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Un Centro conserva la cute, ecco un documento che spiega come funziona.

Numero 4, dicembre 2003
L'impiego di cute da donatore (omologa) nella terapia dei grandi ustionati risale alla seconda metà del 1800 (Girdner 1888), ma un secolo dopo sono state create le prime "Banche della Pelle". Inizialmente, il trapianto di cute omologa veniva riservato alla copertura temporanea delle ustioni estese. Infatti, anche se soltanto la cute autologa (dello stesso paziente) è in grado di attecchire perfettamente e ricostituire l'integrità della superficie cutanea, tuttavia la cute da donatore può sostituire efficacemente l'innesto autologo, ove questo non sia possibile, in quanto impedisce la perdita di liquidi e proteine dal letto della ferita, svolge funzione di barriera nei confronti di agenti fisici/microbici, consente di ridurre o eliminare la componente dolorifica. Inoltre, la cute da donatore può, mantenendo un certo indice di vitalità cellulare, essere in grado di attecchire parzialmente, rigenerando più rapidamente ed efficacemente il tessuto leso. Di pari passo con il diffondersi dell'uso di cute da donatore si è assistito alla nascita, anche in Italia, delle Banche dei Tessuti. Il Centro di Conservazione della Cute, istituito nell'anno 2000 presso l'Azienda Ospedaliera Senese, nell'ambito della Banca dei Tessuti e Cellule della Regione Toscana (BRTC), ha il compito di processare e conservare cute prelevata sia da donatori viventi che da cadaveri, da impiegare per il trattamento di ustioni gravi e di altre perdite di sostanza cutanea, con lo scopo di migliorare la sopravvivenza e/o la qualità della vita dei pazienti. I laboratori del centro sono costituiti da locali a contaminazione controllata, in accordo a standard Good Manifacturing Practice (GMP). Dal giugno 2003 la struttura è in possesso della certificazione di qualità ISO 9001:2000. Il prelievo di cute da donatore viene effettuato da un team di medici specialisti, reperibile 24h/24 e operativo in tutta la Regione Toscana, che interviene su segnalazione del nucleo operativo di Coordinamento Regionale o per convocazione del coordinatore locale. Tutte le operazioni si svolgono in sala operatoria, in maniera sterile, dopo accurata detersione e disinfezione della cute, in modo tale da ridurre il grado di contaminazione microbica. Il prelievo, molto sottile (spessore inferiore ad 1 mm), viene effettuato mediante dermatomo elettrico, dalla regione posteriore del tronco ed eventualmente degli arti inferiori. A questo punto le lamine vengono poste in apposito terreno di trasporto, in recipiente sterile e refrigerato, ed avviate al centro di conservazione, ove iniziano le procedure di registrazione dei dati e quindi di preservazione, all'interno delle aree controllate. Le tecniche di preservazione sono fondamentalmente di due tipi: la conservazione in soluzioni ad elevata concentrazione di glicerolo, con stoccaggio a temperature di +4/+8°C e la crioconservazione propriamente detta, con mantenimento dei campioni per alcune ore in soluzioni criopreservanti, e stoccaggio, a secco, a -80°C. La differenza principale tra le due metodiche consiste nel fatto che, mentre nel primo caso il tessuto non è vitale, ma mantiene intatte le caratteristiche strutturali e meccaniche, costituendo una medicazione biologica ideale, nel secondo caso la vitalità cellulare viene mantenuta ed il tessuto ha la possibilità di essere integrato nel letto della ferita. Il tessuto può essere trapiantato su paziente, soltanto se riconosciuto idoneo dopo il termine del periodo di quarantena, necessario allo svolgimento di tutti gli esami microbiologici, sierologici e dei controlli di sterilità, su richiesta di un centro di trapianto. La sicurezza di impiego della cute da donatore è garantita da procedure e standard qualitativi già in uso per il trapianto di organi, in conformità con le indicazioni della EATB (European Association of Tissue Banking) ed in accordo con le leggi vigenti (legge n° 91 del 1/4/99). Il Centro di Conservazione della Cute mette a disposizione dei Centri di trapianto cute e derma da donatore per la cura di estese perdite di sostanza cutanea, nelle quali le normali terapie non sempre danno risultati soddisfacenti. Di particolare rilievo sono le possibilità di impiego in situazioni limite quali le ustioni gravi ed estese, la sindrome di Lyell (grave patologia epidermolitica, indotta da farmaci), le epidermolisi bollose congenite, per le quali la cute da donatore rappresenta un presidio salva-vita. Inoltre, la cute e bio-derivati trovano un ampio utilizzo nella cura di tutte quelle perdite di sostanza cutanea quali le ulcere flebopatiche croniche, diabetiche o conseguenti a malattie autoimmuni o infettive, traumi, decubiti, ricostruzioni di ferite chirurgiche, nelle quali le normali terapie non sempre danno risultati accettabili. Recentemente, infine, buoni risultati sono stati ottenuti nella copertura temporanea e ricostruzione di ferite post-traumantiche (conseguenti a incidenti stradali o sul luogo di lavoro), con esposizione di tendini o strutture ossee. Rappresenta una interessante prospettiva l'impiego di cute da donatore integrata a cellule coltivate autologhe, omologhe o - eventualmente - da cellule staminali. L'ingegneria tissutale costituisce, infatti, un importante ed innovativo settore di sviluppo, che punta alla soluzione di complessi problemi mediante la messa a punto di sofisticati materiali sintetici o bio-sintetici dotati di caratteristiche ideali di sicurezza microbiologica e di compatibilità, e che richiede un approccio multidisciplinare con la collaborazione di clinici, biologi, bioingegneri ed industrie. E. Pianigiani, F. Ierardi, F. Cherubini Di Simplicio, M. Fimiani, L. Andreassi (Centro di conservazione della cute Banca dei Tessuti e Cellule della Regione Toscana).
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