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I trapianti in Europa: qualcosa si muove.

Numero 4, dicembre 2003
Durante gli ultimi mesi si sono registrati in Europa, diversi movimenti, riunioni e dichiarazioni sul tema dei trapianti di organi. Non è la prima volta che queste cose succedono, però davvero una novità è il coinvolgimento al massimo livello delle Istituzioni Europee e dei Paesi partecipanti. Le dichiarazioni di Francoforte, di Venezia, di Praga sono coincidenti nella necessità di potenziare la donazione altruista. Queste iniziative ufficiali sono naturalmente benvenute. Non possiamo affermare che le cose vanno bene in Europa per quanto riguarda alla donazione degli organi. Il consiglio d'Europa ha pubblicato recentemente i dati di donazione e trapianti nei diversi paesi e soprattutto una valutazione dell'evoluzione dal 1989. Un totale di 7768 donatori effettivi d'organi sono registrati in Europa durante il 2002. Questa cifra significa un tasso di 15,4 donatori pmp, sotto la media italiana di 18,1, con differenze enormi che vanno dagli 33,7 spagnoli fino a una decina di paesi, quasi tutti dell'est che sono sotto 10 donatori pmp. Paesi così importanti come l'Inghilterra, la Germania o gli scandinavi hanno soltanto 12-13 donatori pmp circa, un tasso davvero insufficiente per soddisfare le necessità di trapianti di centinaia di migliaia d'Europei. Ma ancora peggio è l'evoluzione di queste cifre durante gli ultimi 15 anni nei paesi dove questa comparazione è possibile (gli occidentali ed alcuni dall'Est). Un'analisi superficiale ci mostra un incremento complessivo di 1418 donatori dal 1989 fino al 2002, un 30% circa, oppure un 2% annuale, che non è poco . Tuttavia, questa è una visione statistica assolutamente parziale. Se analizzassimo la differenza di due paesi, la Spagna e Italia durante questo periodo, potremmo vedere una crescita del 117%, mentre che tutti gli altri insieme hanno avuto una caduta del 17% (Figura 1). Quasi tutto il centro e il nord d'Europa sono in situazione di disastro progressivo e soltanto i paesi latini hanno adottato misure organizzative che hanno permesso una crescita importante durante gli anni novanta (Spagna, Italia e Portogallo) o almeno una stabilizzazione (Francia). Non si può pensare seriamente che in un mondo ogni giorno più globale, in tutto il nord la solidarietà sia in caduta e nel sud in crescita. Sono fattori organizzativi: professionalizzare la donazione attraverso i coordinatori, coinvolgere la società attraverso i movimenti associativi e di far partecipare attivamente alle amministrazioni sanitarie in un problema molto sensibile per la popolazione per evitare situazioni drammatiche. Fin ora, l'unico organismo europeo con una partecipazione attiva nel trapianto è il Consiglio d'Europa. L'Unione Europea ha cominciato a intervenire nel problema elaborando una direttiva sui tessuti e le cellule che 3 anni dopo l'inizio è ancora in discussione. Se queste iniziative fra diversi paesi servono per migliorare la situazione, tutti dobbiamo congratularci per la buona nuova. Se invece il tempo ci mostra che sono solo parole e qualche foto nelle stampe, avremo perduto un'occasione d'oro per salvare vite. Rafael Matesanz (Presidente Comitato di Trapianti del Consiglio d’Europa.
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