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In aumento i no alle opposizioni - Nanni Costa:"Fondamentale la formazione".

Numero 4, dicembre 2003
Aumentano le opposizioni. Ma perché? Il Centro Nazionale Trapianti (Cnt) ha provato a cercare le ragioni nelle risposte a due questionari inviati ai Centri Regionali di Riferimento di tutt'Italia. Il primo è stato diretto ai Coordinatori locali ed è stato finalizzato a capire come, in generale, si imposta la relazione con i familiari dei pazienti nei singoli reparti di terapia intensiva. Le domande contenute nel questionario (17 generiche e 4 relative alle motivazioni del rifiuto) non si riferiscono a dei casi particolari. Ciò che si è chiesto è di riferire quale prassi viene adottata, nella maggior parte dei casi, in ogni singolo reparto. Il fatto che avesse carattere generale, poi, ha consentito ai vari Coordinatori locali (nel 59% dei casi essi stessi medici della rianimazione) di compilarlo sulla base dell'esperienza già accumulata. In occasione della riunione della Consulta Nazionale Trapianti del 5 dicembre scorso sono stati resi noti i primi dati dai quali è emerso, ad esempio, che non tutte le rianimazioni sono adeguatamente attrezzate per parlare con i familiari. Nella maggior parte dei casi sono, infatti, i rianimatori di turno (nel 47,8%) a parlare con i parenti dei pazienti ricoverati per dare loro notizie cliniche; nel 21,7% dei casi ciò viene fatto dal responsabile della rianimazione e nel 15,3% da entrambi. Mentre nel 76,3% non è presente ai colloqui una figura altrettanto importante come quella dell'infermiere, l'unico ad essere costantemente a contatto con il paziente e i suoi familiari. Qualora, poi, le condizioni cliniche peggiorino solo nell'8,2% dei casi il medico segnala la situazione ai familiari accennando già al tema della donazione. Alla domanda su chi dà comunicazione della morte, i questionari indicano che nel 43,9% delle rianimazioni è il medico di turno e solo nel 12,7 % dei casi il responsabile della rianimazione, nel 10% il Coordinatore locale e nel 9% queste due figure assieme. Complessivamente nell'83,1% dei casi, comunque, ciò viene fatto all'inizio dell'iter dell'accertamento di morte del congiunto. L'annuncio della morte nel 70,9% dei casi non coincide con la richiesta di donazione, che avviene in un secondo momento e di cui si occupano principalmente il Coordinatore locale (41,3%), il medico di turno (14,3%), o entrambi (9,5%). Nel 97,4% dei casi la segnalazione di morte viene data con un colloquio orale (nell'1,1% dei casi telefonicamente) e, purtroppo, ben il 21,7% delle volte la risposta negativa è accettata passivamente. Ciò nonostante il 98,4% delle rianimazioni si dice attenta nel dare ai parenti il tempo per esprimere le forti emozioni delle prime fasi del lutto,prima di parlare loro della donazione. Gli ultimi dati rilevati dai questionari del Cnt riguardano chi sostiene i parenti in questa fase tanto delicata. E se nel 51,8% dei casi è comunque presente il Coordinatore locale, nel 48,2% se ne occupano altre figure professionali sanitarie non necessariamente sempre preparate. Un secondo questionario, la "scheda di monitoraggio dei colloqui con le famiglie", i cui dati sono più attendibili e specifici perché relativi ad ogni singolo colloquio che i medici hanno con le famiglie,permetterà di capirne le dinamiche. Particolare attenzione è riservata alla distinzione tra il momento della comunicazione e quello della proposta di donazione. Lo studio, iniziato il 1° dicembre, si concluderà il 29 febbraio. Da quella data verranno elaborati i dati statistici che saranno resi noti verso la metà di aprile in occasione della prossima riunione della Consulta nazionale trapianti. Intervista al Direttore del Centro Nazionale Trapianti. Nonostante il numero dei trapianti in Italia sia notevolmente aumentato rispetto ad alcuni anni fa, tanto da collocare la nostra nazione al secondo posto in Europa tra le grandi nazioni europee, allo stesso livello della Francia, con circa 18 donatori per milione di abitanti, in alcune regioni, come ad esempio il Lazio dove si è registrato negli ultimi tempi un aumento delle opposizioni del 10%, il numero delle donazioni è in calo. "La maggioranza delle persone - spiega il dottor Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti - nel momento più difficile risponde affermativamente alla richiesta di donazione. Le cause delle differenze da regione a regione sono da ricercare nel lavoro dei coordinatori locali dei vari ospedali e nell'immagine che la collettività ha della sanità. Le opposizioni infatti non sono omogenee per area geografica ma bensì legate a fattori locali differenti da ospedale a ospedale e tra le varie rianimazioni. Il colloquio tra familiari e operatori della rianimazione è un forte momento di solidarietà ed è fondamentale che sia vissuto da tutti come tale". Purtroppo però sembra che non sempre sia così. "Per verificare le ragioni di un approccio molto diverso con i familiari tra le rianimazioni dei vari ospedali - continua il dottor Nanni Costa - si pensi, ad esempio, all'Abruzzo dove riceviamo un opposizione nel 60% dei possibili donatori mentre nelle Marche questo avviene solo nel 30 % dei casi, abbiamo inviato ai coordinatori regionali un questionario che ci ha permesso anche di avere certezze sul rispetto delle procedure riguardanti il trapianto e delle leggi sull'accertamento di morte. Dalle risposte ricevute siamo arrivati così a capire che alla base di tali differenze vi è principalmente la difficoltà del personale delle rianimazioni (coordinatori locali, medici e infermieri) a rapportarsi con essi. Forte, però, è anche la sfiducia del paziente nell'organizzazione sanitaria, i dubbi e la paura legati alla certezza che il potenziale donatore sia realmente morto o all'integrità del corpo anche dopo la morte. Ci sono state persone, poi, che si sono dette contrarie alla donazione senza nessuna motivazione particolare". Una volta individuati i settori su cui sarebbe bene intervenire cosa pensate di fare? "Fondamentale - aggiunge Alessandro Nanni Costa - è la formazione.In primo luogo per i rianimatori che vanno peraltro sostenuti così come le famiglie dei donatori. Il che sottintende la necessità di una specifica preparazione da parte di tutti. È importante, infatti, che la relazione con la famiglia del donatore sia effettuata nella maniera adeguata. Non è assolutamente sufficiente, e può essere considerato addirittura deleterio, limitarsi a sottoporre loro, in maniera fredda e distaccata, un modulo da compilare che consenta il prelievo degli organi. L'aumento delle opposizioni non dipende da problemi burocratici ma di relazione. Chi vuole donare, infatti, lo dice spontaneamente e, fortunatamente, come numerose sono le persone che si oppongono alla donazione molti sono anche i sì. E. Artesi d'Amore.
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