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Intervista a Vincenzo Passarelli, presidente A.I.D.O.: “Un milione di sì”.

Il Bisturi - Quindicinale - Anno XII

11/05/2009
Intervista a Vincenzo Passarelli, presidente A.I.D.O. “Un milione di sì” Tanti sono i consensi alla donazione raccolti dalla storica associazione dei donatori italiani a disposizione del sistema nazionale trapianti. Dottor Passarelli, dal punto di vista di A.I.D.O., come giudica la situazione dei trapianti in Italia? Esprimiamo orgoglio per tutto quello che è stato fatto in questi anni. L’Italia era all’ultimo posto in Europa, ma dopo la legge del ’99 e l’istituzione del Centro nazionale trapianti siamo passati in una posizione d’avanguardia. E questo grazie anche allo sforzo delle istituzioni, sia nazionali che regionali: in molte Regioni è stato fatto un investimento serio, con processi, verifiche di qualità e sviluppo della trasparenza nelle procedure. E tutto questo è stato certamente importante per far crescere la cultura della donazione e del trapianto in Italia. Purtroppo ci sono anche delle zone d’ombra, sulle quali ora occorre concentrare gli sforzi. Innanzi tutto permane una quota di opposizione alla donazione. Quali sono le ragioni di queste opposizioni? Credo che alla base ci sia una certa sfiducia verso il sistema sanitario. E poi ci sono difficoltà nel coordinamento tra le Regioni, con procedure diverse, non omogenee, che creano difficoltà e disorientamento. Accanto a questo ci sono esempi bellissimi e generosi: la decisione dei genitori della ragazza di Vibo Valentia, morta in seguito al black out in ospedale, di donare i suoi organi, come hanno fatto anche i genitori di altri due ragazzi morti nella zona di Cittanova, per un grave ritardo nell’arrivo delle ambulanze. Colpiti duramente dalle inefficienze del sistema, hanno però dimostrato di crederci, comunque. Secondo la sua esperienza, che cosa può convincere alla donazione degli organi, quando questo avviene nel momento del lutto, del dramma? I tempi sono fondamentali. Spesso il coordinatore o il rianimatore hanno fretta, perché temono di perdere momenti preziosi, e trascurano la delicatezza verso quelle persone colpite così duramente. La normativa sul silenzio assenso ha dieci anni, ma di fatto non è mai diventata pienamente operativa. Perché? L’attuazione della norma sul silenzio assenso prevedeva la possibilità di certificare che ciascun cittadino fosse stato chiaramente informato su questo tema. Una procedura che avrebbe richiesto un grande sforzo, anche economico. Per questo, nel 2000, era stata introdotta una norma transitoria secondo la quale i cittadini potevano depositare la propria dichiarazione di volontà alla donazione presso la Asl o attraverso quel tesserino, da portare sempre con sé, che l’allora ministro Bindi fece recapitare a tutti. Per parte nostra, dal 1973, raccogliamo le espressioni di volontà alla donazione, che con la nuova normativa hanno avuto pieno riconoscimento. Per questo abbiamo trasferito i vecchi documenti cartacei in un sistema informatico e proprio lo scorso anno abbiamo consegnato ufficialmente a Nanni Costa un milione di consensi alla donazione da inserire nel sistema nazionale dei trapianti. Oggi, attraverso il data base informatizzato, tutti i centri possono accedere a questi dati. Come A.I.D.O. abbiamo stipulato anche un atto di intenti con l’A.N.C.I., per stimolare i sindaci sa partecipare a questo sforzo e ad aprire quei registri comunali previsti dalla legge approvata lo scorso anno. In tanti anni di attività, la vostra impostazione è rimasta immutata? Siamo andati oltre il nostro principio originario di donazione solidale e oggi sviluppiamo soprattutto ’idea dell’utilità sociale del biologico che viene donato, sia per quanto riguarda gli organi che i tessuti e anche le cellule. Ci interessa far capire che un trapianto non solo ridà la vita alla persona che ne ha direttamente bisogno, ma è un beneficio per tutta la società, perché lo sviluppo della ricerca e la cura di una malattia è un bene per tutto il sistema. Sviluppare il senso civico, la partecipazione, sono alla base della cultura della donazione. In allegato il quindicinale di politica sanitaria "Il Bisturi" n. 7 del 2009.
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