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Legge 91/1999: un bilancio positivo ma non basta.

Numero 4, dicembre 2009
L’Italia, le donazioni e i trapianti. Da fanalino di coda a maglia rosa. Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha fatto passi da gigante, con un costante aumento delle donazioni e dei trapianti (circa il 60 per cento), una qualità dei risultati superiore alla media europea e un trend delle opposizioni che si è assestato intorno al 30 per cento. Risultati raggiunti grazie alla legge n. 91 del 1 aprile del 1999, relativa alle disposizioni in materia di prelievi e trapianti di organi e tessuti, che ha previsto l’istituzione del Centro Nazionale Trapianti, una delle novità più rilevanti per quanto riguarda la riorganizzazione del sistema trapianti in Italia. Un lavoro e un impegno quotidiano che ha portato il sistema già presente a grandi modifiche strutturali, organizzative e gestionali. Oggi infatti si parla di una rete nazionale di trapianti: uno strumento condiviso tra le Regioni, ma che coinvolge anche A.I.D.O., impegnata da oltre trentasette anni in campagne di informazione e sensibilizzazione e nella raccolta di dichiarazioni di volontà positive alla donazione. “Questa Italia della donazione e del trapianto sia parte significativa di una realtà più grande: quella dell’Italia della solidarietà, che si esprime in tutte le sue forme e nelle circostanze più diverse e che rappresenta un motivo di fierezza e di fiducia per il nostro Paese”. E’ il commento del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. C’è bisogno però di consolidare i risultati conseguiti, armonizzare le differenze, adeguare costantemente il progresso tecnico all’evoluzione delle conoscenze scientifiche ed organizzative e soprattutto ridurre drasticamente le liste di attesa. I dati parlano chiaro: sono infatti più di 9.500 gli italiani in lista di attesa per ricevere un rene, un cuore, un fegato, i polmoni, l’intestino. Nel 2009 i trapianti effettuati saranno poco più di 3.000: una persona su tre. Bisogna pertanto proseguire l’attività di promozione e informazione che deve diventare permanente, aprendo anche a nuove esperienze molto attuali come la sensibilizzazione verso i cittadini extracomunitari che vivono nel nostro Paese e ne sono già parte attiva. Bisogna rendere operativi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale gli strumenti sanciti dalla legge 91/99. La non uniformità continua a produrre disuguaglianze nel soddisfacimento del fabbisogno di salute dei cittadini attraverso una disomogeneità dei tassi di donazione fra le regioni italiane (si va da 5 a 39 donatori per milione di popolazione). Bisogna sviluppare una formazione istituzionale che permetta ai giovani di ricevere le prime nozioni generali nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e che poi permetta di sviluppare corsi di Specializzazione e Master in contesti universitari qualificati. La domanda è: come trasferire le competenze trapiantologiche ai giovani, ma anche quali interventi mirati è possibile attuare per generare attrazione nei confronti dei giovani? L’attività trapiantologica ha oramai una sua specifica dignità specialistica e quindi sarebbe opportuno stimolare la creazione di Unità Operative complesse dedicate a questa attività. Purtroppo i giovani sono oggi disincentivati dall’impegnarsi in questa specialità scarsamente remunerativa sia in termini di progressione di carriera che di risultato economico rispetto a tutte le altre specialità chirurgiche. Bisogna attribuire risorse per la ricerca applicata all’assistenza. Oggi è forte l’esigenza di adeguare le cure ai progressi scientifici in un settore ad elevata complessità quale quello dei trapianti. In questo settore, ancor più che in altri, è nodale lo sviluppo di una cultura orientata alla qualità ed alla sicurezza del paziente attraverso un’attenta gestione del rischio clinico attraverso programmi di accreditamento dei percorsi e dei processi. Infine bisogna che le Aziende sanitarie riconoscano le funzioni che la legge assegna ai Coordinatori della donazione. Troppo spesso in questi anni il Coordinatore è stato considerato ”un volontario” che svolge oltre al suo lavoro, anche questa attività.
Vincenzo Passarelli.
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