. I trapianti rivestono anche una funzione terapeutica ad alta valenza sociale: non solo permettono di salvare vite umane, ma possono garantire a un maggior numero di persone e di famiglie un più elevato livello di qualità della vita, pur in presenza di gravi patologie e più contenuti costi economici e sociali per singoli e per la collettività. Dal convincimento dell’elevato valore terapeutico e sociale dell’attività del trapianto e del grande valore solidaristico che si esprime nella donazione, traggono fondamento l’attività e l’esistenza stessa dell’Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule (A.I.D.O.) (figura 1). A.I.D.O., infatti, ha come finalità quella di difendere il diritto del cittadino ad essere curato e guarito con la terapia del trapianto e per realizzare questo diritto è impegnata da oltre 38 anni a: - informare correttamente i cittadini sull’importanza della donazione degli organi e dei tessuti per i trapianti; - stimolare le istituzioni a realizzare una rete nazionale per i trapianti e una legislazione adeguata; - creare una cultura della programmazione e della valutazione (A.I.D.O. è un ‘associazione presente su tutto il territorio nazionale e vive quotidianamente i problemi non solo dei pazienti, ma anche quelli degli operatori); - partecipare alla realizzazione di una migliore gestione della qualità e della sicurezza nella medicina dei trapianti. Negli ultimi anni, le attività di donazione e trapianto nel nostro Paese hanno rappresentato un’eccellenza nell’ambito del sistema nazionale. Si è avuto un aumento delle donazioni e dei trapianti (dal penultimo posto in Europa al 2° e 3° posto) (figura 2); uno stop all’emigrazione sanitaria; un’eccellenza nei risultati: per il rene, a 5 anni dal trapianto, la sopravvivenza del paziente è intorno al 97%; per il cuore dell’88% e per il fegato dell’85% (figura 3). Lavorano o sono nelle condizioni di farlo il 90% dei trapiantati di rene e cuore, l’80% di fegato. Le donne trapiantate hanno portato a termine una o due gravidanze; molti praticano lo sport. Tutto questo non è certo merito della fortuna, bensì della determinazione, della professionalità e della passione delle tante persone che, nei ruoli più diversi, si sono prodigate per lo scopo comune, ivi inclusi coloro che guidano le istituzioni pubbliche preposte e la cui convinzione personale può fare la differenza fra un’adesione formalmente dovuta e un coinvolgimento di sostanza. Il merito più importante è di coloro che sono diventati donatori di organi dopo la morte, avendone manifestato la volontà in vita, e dei familiari, che, in mancanza di dichiarazione scritta, hanno saputo dare voce al pensiero solidale e di condivisione del congiunto defunto, traducendo il dolore per la sua morte in una speranza di vita per persone sconosciute. Sono migliaia. Una comunità generosa che ha capito che la terapia del trapianto è un’impresa comune che vede impegnati fianco a fianco il mondo sanitario e la società al completo. Solo una società civile con un’attitudine favorevole alla donazione degli organi può alimentare validi programmi di trapianto in grado di garantire ai propri cittadini la disponibilità di questa efficace terapia, nel caso ne abbiano bisogno. Il programma “trapianto di cuore” varato nel 1985 ha usufruito, per il decollo e lo sviluppo, di quest’attitudine favorevole della popolazione, ma anche del lavoro d’informazione e sensibilizzazione. E in questi ventisei anni di trapianto cardiaco sono stati compiuti molti progressi: si pensi ai risultati eccellenti per quanto riguarda la qualità (figura 4). Resta invece il problema del mancato soddisfacimento del fabbisogno crescente dei pazienti che vedono giustamente nel trapianto la soluzione dei loro problemi di vita. Allo stato attuale il limite è dato dalla scarsità dei donatori (i dati del 2010: 278 trapianti effettuati, 728 pazienti in lista). Pertanto negli ultimi anni si sono intensificate le ricerche di soluzioni alternative al trapianto cardiaco, le cosiddette procedure “ponte” ai trapianti: i by-pass aortocoronarici estremi, le anuloplastiche riduttive della mitrale, i mezzi di assistenza ventricolare meccanica, ma senza trascurare la donazione tradizionale, anche se in presenza dell’aumento dell’età dei donatori. Da qualche anno, è ormai noto e accertato, l’età del donatore di per sé non è più un criterio di esclusione. I controlli dovranno essere più accurati e capillari, ma come risultato si ha un aumento numerico di organi disponibili e conseguente aumento delle possibilità di trapianto. Il progetto ADONHERS va in questa direzione e deve essere portato all’attenzione del cittadino come esempio di buona sanità, capace di salvare sempre più vite umane e garantire migliore qualità di vita ai pazienti. In allegato l'estratto dell'articolo in formato pdf. Indirizzo per la corrispondenza Vincenzo Passarelli A.I.D.O. - Sede Nazionale Via Cola di Rienzo, 243 00192 Roma Tel. 06.97614975 Fax 06.97614989 E-mail: aidonazionale@aido.it Trapianti Volume 15, numero 1, gennaio-marzo 2011, pp. 30÷34 Il Pensiero Scientifico Editore www.trapiantionline.com
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