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L’AIDO piange la scomparsa di Federico Finozzi

Presidente del Consiglio Regionale della Toscana

18/08/2017

Un velo di tristezza ha coperto il cielo sopra la Toscana. Al Careggi di Firenze, nell’ospedale dove hanno fatto l’impossibile per guarirlo, si è spento l’amico Federico Finozzi, da alcuni anni  splendido Presidente Regionale di AIDO-Associazione Italiana per la Donazione di Organi, Tessuti e Cellule, e una vita fortemente dedicata alla sua famiglia, alla sua splendida bambina, Rebecca, e alla sua meravigliosa moglie, Erica.

Per AIDO Federico Finozzi è stato il motore di un rinnovato impegno per la cultura della donazione. Ma l’ha fatto con l’energia che solo chi è stato sfiorato dalla morte può avere. Federico era stato trapiantato di fegato nel 2003. Aveva affrontato questo difficile passaggio della sua vita con la grinta e la tenacia dei vincenti. Quando è stato trapiantato aveva 28 anni. Ma la malattia si era manifestata in tutta la sua gravità quando aveva solo 19 anni ed era un giovane sportivo di successo. Ne seguirono anni difficili, rabbiosi, di ribellione, di non accettazione della malattia. “Avevo progetti di vita meravigliosi, che sentivo di poter realizzare – racconterà poi – e vedevo invece tutto andare in frantumi. Per fortuna il mio carattere mi ha aiutato a non drammatizzare quello che già era drammatico di suo. E poi avevo l’amore di Erica, che è diventata la mia adorata moglie, e il sostegno di mio fratello e dei miei genitori. Insomma, sentivo che avevo tutto per potercela fare”. Così, nonostante fosse giovanissimo, anziché disperarsi o abbattersi, in lui le forze si sono moltiplicate. Nel 2003 il trapianto divenne per lui l’unica possibilità di vita e per fortuna poté ricevere il dono in tempo utile per riprendere a vivere. Era diventato un combattente invincibile. Solo due anni dopo, dimostrando un recupero da grande atleta, aveva partecipato, con la Nazionale Italiana trapiantati, ai mondiali di nuoto vincendo ben sei medaglie:  quattro individuali e due nelle staffette. Tre di queste medaglie erano d’oro; un argento e due bronzi.

Di lui abbiamo potuto apprezzare le qualità che rendono grande una persona – spiegano ad una voce il dott. Maurizio Ulacco, vice presidente nazionale dell’AIDO, e Michele Cresti, vice presidente vicario della Toscana, e amici di Federico – : sincerità, coraggio, schiettezza, visione del futuro. Ma soprattutto una generosità che sembrava innata. I suoi incontri nelle scuole, per esempio, erano capolavori di comunicazione. Il suo lavoro per l’AIDO in Toscana e in tutta Italia è stato apprezzato e rimarrà una bella pagina nel grande libro mai scritto della solidarietà. Ora pensiamo con infinita tristezza a lui, che non è più con noi, pensiamo alla sua bimba, a sua moglie, alla sua meravigliosa famiglia”.

Mi rendo conto che potrebbe sembrare banale dire bene di Federico oggi, ma non si può fare diversamente – afferma convinta la dott.ssa Flavia Petrin, Presidente Nazionale AIDO -. Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di apprezzare le sue grandi e numerose qualità. La malattia lo aveva reso affamato di vita ma altrettanto desideroso di aiutare chi era nella sofferenza.  Incontrarlo era come ricevere una carica di energia positiva che faceva pensare a quanto sia bello un mondo dove la gente è solidale, dove la medicina vince il male, dove la società contribuisce a migliorare la vita comune”.

Ho poi avuto modo di sentirlo anche negli ultimi tempi – aggiunge una commossa Flavia Petrin – e ho scoperto che qualcosa lo preoccupava. Era sempre lui, il grande e forte Federico Finozzi, ma ogni tanto qualcosa in lui, nelle sue parole, rimaneva come sospeso. Certamente non era più quello di un tempo perché sapeva leggere negli esiti delle cure che stava facendo una lotta impari contro un male terribile e potente. E pensare che in primavera sembrava che anche questa nuova battaglia lui la potesse vincere. Era quello che ci auguravamo tutti. Ci eravamo convinti che l’aveva vinta un’altra volta. Invece non è stato così. Oggi siamo tutti molto tristi, angosciati. Però siamo consapevoli che Federico ci ha lasciato una testimonianza autentica, che noi dobbiamo raccogliere. Continueremo a fare quello che lui stesso aveva messo in programma di fare ovunque sia importante il messaggio della solidarietà e del dono. Mi tornano continuamente alla mente le parole di incoraggiamento e di saluto che aveva voluto regalarci il 10 giugno, in occasione dell’Assemblea Ordinaria dell’Associazione che si stava svolgendo a Roma. Avrebbe fortemente voluto essere con noi ma poiché non stava bene abbiamo voluto renderlo comunque partecipe facendogli una sorpresa con un saluto al telefono, che ho fatto ascoltare a una sala piena di dirigenti AIDO, attenti e consapevoli. L’applauso con cui lo abbiamo salutato non era convenzionale come un atto dovuto e scontato, ma era stato un abbraccio a distanza, il segno di un affetto vero, sincero, rivolto a un grande dirigente che adesso mancherà moltissimo a tutti: alla sua meravigliosa famiglia, all’AIDO, a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo. Grazie Federico per il tuo luminoso esempio che ora noi ci impegniamo a seguire”.

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