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Una ipotesi diventa una notizia certa per la stampa.

Il prelievo clandestino di cornee secondo il settimanale "L’Espresso".

12/01/2007
(…) Giornalista dell’Espresso: “Direttore, come avete saputo del furto di cornee?”. Risposta: “Dalla Procura ci è arrivata una indicazione riservata di stare molto attenti perché qualche rischio che si verificassero eventi di questo tipo c’era”. (…) Su questa indicazione riservata della Procura, riferita dal Direttore Generale del Policlinico al giornalista dell’Espresso nel corso dell’intervista sui gravi problemi di quell’ospedale, il settimanale titola “Qui rubavano gli occhi ai morti”. In molti servizi giornalistici che hanno ripreso la notizia ha prevalso come al solito la superficialità, la voglia di stupire, l’amore per lo scandalo fine a se stesso. Senza nessuna prova hanno comunicato alla gente che “ai morti del Policlinico Umberto I di Roma” fosse prassi comune rubare gli occhi, non in sala operatoria o mortuaria, ma addirittura negli scantinati. Nessuno si è preoccupato del danno immediato procurato a tutti i pazienti in attesa di trapianto e al lavoro di sensibilizzazione svolto dalle Istituzioni e dall’A.I.D.O. in oltre 30 anni di attività. É giusto denunciare errori, abusi e superficialità, ma dopo averne verificato la fondatezza . Bisogna ricordare che nel nostro Paese vige una legge rigorosissima contro il commercio di organi e tessuti destinati al trapianto e i controlli sull’iter degli organi e tessuti destinati al trapianto sono tali da non lasciare spazio all’infiltrazione di organi e tessuti non regolarmente controllati. Inoltre il donatore di tessuti oculari viene selezionato attraverso: 1) l’identificazione, che assicura la rintracciabilità perenne; 2) la documentazione di ora, luogo, circostanze del decesso e prelievo; 3) l’età, per motivi legati alla qualità dei tessuti oculari; 4) la raccolta dell’anamnesi patologica prossima e remota; 5) i test sierologici; 6) l’ispezione in situ dei tessuti oculari. La fonte delle informazioni deve essere documentata ed è costituita dalla cartella clinica e/o dal medico curante, personale infermieristico, patologo, referto autoptico, medico di famiglia, famigliari e/o conoscenti vicini al defunto. Ci auguriamo che la stampa aiuti a capire la complessa realtà dei trapianti e si imponga maggiore rigore e circospezione nel rilanciare notizie forse possibili, ma assai poco probabili. Vincenzo Passarelli Presidente A.I.D.O. Nazionale In allegato il testo completo dell'articolo pubblicato l'11 gennaio 2007 sul settimanale "L'Espresso" .
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