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Le proposte dell'incontro in Vaticano sul traffico di organi

Come fermare i criminali

10/02/2017

Undici raccomandazioni concrete «per contrastare le pratiche illecite e immorali del traffico di organi» che governi nazionali, regionali e municipali, ministeri della salute, magistrature e ogni realtà sociale nel mondo dovrebbero mettere subito in atto. È la proposta concreta scaturita dal summit svoltosi in Vaticano, il 7 e l'8 febbraio, su iniziativa della Pontificia Accademia delle scienze. E presentata, nei dettagli, nella dichiarazione firmata da tutti i partecipanti e resa nota a conclusione dei lavori.

Anzitutto, viene rilevato, è fondamentale «che tutte le nazioni e tutte le culture riconoscano il traffico di esseri umani ai fini dell'asportazione di organi e il traffico di organi, che comprendono l'uso di organi di detenuti giustiziati e il pagamento ai donatori o ai parenti prossimi di donatori deceduti, come crimini che devono essere condannati in tutto il mondo e perseguiti legalmente a livello nazionale e internazionale». E se questa è la raccomandazione di partenza, il summit ha auspicato anche «che i leader religiosi incoraggino la donazione etica degli organi e condannino il traffico di esseri umani ai fini dell'asportazione di organi e il traffico di organi».

Propositivo il terzo punto, con l'invito a tutte le nazioni a fornire «le risorse per raggiungere l'autosufficienza nella donazione degli organi a livello nazionale — con una cooperazione regionale, secondo le esigenze — riducendo il bisogno di trapianti attraverso misure preventive e migliorando l'accesso a programmi di trapianto nazionali in modo etico e regolamentato». La quarta raccomandazione è rivolta ai governi affinché stabiliscano «un quadro giuridico che offra una base esplicita per la prevenzione e la persecuzione di crimini collegati ai trapianti e protegga le vittime, a prescindere dal luogo in cui il reato è stato commesso». Non manca — è il punto numero cinque — l'appello agli operatori sanitari a svolgere «un controllo etico e medico dei donatori e dei riceventi, che tenga conto degli esiti a breve e a lungo termine». La sesta richiesta riguarda l'istituzione di «registri di tutte le acquisizioni e i trapianti di organi» e la comunicazione, da parte dei singoli governi, «a banche dati internazionali».

È stata inoltre rilevata, al punto sette, l'opportunità di sviluppare «un quadro giuridico perché gli operatori sanitari e gli altri professionisti possano trasmettere informazioni su sospetti casi di crimini collegati a trapianti, nel rispetto dei loro obblighi professionali nei confronti dei pazienti». Mentre è indirizzato espressamente alle «autorità responsabili, con il sostegno del sistema giudiziario», il suggerimento di indagare «su trapianti sospettati di coinvolgere un reato». Al punto numero nove sono chiamati in causa anche «i fornitori di servizi assicurativi e le organizzazioni caritative» chiedendo che «non coprano i costi delle procedure di trapianto che coinvolgono il traffico di esseri umani ai fini dell'asportazione di organi o il traffico di organi».

E la decima raccomandazione prevede «che le organizzazioni di operatori sanitari che si occupano di trapianti promuovano tra i loro membri la conoscenza e il rispetto degli strumenti legali e delle linee guida internazionali contro il traffico di organi e il traffico di esseri umani ai fini dell'asportazione di organi». Infine, al punto numero undici, il summit chiede «che l'Organizzazione mondiale della sanità, il Consiglio d'Europa, le agenzie delle Nazioni Unite, compreso l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine, e gli altri organismi internazionali, cooperino per consentire una raccolta completa di informazioni su crimini collegati ai trapianti, per avere una maggiore comprensione della loro natura e portata e dell'organizzazione delle reti criminali coinvolte». La questione è semplice, fa presente la dichiarazione: si tratta di «combattere questi crimini contro l'umanità attraverso sforzi comprensivi che coinvolgano tutte le parti in causa nel mondo». Una presa di posizione, si legge nel testo, assunta «in conformità alle risoluzioni delle Nazioni Unite e dell'Assemblea mondiale della sanità, del summit dei sindaci delle maggiori città del mondo, ospitato in Vaticano nel 2015, della dichiarazione comune dei leader religiosi contro le moderne schiavitù del 2014 e del magistero del Papa che, a giugno 2016, al vertice di giudici e magistrati contro il traffico delle persone umane e il crimine organizzato, ha affermato che il traffico di organi e il traffico degli esseri umani ai fini dell'asportazione di organi sono "veri e propri crimini di lesa umanità che devono essere riconosciuti tali da tutte le autorità religiose, politiche e sociali, e sanciti dalle leggi nazionali e internazionali"».

