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Nanni Costa: "Potevamo fare di più, ma è solo l'inizio". Il Direttore del C.N.T. commenta i dati del 2000.

Numero 1, marzo 2001
Della serie...se ci sei, batti un colpo. Quando un anno fa nasceva il Centro Nazionale per i Trapianti, la parola d'ordine sembrava essere - almeno così nelle intenzioni e nel ruolo assegnato - informare, informare tutti e presto. Anche con l'aiuto delle associazioni. Ma è stato davvero così? Alzi la mano chi ritiene di aver visto dissipati dubbi ed incertezze con l'arrivo - a casa, insieme al certificato elettorale - del tesserino blu: 50 milioni di tesserini per una spesa di 2 miliardi di lire. O chi ha avuto modo di soffermarsi sul pieghevole del Ministero della Sanità, "Chi dona gli organi ama la vita". E sì, perché questi sono stati gli unici reali baluardi - almeno fino ad oggi - della promessa campagna informativa. Insomma, tutto il diritto ad aspettarsi un tantino di più.

Lo confessa a “L'Arcobaleno”, anche il dott. Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro Nazionale Trapianti, il quale però analizza: "E' anche vero che la campagna ha incontrato difficoltà di tipo strutturale, e mi riferisco ad un ricorso al T.A.R. da parte della ditta pubblicitaria arrivata seconda alla gara". E poi, a fare il resto, ci si sono messe anche le difficoltà di organizzazione cioè "la gestione attraverso l'amministrazione dello Stato, che non è certo struttura flessibile". I pieghevoli, per farla breve, sono partiti con quattro mesi di ritardo ma presto - ci assicurano - saranno realizzate altre iniziative. Sperando di riuscire a coagulare le forze. Nanni Costa lamenta una certa dispersione, quella che chiamerebbe quasi una "contro-campagna" nel senso che "molti soggetti hanno preferito autonomia di scelte e critiche" anziché collaborare. Forse perché di diverse vedute. Chi sono? "Alcune associazioni ma anche esponenti del mondo dei trapianti". Comunque, a dispetto delle incomprensioni, i trapianti non sembrano averne sofferto. Il direttore del Centro lo sostiene con fierezza. Dunque, nel marzo del 2000 l'istituzione del Centro Nazionale Trapianti.

Il primo compleanno è alle porte: qual è il suo bilancio?
"Abbiamo trovato un sistema che aveva numerosi elementi di qualità ma che dovevano essere messi in rete. C'era insomma da apportare modifiche ad una macchina già in corsa. Ed è quello che abbiamo cominciato a fare".

Cosa vuol dire in termini pratici?
"Mettere in rete i diversi Centri trapianti significa fare avere comportamenti omogenei, tentare di dare regole uguali per tutto il sistema, ma non in termini dirigistici quanto in base a scelte comuni. Abbiamo realizzato delle linee guida per il trapianto di rene da cadavere e da vivente, approvate da tutta la Consulta nazionale, che rappresentano il raggiungimento di un comune livello di qualità. Da questo momento ogni Centro trapianti si presenta al paziente con una sua carta d'identità in base alla quale chi deve entrare in lista d'attesa può scegliere, per un massimo di due iscrizioni, a chi rivolgersi".

Gli ultimi dati parlano di un aumento dei trapianti del 4,3 per cento rispetto al 1999. E' una percentuale significativa o no?
"I donatori aumentano: questo è il trend positivo che continua dal 1992. Allora eravamo neanche alla metà del dato medio europeo che oggi, con 15,2 donatori per milione di abitanti, abbiamo raggiunto. Una cosa è certa: i media tendono a dare un'immagine peggiore dell'attività di trapianto nel nostro paese, rispetto a come realmente stanno le cose. Il livello è positivo: l'Italia è al terzo posto in Europa per numero di trapianti, dopo Spagna e Francia, è vero, ma prima di Regno Unito e Germania".

Ma i dati del vostro Centro rilevano anche un 30 per cento di rifiuti alla donazione. Questa non è una sconfitta per chi deve informare?
"Il numero non è così negativo come sembra. La scarsa informazione è un dato generale. C'è da considerare anche che, infondo, la morte fa paura a tutti, l'angoscia per la perdita di un congiunto viene spesso scaricata sulle strutture sanitarie e poi, non tutti nutrono sentimenti di solidarietà. Anche la Spagna, in cima alle classifiche per numero di donatori - 33,9 per milione di abitanti - vede opposizioni al prelievo degli organi per il 23 per cento dei casi. Siamo lì".

Questo è il presente. Ma quale futuro ci aspetta?
"La qualità di vita è sempre migliore, andiamo verso trapianti che durano più a lungo. Si utilizzano anche organi non giovanissimi: proprio di recente è stato prelevato il fegato ad un soggetto che aveva passato i novant'anni. Le tecniche di separazione del fegato (split) hanno consentito di azzerare le liste d'attesa pediatriche. E questo è un grande risultato".

Il dottor Nanni Costa illustra - coprendo i nomi - la banca dati che contiene circa 2500 manifestazioni di volontà nel computer del suo ufficio. Sono i cittadini che, recandosi alle A.S.L., hanno esercitato il diritto di esprimersi, previsto dalle norme transitorie in attesa dell'applicazione del silenzio-assenso. Ma sarà servito? Oppure all'entrata in vigore della nuova legge si ricomincerà a contare? "Chiedetelo al legislatore...", ribatte Nanni Costa e torna alle sue stanze, un anonimo scantinato dell'Istituto Superiore di Sanità, due piani sotto terra. A proposito: perché confinati quaggiù? "Questa è l'unica domanda a cui non rispondo...."
(Loretta Cavaricci)
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