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L’intervista a Repubblica di Vincenzo Passarelli, presidente nazionale A.I.D.O.

La Repubblica

10/04/2015
"Bella storia ma la scommessa è sulla sensibilità più ampia". Cosa pensa del donatore samaritano? «Un bellissimo gesto quello di chi dona in questo modo, senza legami con la persona malata. Più in generale è importante che si facciano i trapianti da viventi e i medici dovrebbero informare di più i pazienti su questa possibilità. Però per noi questo tipo di donazione non può che avere un ruolo sussidiario». Come mai? «Non vorremmo che i trapianti da vivente riducessero l'attenzione su quelli da cadavere, non ci dimentichiamo che questi ultimi sono legati a una responsabilità collettiva molto più ampia e non ad un fatto individuale o familiare. Bisogna promuovere maggiormente questo tipo di donazione perché, anche se l'Italia in generale va bene, ci sono regioni dove non vengono applicate le linee guida volute dal Centro nazionale trapianti e di conseguenza l'attività è troppo ridotta». Qualche esempio? «Non si capisce perché la Toscana ha 37 donatori per milione di abitanti e la Campania ne ha un po' meno di sette. Questo vuol dire che c'è qualcuno che fa poco per segnalare i potenziali donatori. Se certe regioni si applicassero di più in questa opera di sensibilizzazione, questi gesti di altruismo tra sconosciuti o tra parenti che comunque comportano un sacrificio fisico importante, potrebbero non rendersi necessari».
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