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Samsara, il trapianto tra filosofia e psicologia.

Numero 1, marzo 2003
“Samsara: Il trapianto: un percorso, più vissuti”, questo il titolo della mostra di dipinti di Lorenzo D’Andrea, con tavole a commento di Franco Filipponi, tenuta a Roma dal 7 al 17 maggio,presso la sala della biblioteca Rispoli in Piazza Grazioli n. 4. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con l’A.I.D.O. Nazionale e con il patrocinio del Comune di Roma, presentata il 7 maggio in Campidoglio presso la sala del Carroccio, ha lo scopo di affrontare la tematica della donazione e del trapianto secondo canoni interpretativi non ristretti al concetto di solidarietà, ma estesi alla filosofia e psicologia della vita in una comunità. La scienza dei trapianti ha raggiunto risultati impensabili fino a pochi anni fa e grazie al trapianto migliaia di pazienti, ormai considerati senza speranza, tornano a vivere una vita relazionale e sociale autonoma. Purtroppo a questa entusiasmante realtà fa da contraltare un’ attesa spesso troppo lunga per chi vive sorretto da una speranza drammatica, anche se legittima. Infatti la risorsa prima ed indispensabile è rappresentata da un organo umano, ma le donazioni sono troppo limitate rispetto ai bisogni. É quindi indispensabile rendere socialmente accettabile il concetto di donazione di organi, riuscire ad integrarlo nella vita di ognuno, trovare la giusta chiave perchè la tecnica dei trapianti non rimanga una possibilità limitata a pochi, e per evitare che un fenomeno come quello del mercato degli organi nei paesi in via di sviluppo trovi una benché minima giustificazione. Esistono sicuramente difficoltà psicologiche oggettive e più che comprensibili che si basano sulla mancanza di identificazione tra il concetto di “corpo” che ognuno di noi vive come parte di sé e quello utilizzato e trasmesso dalla scienza medica. Non risulta immediato né naturale pensare al nostro corpo come ad una semplice associazione di organi intercambiabili. L’idea di “individuo” che ognuno di noi possiede racchiude in sé anche quello di “unicità” e “diversità”, che si estendono ad ogni parte del nostro corpo. La medicina non aiuta molto in questa direzione, considerando ancora e troppo spesso la malattia, la parte colpita, l’organo malato staccati, estranei e lontani quasi indipendenti dall’individuo che ha in sé la malattia, la parte colpita, l’organo malato e ne porta le tracce dentro l’anima. Ed è proprio questo imprescindibile rapporto – legame tra corpo e anima che viene mortificato, non rispettato, non considerato dalla scienza medica sempre meno “arte di guarire” e sempre più “tecnologia”. Se allora la visione scientifica mortifica lo spirito, quest’ultimo risorge più forte che mai e privo di egoismo ricordandoci che, proprio ai confini della vita, l’uomo è animale “sociale”. E per sociale si intende una categoria costitutiva della natura umana, non aggiuntiva come una tendenza diffusa del nostro tempo vorrebbe farci credere, ma distintiva dell’uomo rispetto alle altre specie animali. Franco Filipponi, trapiantologo, e Lorenzo D’Andrea, pittore, hanno deciso di intraprendere questo arduo percorso culturale che mira a rendere la donazione d’organo un modo nuovo di interpretare la socialità contribuendo, l’uno con le riflessioni derivanti dalla propria esperienza trapiantologica maturata sul campo, l’altro con la fantasia e la simbologia proprie della sua arte pittorica. Il messaggio che scaturisce da questo connubio è che l’apertura all’ALTRO, intesa anche come integrazione attraverso una tolleranza che non diviene mai indifferenza, è sempre più necessaria alla vita di ogni giorno in tutti i suoi aspetti. Per cui il trapianto oltrepassa la sua portata terapeutica per assurgere a simbolo di tolleranza e integrazione nel rispetto costante della diversità.
(Vincenzo Passarelli)
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