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Manni, "professore al primo vagito".

Numero 3, settembre 2003
"Quando nel pomeriggio del 19 gennaio di tantissimi anni or sono la levatrice sollevò il piccolo nato per deporlo tra le braccia di mia madre, le disse: . E la profezia si avverò. Scelsi di studiare medicina perché ero sicuro di dare gioia a mia madre...". Si presenta così - come un "professore al primo vagito" - Corrado Manni, noto anestesista e rianimatore, una intera carriera, trenta anni, all'Università Cattolica di Roma. E' con questo racconto che illustra nel libro "Una vita per la medicina", San Paolo Editore, gli aspetti privati, personali che lo hanno accompagnato, veramente sin dall'inizio, lungo un percorso medico importante. Il professor Manni è stato allievo del celebre chirurgo Pietro Valdoni, che assistette nel 1948, giovane laureato, nell'intervento a cui fu sottoposto Palmiro Togliatti, gravemente ferito in un attentato. Manni prese parte all'ultima operazione eseguita su un papa, Paolo VI, in Vaticano. E, nel 1981, fu l'anestesista che addormentò papa Giovanni Paolo II dopo l'attentato in Piazza San Pietro, al Gemelli, per l'operazione che gli salvò la vita. "Quando ero ragazzo, c'era un po' l'idea che il medico fosse una specie di sacerdote, una persona di cui bisognava avere rispetto. Ecco, mi attirò quest'idea di rispetto". Specializzazione all'estero - in quegli anni, tra il 1948 e il '50, l'Italia era priva di scuole specifiche -: prima Stoccolma, poi Londra, Liverpool e Oxford. E l'idea del continuo aggiornamento non lo ha mai lasciato, esempio non trascurabile per i medici delle nuove generazioni. Così anche nel campo dei trapianti. L'anestesiologia è una delle branche della medicina sulle quali più si è discusso dall'epoca delle prime donazioni. Se non altro per gli aspetti, scientifici ma anche etici, legati al concetto di morte cerebrale. "Pur con enormi difficoltà, fu possibile eseguire il primo trapianto di rene, tra gemelli, nel dicembre 1954. La tecnica - scrive ancora Manni nel suo libro - andò via via perfezionandosi, anche se ci vollero diversi decenni prima di superare la fase sperimentale". Impegnato sempre per difendere la chiarezza del messaggio scientifico, il professor Manni dedica un capitolo della sua biografia al cervello umano: vita e segreti. Spazio a parte per i trapianti d'organo. Pagine scritte con la semplicità di un linguaggio abituato alla divulgazione. Pagine che ripercorrono le tappe salienti di una strada che in questi trenta anni spesso si è presentata in salita: "Il trapianto non è solo una grande conquista della scienza medica e dell'organizzazione sanitaria, ma è soprattutto un altro passo avanti verso l'obiettivo di garantire a tutti uno stato di benessere. Si colloca a difesa della vita - conclude Manni - e non contro la vita. E in questo acquista valore etico". Riflessioni di un cattolico. Che, proprio per questo, valgono - forse - ancora di più. Loretta Cavaricci (ha collaborato E. Artesi)
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