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Il Presidente Nazionale dell'A.I.D.O. Vincenzo Passarelli: «Decisione ancor più di valore in un momento come questo».

Pistoia. «Quello di Rodica e dei suoi familiari è una gesto molto significativo di solidarietà tra uomini». A parlare è il Presidente Nazionale dell'A.I.D.O., Vincenzo Passarelli. «Non accade spesso che siano persone straniere ad acconsentire all'espianto degli organi» aggiunge.

23/05/2008
«Anche se - precisa il Presidente dell'A.I.D.O. - non mancano alcuni precedenti: in Sicilia ci sono stati due casi di persone rumene, e in Veneto, nell'arco di un anno e mezzo, se ne sono registrati altri dodici». «La donazione degli organi - continua Passarelli – è un gesto di grande generosità, ma anche di responsabilità civile. Stupisce ancora di più, quindi, quando a compierlo sono persone straniere. Il caso di Rodica e della sua famiglia, inoltre, acquista ancora più valore proprio a partire dal particolare momento in cui stiamo vivendo, in cui sembra sempre più difficile parlare di multiculturalismo e di dialogo tra italiani e stranieri». «Secondo me - prosegue il Presidente dell'A.I.D.O. nazionale - la donazione degli organi, prima di essere un fatto medico, è una questione sociale: nei nostri incontri, soprattutto nelle scuole, sottolineiamo sempre il fatto che per certe operazioni i medici possono mettere la loro professionalità e le loro specializzazioni, le istituzioni possono garantire le buone attrezzature, ma se manca l'organo da trapiantare, tutto il resto non serve. E questo si ha solamente con la collaborazione, la solidarietà e il senso civico delle persone che acconsentono all'espianto». Da questo punto di vista, quindi, la donazione è anche segno di responsabilità sociale e quindi, di buona integrazione. «Con un simile gesto – continua Vincenzo Passarelli - la famiglia di Rodica mi sembra che abbia dimostrato di aver fatto propri non solamente i diritti, ma anche i doveri del paese in cui si è trovata a vivere. L'A.I.D.O. ha sempre portato avanti i valori del confronto e dell'integrazione, e lavora per favorire lo scambio culturale. Organizziamo anche degli incontri con esponenti di comunità straniere, per informarli sulla possibilità di donare gli organi. Dalla nostra esperienza l'incontro con religioni diverse non ha fatto emergere particolari attriti e le persone, anche se di altri culti, si dimostrano molto aperte». «Qualche difficoltà – ammette concludendo Passarelli - si incontra con la comunità cinese, un po' più chiusa; ma anche in questo caso è necessario solamente spendere qualche parola in più per spiegare l'importanza di un gesto gratuito che può salvare la vita a molte persone». M.Q.
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