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E i nostri prossimi 30 anni

Numero 3, settembre 2003
Prevenzione sanitaria e informazione scientifica corretta. Si muove su due binari, paralleli ed inequivocabili, la nostra Associazione nel presente e nel suo immediato futuro. Trent'anni sono passati dalla costituzione del primo nucleo di volontari, a Bergamo, trent'anni in cui i volontari hanno raccolto adesioni, stimolato riflessioni, coinvolto strutture mediche e scolastiche. Oggi sono le Istituzioni a riconoscerci un ruolo, a chiedere di partecipare nei dibattiti per la preparazione di testi normativi, a nominarci esperti nella comunicazione di settore. E così nascono spot televisivi, campagne sui giornali, audizioni in Parlamento che vedono - per iniziativa del Ministero della Salute - proprio l'Aido riferimento nella organizzazione e promozione dei messaggi informativi. E allora, crescere per far crescere. Consapevolezza in primo luogo. E' quanto chiede la legge in vigore: la donazione degli organi è una libera scelta ma lo Stato - proprio avvalendosi dei volontari di acclarata e riconoscibile autorevolezza - deve fare luce. In altre parole, spiegare come stanno le cose. Trasparenza in ogni passaggio anche burocratico, massima libertà di opinione, cultura e informatizzazione dei dati. A tutto ciò l'Aido prende parte oramai da diversi anni. E proprio la nuova veste imposta, se vogliamo, dal legislatore, implica per tutti noi una vigile e serena decisione: essere pronti, in ogni parte d'Italia, al continuo aggiornamento. Come tutte le creature che crescono, trent'anni di vita hanno segnato successi, lotte, ma anche fisiologiche "crisi d'identità". Passaggi obbligati che hanno visto cambiare, certamente, ma anche rafforzare il nostro ruolo. Oggi non ce le possiamo più permettere. La legge n. 91 del 1999 riconosce l'Aido e il suo ruolo di coautore per iniziative dello Stato volte all'educazione sanitaria. Una sfida? Forse. L'impegno sociale, disinteressato e assolutamente gratuito, che i volontari offrono e sempre hanno offerto, rimane il nostro punto di forza: un'associazione che parla per i malati, portavoce di esigenze e bisogni altrui. Ma anche sincero stimolo, nelle sue attività, per la prevenzione medica ed igienica che possa aggiungere utile contributo alla crescita non più solo emotiva - come si usava trent'anni or sono - ma anche sociale del Paese. Una crescita di cui anche l'Europa ci è grata: siamo l'unica nazione ad avere una associazione di volontariato (che non sia di autotutela) volta al rispetto dei diritti dei malati, persone in questo caso affette da gravi insufficienze d'organo, con una capillare attività informativa sul territorio. Maggio 2002, Bruxelles: il Parlamento Europeo ci chiede di coordinare le attività di divulgazione associativa degli altri paesi. Un giro di telefonate alle ambasciate ci fa scoprire la nostra "unicità". Un punto di forza dal quale partire, per i nostri prossimi trent'anni. Vincenza Palermo (Intervento raccolto da L. Cavaricci).
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