« indietro

Tre coordinatori si raccontano.

Numero 1, marzo 2001
La legge 91/99 ha previsto l'istituzione della figura del Coordinatore della donazione. In alcune regioni italiane tale figura esiste già da qualche anno, in altre si sta attivando. I compiti del Coordinatore spaziano dall'individuazione dei potenziali donatori all'interno dell'ospedale, all'organizzazione pratica e amministrativa di tutti gli aspetti relativi all'accertamento della morte encefalica, all'attivazione della rete per reperire un ricevente, all'organizzazione degli aspetti logistici per potere eseguire il prelievo di organi e tessuti. Inoltre ha il compito difficilissimo, che richiede una specifica preparazione e doti umane, di chiedere il consenso alla donazione dopo aver attuato nei confronti dei familiari del potenziale donatore una relazione d'aiuto. In breve il Coordinatore si fa carico di tutti quegli aspetti che finora non erano chiaramente attribuiti a nessuna figura, ma erano frutto della volontà e motivazione dei singoli.


DA VERONA

La donazione di organi e tessuti a scopo di trapianto è sicuramente un indice importante della qualità di un sistema sanitario e della fiducia che i cittadini ripongono in esso. Il Coordinatore locale sta diventando, anche nel nostro Paese, la figura chiave di tale processo. La recente legge italiana e le raccomandazioni del Consiglio d'Europa danno al Coordinatore un ruolo centrale in un modello organizzativo che ha dato risultati eccellenti in Spagna. Benché sia prevista una figura medica, in realtà viene progressivamente affermandosi l'idea che anche personale di estrazione infermieristica, in analogia con numerosi Paesi europei, possa svolgere tale ruolo con adeguata preparazione, buona efficacia e forse maggiore efficienza e motivazione. In particolare nei grandi Ospedali, dove si associano un elevato numero di prelievi di organi a un notevole potenziale di donatori a cuore fermo di tessuti, la funzione di coordinamento comporta un pesante carico di lavoro e la pronta disponibilità 24 ore su 24. Per questo è stato concepito in Veneto un modello di "Ufficio di coordinamento" composto da medici ed infermieri che assicurino la continuità del servizio ma anche una adeguata articolazione di compiti e competenze clinico-organizzative, oltre alla possibilità di realizzare un processo capillare di formazione continua all'interno dell'Ospedale. Il Coordinatore deve intraprendere un adeguato iter formativo, qualunque sia il suo background culturale e professionale ed avere padronanza di tutte le problematiche insite nel processo di donazione. E' importante sottolineare che il coordinamento ha una duplice valenza organizzativa e clinica ma deve anche assicurare un punto di riferimento culturale nell'Ospedale come "opinion leader" in tutti gli aspetti della donazione di organi e tessuti, e quindi essere punto di riferimento anche all'esterno per una corretta informazione ai cittadini. Ho perplessità che debba essere concepito come una nuova professione, in particolare per i medici, ma ritengo debba essere invece una funzione di servizio e di supporto in tutte le fasi del processo che può portare alla donazione e al prelievo. Questa funzione deve però essere svolta in modo altamente professionale, anche per la notevole valenza etica e sociale, ma soprattutto perchè tutti i punti qualificanti del processo richiedono conoscenze e doti umane peculiari. A garanzia che i medici e gli infermieri che in Europa ricoprono il ruolo di coordinamento assicurino una qualità massima del servizio è necessario poter disporre di una certificazione europea del "Tranplant Coordinator". Ciò potrebbe anche facilitare la cooperazione tra Paesi con organizzazioni e normative diverse e la certificazione di qualità nell'interscambio di organi e tessuti. L' organizzazione europea dei coordinatori (E.T.C.O.) ha per questo sviluppato un sistema di certificazione europea che avrà nel 2001 la sua prima realizzazione ( www.etco.org). Partendo da questa esperienza, è auspicabile che il Centro Nazionale Trapianti appronti un sistema analogo di certificazione, aderente alla realtà italiana e basato su un qualificato iter formativo, che trovi il suo momento iniziale in un registro nazionale dei coordinatori e nell'emanazione di linee-guida nazionali clinico-organizzative che garantiscano una qualità omogenea delle procedure. Una generazioni di "pionieri" entusiasti (rianimatori, nefrologi, immunologi, medici-legali, capo-sala, infermieri ecc). ha reso possibile dagli anni '70, tra mille difficoltà, la donazione di organi nel nostro Paese e quindi lo sviluppo di un progetto di trapianti con ottimi risultati clinici. Oggi è però indispensabile e prioritario che l'esperienza acquisita nel sistema "donazione e prelievo di organi e tessuti" sia trasmessa, amplificata e sviluppata in modo più organizzato, continuativo e professionale in tutti gli Ospedali italiani. La funzione di coordinamento deve quindi essere svolta da medici ed infermieri che possano ottenere i migliori risultati ma anche un adeguato riconoscimento, nella consapevolezza di un ruolo di elevato valore terapeutico e sociale.

dott. Francesco Procaccio
Coordinamento al prelievo di organi e tessuti
Ospedale Maggiore


