« indietro

Siamo tutti donatori? Le riflessioni di un cittadino a pochi giorni dall’approvazione della legge 91/99

Numero 1, maggio 2009
“Siamo tutti donatori”. La mattina del 1° Aprile 1999 una notizia di questo taglio è apparsa, in prima pagina, praticamente su tutti i quotidiani italiani.
I sommari e gli occhielli specificano sinteticamente che si trattava di una normativa relativa al prelievo e al trapianto di organi e tessuti per uso terapeutico, e presentavano, inequivocabilmente, in poche righe, il proprio atteggiamento favorevole o contrario rispetto a questo tema, rimandando, nella maggior parte dei casi, a un a più ampia trattazione interna.
Tralasciando, ora, di considerare le titolazioni più spudoratamente sbilanciate nell'uno o nell'altro senso, proviamo ad immaginare due diverse decodifiche e le conseguenti reazioni emotive.
Un lettore interessato...
Un lettore interessato, e al corrente della situazione, sapeva, anche per la precedente approvazione alla Camera dei Deputati, che era in discussione una legge che progettava di realizzare, in Italia, un sistema informatizzato di raccolta di volontà, rispetto alla eventualità della donazione degli organi dopo la propria morte, volontà queste, da esprimersi a seguito di una serie di iniziative informative tra cui vere e proprie campagne nazionali di sensibilizzazione.
Impossibile per lui non riscontrare, pur in considerazione del suo atteggiamento preesistente tendenzialmente “benevolo”, una certa ambiguità e imprecisione nella titolazione, e un conseguente errore comunicativo proprio all'esordio dell'evento della comunicazione e supporto della realtà italiana dei trapianti d'organo.
Un lettore distratto...
Un lettore distratto, e magari digiuno rispetto ai temi in questione, ha sviluppava un naturale atteggiamento di difesa, verso quello che sembrava essere un vero e proprio atto di approvazione statale dei corpi dei cittadini.
Il concetto stesso dell'essere tutti donatori basta, infatti, per agitare davanti alle persone, la cui opinione in proposito non sia formato o sia, per qualche motivo, critica, lo spettro di una minaccia da cui difendersi.
In realtà, peraltro, essere tutti donatori, da un punto di vista giuridico, vorrebbe semplicemente dire che il sistema normativo in proposito, prevede la sola dichiarazione di opposizione e, di conseguenza, il prelievo degli organi per quelli che non si esprimono in vita.
Anche se fosse stata questa, dunque, la fattispecie legislativa prescelta ci sarebbero molti altri modi per presentarla nell'ambito della prima pagina di importanti testate giornalistiche.
Il paradosso, tuttavia, è stato costituito dal fatto che, proprio intorno all'introduzione di un simile sistema, si era arenato per anni il cammino parlamentare della legge, finendo per convincere anche i suoi sostenitori della necessità di accettare una serie di compromessi a garanzia di tutte le possibili sfaccettature del diritto di opposizione.
La legge approvata non solo, quindi, non metteva tutti nella condizione di potenziali donatori, ma in alcuni casi, addirittura, complicava, in un eccesso di garantismo, le già delicate procedure di donazione e trapianto.
A che scopo, dunque, creare simili incomprensioni?

Marco Ippoliti
torna su