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Ci sono sempre meno donatori. Motivi e proposte di soluzione.

(iN) Europa – Settimanale

14/08/2010
Ci sono sempre meno donatori. Motivi e proposte di soluzione. Il professor Vincenzo Passarelli cerca di spiegare il calo preoccupante. Molti di noi hanno ancora nel portafogli quella tesserina, richiesta e ricevuta molti anni fa, attraverso l’iscrizione all’A.I.D.O., che testimonia la propria volontà alla donazione di organi in caso di morte; ora è certamente sgualcita, ma forse ancora utile, anche se, negli anni, ci avevano detto che non sarebbe più stato necessario tenerla addosso, grazie alla legge sul silenzio-assenso che avrebbe dovuto facilitare il percorso della donazione. Ma che fine ha fatto quella legge? Ce lo domandiamo perché in questo momento, dopo anni rassicuranti e in continua progressione, l’Italia dei trapianti sta segnando il passo, o comunque non vive più la florida situazione di qualche anno fa. E questo è un dato preoccupante. Ne parliamo con il Presidente Nazionale dell'Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, Vincenzo Passarelli. Come stanno le cose e qual è la situazione degli ammalati? Secondo gli ultimi dati, nei primi sei mesi di quest’anno si è verificato un calo del 9,3% dei donatori utilizzati e del 13% dei trapianti effettuati. Anche le opposizioni, che nello scorso anno erano intorno al 28%, sono in lieve aumento (30%). Sono dati che destano preoccupazione in quanto è in gioco la perdita di possibilità di salvare pazienti in attesa. Dei quasi 9.000 ammalati in lista di attesa per un trapianto, solo un terzo si salva o migliora la qualità della vita ricorrendo al trapianto; il resto purtroppo o resta per anni in lista oppure muore. Eppure negli ultimi anni le attività di trapianto nel nostro Paese rappresentano un’eccellenza. L’Italia dopo la legge n. 91 del 1999 si è dotata di una organizzazione moderna che ha permesso di colmare ritardi e lacune, di incrementare le donazioni e i trapianti, di salvare migliaia di vite e di risalire nelle graduatorie europee fino a conquistare i primissimi posti. Riguardo al problema del consenso attualmente il principio del silenzio assenso informato (capo II, legge 1 aprile 1999, n. 91) non è ancora applicato, in quanto non è stata ancora costituita un’anagrafe informatizzata dei cittadini assistiti dal Servizio Sanitario Nazionale che permetta la notifica ad ogni cittadino, da parte di un Pubblico Ufficiale, di un modulo per la dichiarazione di volontà in cui si informa lo stesso che, in mancanza di una esplicita dichiarazione, si presume il consenso alla donazione. Quali sono le principali difficoltà nel reperire gli organi: la diminuzione dei consensi o l’opposizione della famiglia? Come si può intervenire nell’un caso e nell’altro? Le principali difficoltà nel reperire gli organi per i trapianti a nostro parere risiedono nella mancanza di una campagna di informazione permanente e coordinata; nella non omogeneità del sistema a livello nazionale che porta al non superamento di particolarismi o procedure non standardizzate; nella non strutturazione della rete dei coordinamenti dal livello nazionale a quelli interregionale e regionale; nel mancato rafforzamento della figura del coordinatore ospedaliero, che spesso viene sacrificato alla logica dell’azienda e non della rete donazione-trapianto; nella non attenzione alla formazione e al reclutamento dei componenti delle equipe chirurgiche (ricordiamo che le caratteristiche dell’attività prevedono l’operatività in emergenza, 365 giorni all’anno, 24 ore al giorno). Comunque, ripeto, l'informazione riveste un ruolo importante. Il trapianto è ormai un problema sociale, quindi vorremmo che la gente ne capisca l’utilità. Nella informazione non è più sufficiente parlare di donazione solidale, quanto di «utilità sociale» del biologico donato. Un trapianto di organi, tessuti e cellule non solo ridona la vita o migliora la sua qualità per chi ha bisogno di questa terapia, ma addirittura anche la società ne trae beneficio. La guarigione di un paziente riduce ad esempio le spese sostenute per la sanità. Ci sono ancora certe paure del tipo che l’organo venga prelevato quando ancora c'è vita? O c'è qualche altro problema di fondo? Alcune paure e pregiudizi, accompagnati da sfiducia e timori di diverso ordine, creano indubbiamente difficoltà alla donazione. Bisogna pertanto stimolare la discussione e lavorare su quelle persone che magari non sono di per sé contrarie ma non sono abbastanza informate. C'è bisogno di una informazione permanente, fatta di incontri con la gente (in parrocchie, fabbriche, circoli culturali, circoli sportivi...) e di formazione dei ragazzi nelle scuole. (Giuliana Pedroli) In allegato il testo completo dell’articolo.
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