DA VIAREGGIO

Molte persone si chiedono, "cosa mai faranno questi Coordinatori?"
Molte cose e tra queste la più impegnativa, difficile e gratificante è quella che viene chiamata "intervista di donazione" durante la quale il Coordinatore realizza la relazione di aiuto. Ricorderò sempre la prima volta che sentii parlare di relazione di aiuto, era l'autunno del 1997 ed erano invitate a parlare due colleghe spagnole. La dott.sa Ripol ci parlò del lutto, del dolore che sempre lo accompagna, di come questo dolore può evolvere e dell'esigenza centrale, costante, universale che ha di essere condiviso e compreso, dell'importanza di dare aiuto alle famiglie che soffrono un lutto. L'infermiera Puri Gomez ci parlò della relazione d'aiuto, dell'importanza di imparare ad aiutare chi soffre, di come dare aiuto alle famiglie ed in parte a noi stessi per non farci travolgere dall'altrui disperazione, dell'importanza di esserci indipendentemente dall'ottenere o meno la donazione. All'Università nessuno aveva mai parlato delle sconfitte della Medicina, di come affrontarle, era un argomento nuovo e tutti ci siamo sentiti coinvolti nel profondo del nostro personale universo. Ricorderò però anche una certa incredulità nel sentir dire che una persona che ha perso un figlio, il coniuge, un genitore, possa avere bisogno di avere vicino qualcuno che tutto sommato è un estraneo, nel sentir dire che tutto il nostro impegno deve essere rivolto alla famiglia che sta soffrendo e che dobbiamo riservare la stessa attenzione, lo stesso appoggio, sia alle persone che accettano di donare gli organi del loro caro come a coloro che rifiutano questa possibilità; ci sembrava impossibile di riuscire a fare anche noi che iniziavamo allora quello che ci insegnava gente che aveva una esperienza di anni alle spalle. E poi siamo partiti, con grande titubanza abbiamo cominciato ad andare in obitorio; che sensazione! Ci siamo fermati a parlare con le famiglie alle quali era deceduto un familiare magari anziano ma pur sempre amato, in modo semplice e pieno di rispetto abbiamo chiesto le prime donazioni e cercato di dare aiuto come potevamo. Ed è stata una sorpresa sentire che "era vero", era tutto vero; che anche persone che avevano perso un figlio, il bene più grande, così come ci era stato insegnato, non ci maltrattavano, non rifiutavano il nostro aiuto, ma anzi provavano sollievo a parlare con un sanitario che potesse spiegare con calma cosa era successo, che cosa si poteva ancora fare, che li rassicurasse che non era colpa loro se era deceduta una persona, che le malattie, gli incidenti terribili accadono e con loro a volte arriva la morte e nessuno può cambiare questo fatto. Ed è stato bello sentirsi dire "grazie dottoressa di essere stata lì con me, di aver capito questo momento, di averlo condiviso con me". Certo ottenere le donazioni è importante, è molto importante, e finché ci saranno pazienti in lista di attesa sarà un dovere per ogni sanitario porre l'attenzione a questo aspetto della sanità, ma per i Coordinatori toscani altrettanto importante è questo "grazie", la consapevolezza che delle famiglie ci ricorderanno come qualcuno che ha cercato, con professionalità ma anche con tanta umanità, di portare loro un po' di luce nel momento del buio più profondo.

dott.sa Flaviana Landi
Coordinatore locale della donazione
Ospedale Tabarracci


DA TARANTO

Nel febbraio del 1995, dopo un breve periodo di formazione presso il Centro Regionale Pugliese di Riferimento trapianti organi dell'Università di Bari, si è costituito un gruppo di lavoro con l'individuazione all'interno di esso di un Coordinatore Locale. Nel 1998 è stata formalizzata con atto deliberativo aziendale la costituzione di un coordinamento locale nel quale sono stati affiancati accanto alla figura del coordinatore, che è un medico di Direzione Sanitaria, anche quella di altre professionalità rappresentate da un medico di rianimazione, un medico nefrologo, uno psicologo, un assistente sociale, un sacerdote supportati da un amministrativo. Tale coordinamento, nominato dalla Direzione Generale, opera in staff alla Direzione Sanitaria e svolge la sua attività lungo due azioni, una diretta all'interno dell'Azienda Ospedaliera e l'altra all'esterno sul territorio di pertinenza della ASL TA/1. L'attività svolta all'interno dell'ospedale ha privilegiato le azioni rivolte ad un miglioramento dell'attività di prelievo di organi e tessuti quali. L'attività sul territorio ha visto impegnati il Coordinatore con le associazioni di volontariato (A.I.D.O., A.N.E.D., A.T.O., A.I.T.O.), i Presidii ospedalieri del territorio, enti ed istituzioni pubbliche e private, gli Ordini professionali, i Medici di medicina generale, le Comunità religiose, le caserme, le Associazioni di service (Rotary, Lions...), attraverso un costante intervento di informazione tramite la stampa e le televisioni locali, mediante la realizzazione anche di spot pubblicitari. Delle attività sopra descritte ci sembra importante indicarne due: la prima è un modello organizzativo per un corso di aggiornamento rivolto sia ai docenti che agli studenti delle scuole medie superiori e realizzato in collaborazione con la Sovrintendenza Scolastica della provincia di Taranto; la seconda è una indagine conoscitiva sul grado di conoscenza degli operatori sanitari degli ospedali della provincia di Taranto sul tema della donazione degli organi e dei trapianti. L'analisi dei dati preliminari fornisce preziose informazioni sull'andamento del fenomeno della donazione degli organi utili per la nostra attività lavorativa futura. La formazione di fasce della popolazione importanti quali gli studenti, i docenti, ma anche gli operatori sanitari stessi, i medici di medicina generale, i medici ospedalieri, appare metodologia di lavoro improcrastinabile. La strada intrapresa con la istituzione della figura del Coordinatore Locale, appare quindi essere quella giusta. Il ruolo a lui affidato è incredibilmente entusiasmante: da una parte forte di una valenza professionale medico - scientifica, dall'altra un impegno nel sociale.

dott. Michele Lonoce
Coordinatore locale della donazione
Ospedale SS. Annunziata
torna su