« indietro

Marino: «Non mi piace illudere le persone».

Numero 3, ottobre 1999
«La deluderò, ma il mio hobby è il lavoro. Quando si dedica tutta la vita ad una professione così coinvolgente, tutto il resto passa in secondo piano. Anche il mare». Ecco il Prof. Marino, cardiochirurgo al Policlinico Umberto I di Roma, che effettua trapianti di cuore dal 1985: un gentiluomo d’altri tempi, dai modi decisi e rassicuranti, poco incline alla facile polemica, con idee chiare e precise che esprime con sincera convinzione.“Non mi è mai piaciuto illudere le persone, o alimentare le speranze dei pazienti, affermando cose che non è detto che si verifichino. Certo, la trapiantologia ogni giorno fa progressi, i laboratori di ricerca lavorano incessantemente, ma da qui a dire che tra due anni ci sarà il cuore di maiale pronto per il trapianto ce ne corre. E d’altronde, aumentando le conoscenze, aumentano di pari passo le richieste di organi e non credo proprio che si arriverà mai a poter soddisfare tutte le richieste. Dare una scadenza temporale alla ricerca può voler dire speranza, ma anche generare illusione”. Una cosa non mi aspettavo, andando ad incontrare il professore. Che ad un medico stesse così tanto a cuore la cultura della donazione. «Sono contrario alle affermazioni apodittiche, agli strumenti ricattatori, al terrorismo psicologico che viene fatto troppo spesso per incrementare le donazioni. L’informazione corretta è un’informazione dolce, ragionata, persuasiva e basata su dati certi. D’altronde tutti i grandi mutamenti culturali hanno bisogno di tempo per poter essere capiti, assimilati e condivisi. Non si può quindi , a mio avviso, dire che il diniego alla donazione è la morte di un’altra persona. C’è del vero in questa affermazione, ma non è così che incrementeremo le donazioni e che riusciremo a far capire che si sta facendo la cosa giusta. Sicuramente sarà necessario più tempo, ma è solo con lo spirito paziente di fede che si può portare avanti questo discorso, senza stizzosità. Senza poi dimenticare che molti sono gli aspetti che coinvolgono questa sfera. E bisogna averne rispetto. L’informazione corretta può portare a tante cose, prima fra tutte, a far capire che il dono è un dono che spontaneamente e con convinzione viene offerto. Accanto poi al discorso della cultura della donazione ce n’è un altro altrettanto importante. Meno “sensibile”, ma determinante: i sistemi organizzativi ospedalieri che devono diventare finalmente efficienti. Ci devono essere le attrezzature, il personale, le sale rianimazione, il coordinatore dei trapianti. Altrimenti potremo anche incrementare il numero delle donazioni, ma non raggiungeremo mai i risultati. Questa legge è un passo avanti e prevede iniziative e mutamenti importanti soprattutto da un punto di vista organizzativo. Bisogna vedere se e come verrà applicata”. Sorride, il prof. Marino, alla domanda se avesse mai provato disagio nella sua professione. “ Ma sì! Come tutti d’altronde. Per una caposala poco efficiente o per la disorganizzazione. Ma, in un lavoro come questo, se le motivazioni vengono meno,lasci. Perché qui si fa qualcosa per qualcun altro. Il tuo scopo è far bene il tuo lavoro, ma in questo caso il “lavoro” è la vita di un’altra persona e di fronte a questo, mi creda, il disagio va via». E questo, non so perché, me lo conferma anche un bel fermacarte a forma di cuore posto sulla sua scrivania.
(Novella Onori)
torna su