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Lacrime di coccodrillo.

Numero 3, ottobre 1999
Quando i giornali si occupano di trapianti in modo inesatto o scorretto, diffondendo disinformazione e suscitando allarmi, le donazioni si bloccano e poi rallentano. La causa e l’effetto sono ormai dimostrate da serie storiche. E chi vive appeso a quel filo di speranza se lo vede assottigliare ancor di più. Anche per raccontare i fatti della vita normale ai giornalisti occorrono preparazione ed equilibrio, un’idea alta del loro mestiere ed una deontologia cristallina. Il cittadino-lettore ha diritto a cronache complete e precise, vuol essere aiutato a capire e valutare il senso e il peso dei fatti. A maggior ragione queste qualità professionali sono indispensabili quando i servizi riguardano persone sospese tra la vita e la morte. È il caso emblematico delle donazioni e dei trapianti. Ora ci risiamo. Il Giorno, Il Resto del Carlino e La Nazione se ne sono ampiamente occupati negli ultimi mesi nell’intento – dice il direttore Vittorio Feltri – di avviare “un dibattito su una questione di straordinaria importanza”. Bene. Al dibattito, cioè all’arricchimento delle informazioni e al confronto delle opinioni, è indispensabile la pacatezza, oltre alla precisione; certo, senza mettere in atto campagne denigratorie o cercare espedienti per aumentare le vendite. Ciò è compatibile questo con la confusione tra coma profondo e irreversibile, quando fra l’uno e l’altro c’è l’esatta differenza tra la vita e la morte? Con l’affermazione “dietro gli espianti c’è un tale giro di interessi economici e scientifici”, riportata (e avvalorata) senza alcuna prova? Per esempio spiegando che in India si può legalmente acquistare un rene e farselo trapiantare; non così in Italia: per legge, ed anche perché non c’è ospedale che possa effettuare un qualsiasi trapianto senza che si sappia la provenienza dell’organo. È deontologicamente corretto affermare che “il giovane era pronto per l’espianto” quando nessuna commissione medica – l’unica competente a certificarlo – l’aveva esaminato? E lanciarlo sui titoli? Un editoriale, cioè un articolo che esprime formalmente la linea del giornale, intitolato “I trapianti omicidi di Stato” dimostra forse l’intenzione di aprire un dialogo? Si sa che le verità sono poche e perfino mutevoli anche in campo scientifico. Ma da Galileo in poi sappiamo essere verità scientifica quella che si può riproporre nella sua identità e modalità e viene riconosciuta come tale dalla comunità scientifica internazionale. E ciò vale per la definizione e l’accertamento della morte, ed anche per l’eticità del trapianto quale rimedio terapeutico come per la donazione del sangue. O è forse meglio la schiavitù della dialisi tre giorni su sette in attesa della fine? E chi dona un suo rene ad un parente o un amico è da considerare persona generosa o inguaribile masochista?
Una risposta semiclandestina su Internet è la prova che “si possono davvero vendere e comprare pezzi di corpo umano”? Si faccia la controprova: si compri il rene e si cerchi una equipe chirurgica capace e pronta ad impiantarlo su un ricevente. Altrimenti rimane un macabro gioco elettronico, una forzatura giornalistica che trasforma in “scandalo”l’editoriale
sul rene e gli altri titoli:“Trapianti, nuovo orrore”; “Trapianti al bando, come l’atomica”;“Pronto per l’espianto, chiede una sigaretta”. O testi dal linguaggio truculento come “rottamare un uomo per ricavarne pezzi di cambio” o falsità del tipo “la nuova legge che obbliga alla donazione”,“becero principio di chi tace acconsente”. Medici frettolosi, senza tatto coi pazienti e i parenti, oscuri nel linguaggio, talora impreparati a gestire situazioni ardue,suggestionati dall’apparire e dal guadagno;errori nelle diagnosi e nelle terapie trasformano tutti i camici bianchi in un’associazione per delinquere? Anche solo lasciarlo supporre è giornalisticamente lecito? E se si mandassero degli inviati collaudati e seri fra i trapiantati quali opinioni raccoglierebbero sui temi sollevati e sulle tesi espresse dai loro giornali? E se capitasse a qualcuno tra quelle firme la drammatica scelta fra trapianto e morte
certa, che cosa farebbero? Si rivolgerebbero ad Internet o agli ospedali e ai donatori?

P.S.:
Il Messaggero del 19 settembre, sotto il titolo “Turchia, caccia ai ladri degli organi di bambini”, scrive da Istanbul a firma Vincenzo Lergalizi, che durante il terremoto, secondo notizie e voci popolari “sciacalli si accanivano ad asportare organi dai corpi martoriati di moribondi impotenti”, un’organizzazione “adocchiava bambini, orfani erranti tra le macerie, per cavare organi destinati al commercio internazionale”. Fatta così, sia pure infarcita di verbi al condizionale ma volutamente drammatizzata, è pura disinformazione e danno certo per i malati in attesa di donatori e di trapianti. In Toscana hanno protestato pubblicamente per come “La Nazione” trattava il tema dei trapianti. A Bologna, Giancarlo Fabj, per l’Associazione Nazionale dei Trapiantati di Fegato, ha proposto che le associazioni di volontariato invitino i loro aderenti “a cessare immediatamente l’acquisto del “Resto del Carlino”, de “La Nazione” e de “Il Giorno” per un periodo di almeno tre mesi”.
Tutto a posto per la Federazione editori?
E l’Ordine dei giornalisti ha nulla da dire e da fare per la credibilità della professione?
(Paolo Scandaletti)
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