«La povertà, la disoccupazione e la mancanza di opportunità socio-economiche — afferma la dichiarazione — sono fattori che rendono le persone vulnerabili al traffico di organi e al traffico di esseri umani ai fini dell'asportazione di organi». E così proprio «le persone indigenti diventano preda di macchinazioni per il traffico di organi quando vengono indotte a vendere i propri organi nella ricerca disperata di una vita migliore». È la stessa disperazione che porta persone ammalate «a pagare grandi somme e a recarsi in destinazioni estere come turisti dei trapianti per ottenere un organo che possa tenerle in vita, dimentichi delle conseguenze a breve e a lungo termine dei trapianti commerciali sulla salute». Questo crimine, denunciano i partecipanti al summit, è reso possibile da «intermediari e operatori sanitari privi di scrupoli» che ignorano «la dignità degli esseri umani». Tanto che «le procedure chirurgiche vengono svolte in strutture non autorizzate, clandestinamente». Ma «il traffico di organi — rende noto la dichiarazione — può avvenire anche in strutture regolari, in situazioni in cui persone disposte a vendere i propri organi si presentano ai centri trapianti come parenti o amici altruisti del ricevente».

Da parte loro «i media — viene riconosciuto — hanno dato un contributo importante alla conoscenza pubblica, mettendo in evidenza la piaga delle persone vittime di questo traffico, pubblicando le proprie indagini indipendenti sui crimini collegati ai trapianti e su operatori sanitari corrotti e strutture abusive». Ci sono, ricorda la dichiarazione, «diversi strumenti giuridici internazionali» che «definiscono, condannano e criminalizzano queste pratiche: il protocollo delle Nazioni Unite contro il traffico di esseri umani (protocollo di Palermo), la convenzione del Consiglio d'Europa sulla lotta contro la tratta di esseri umani e la convenzione del Consiglio d'Europa contro il traffico di organi umani». Dal summit è arrivato un nuovo «appoggio» a «questi documenti», in grado di affermare «che gli operatori dei trapianti che commettono o favoriscono questi crimini devono essere chiamati a risponderne legalmente».

«Gli strumenti giuridici del passato recente — si legge nella dichiarazione — costituiscono un importante collegamento con l'innovativa politica emergente per combattere la disuguaglianza sociale». E così «il traffico di esseri umani ai fini dell'asportazione di organi e il traffico di organi vanno contro l'Agenda 2030 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile come questione di diritti umani e giustizia sociale, poiché i poveri vengono sfruttati per i loro organi, ma non riescono a ricevere un trapianto se sono loro ad averne bisogno». Riconoscendo i passi avanti compiuti, la dichiarazione non manca di denunciare che «continuano a esserci diverse destinazioni per il turismo dei trapianti nel mondo dove non esiste, o viene mal applicata, una legislazione atta a limitare questi crimini e a proteggere i poveri e gli indifesi».

È urgente, conclude il documento, rispondere «alla direttiva di Papa Francesco di combattere la tratta di esseri umani e il traffico di organi in ogni loro forma condannabile». Con la consapevolezza «degli obiettivi di sviluppo sostenibili delle Nazioni Unite, del protocollo di Palermo delle Nazioni Unite sulla tratta di esseri umani, delle risoluzioni dell'Assemblea mondiale della sanità (2004 e 2010), della convenzione del Consiglio d'Europa contro il traffico di esseri umani, della convenzione del Consiglio d'Europa contro il traffico di organi umani, della risoluzione di Madrid sulla donazione e il trapianto di organi e della dichiarazione di Istanbul per ridurre il traffico di organi».

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