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Sentire con l'Europa

Numero 1, giugno 1998
Tra pochi anni sarà un secolo dacché si è realizzato il primo trapianto di organi e trenta sono già passati dal clamoroso intervento di Barnard. Le tecniche chirurgiche più avventuristiche sono ormai procedure di routine, la linea statistica di sopravvivenza si impenna. Eppure su questo fronte l'Italia è rimasta fuori dall'Europa.
Come al solito, quanto all'apparire e allo sprecare parole non siamo secondi a nessuno, né manchiamo di fuochi d'artificio o di lacrime di coccodrillo davanti ai successi degli altri o alla generosità di stranieri come i signori Green.
Ma poi, "passata la festa, gabbato lo santo": sul fronte dell'essere, degli atti concreti, la donazione di organi rimane inchiodata a cifre ridicole.
C'è di più. Fra gli italiani è raro percepire un'autentica partecipazione ideale al problema della donazione di organi.
E' facile invece raccogliere pregiudizi, pretesti, false giustificazioni; o soluzioni di furbizia, come quella di ricorrere all'estero, meglio se a spese delle casse sanitarie regionali.
Naturalmente non è in discussione la tutela dei donatori, che va perseguita senza superficialità od opportunismi sanitari. Ma in parallelo deve maturare anche nel nostro Paese una nuova cultura della donazione, la generosità consapevole che gli organi dei defunti possono ridare vita a molti malati altrimenti condannati alla morte in tempi ravvicinati.
Le leggi recenti e quelle in itinere, così come più ampi stanziamenti, potranno aiutare lo svolgimento delle operazioni di trapianto.
Ma il nodo vero lo potranno sciogliere ancora una volta le singole persone: medici meglio preparati e disponibili, cittadini più consapevoli e generosi.
Ecco perché questo giornale nasce con l'ambizione dichiarata di promuovere in Italia una migliore e più ampia cultura della donazione.
Tra i sanitari, i legislatori e gli amministratori, nelle scuole e nei clubs-services, tra i comunicatori e la gente.
E' deciso che l'Italia adotti la moneta unica comunitaria. Vedremo se conquisterà anche la sensibilità europea sul valore dei trapianti.
(Paolo Scaldaletti)
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