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Identificati i primi eventi molecolari che conducono al rigetto

Da Trapianti.net

20/09/2017

I ricercatori della University of Pittsburgh School of Medicine e dell’University of Toronto hanno individuato i primi eventi molecolari che portano all’attivazione del sistema immunitario e all’eventuale rigetto di un organo trapiantato. I risultati dello studio, pubblicati su Science Immunology, potrebbero essere un giorno utilizzati per migliorare l’abbinamento donatore-riceventi e sviluppare nuovi sistemi per prevenire il rigetto di organi e tessuti trapiantati.

Circa il 50% di tutti gli organi trapiantati viene rigettato entro 10-12 anni dall’intervento: c’è quindi una reale necessità di trovare soluzioni migliorative per ridurre o eliminare il fenomeno del rigetto”, ha spiegato l’autore senior dello studio Fadi Lakkis, Direttore Scientifico dell’Istituto Thomas E. Starzl di Pittsburgh. “Per la prima volta abbiamo potuto osservare i primissimi passi che danno il via alla complessa e inesorabile risposta immunologica dell’organismo verso l’ospite”, commenta  il ricercatore. Interrompere questo primo riconoscimento dei tessuti estranei da parte del sistema immunitario innato potrebbe significare arrestare il processo di rigetto nella sua fase iniziale e favorire la piena accettazione del trapianto”. 

Il sistema immunitario è composto da settori innati e adattativi. Il sistema immunitario innato è il primo a rilevare le cellule estranee nel corpo ed è indispensabile per attivare il sistema immunitario adattativo o acquisito. I meccanismi che sottendono questa seconda fase di attivazione immunitaria nel trapianto d’organi, sono ben studiati, ma i dettagli di come l’immunità innata contribuisca al rigetto non sono ancora conosciuti.

In questo nuovo studio i ricercatori hanno utilizzato un approccio di mappatura genetica classica per dimostrare che, nei topi, una molecola chiamata SIRP-alpha porta all’attivazione innata del sistema immunitario differenziandosi tra individui non correlati. Quando il SIRP-alpha del tessuto trapiantato è diverso dal SIRP-alpha del tessuto ospite, il trapianto SIRP-alfa si lega a una classe di cellule immunitarie innate (recettori CD47) che si trovano sui monociti del ricevente e lancia una serie di eventi cellulari che attivano la risposta innata e successivamente quella del sistema immunitario adattativo. Il blocco dell’interazione tra SIRP-alpha e CD47 nei topi ha impedito l’attivazione dei monociti suggerendo che la rottura di questo legame potrebbe impedire l’attivazione del sistema immunitario del ricevente.

I risvolti di quanto osservato dai ricercatori potrebbero essere di grandissima importanza nella pratica del trapianto perché, come i topi, anche gli esseri umani esprimono SIRP-alfa.  Quindi, studi futuri per esaminare come l’interazione tra SIRP-alfa e CD47 porti all’attivazione dei monociti, potrebbero condurre a nuovi modi per prevenire o combattere il rigetto e all’impostazione di test più selettivi per individuare le migliori corrispondenze donatore-riceventi portando a tassi di rigetto di gran lunga inferiori.

Bibliografia
Dai H, Friday AJ, Abou-Daya KI, Lakkis FG, et al. Donor SIRPα polymorphism modulates the innate immune response to allogeneic grafts. Science Immunology  2017; 2 (12):  eaam6202.

(Trapianti.net)

 

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