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Povera Boralevi...

Numero 4, dicembre 1999
Può capitare, mentre si gioca col telecomando in una normale serata, di imbattersi in un programma televisivo che per una semplice parola o una immagine ci colpisce e cattura la nostra attenzione. Mi è capitato venerdì 17 novembre: Retequattro, uno studio televisivo, la giornalista Antonella Boralevi che chiedeva con una espressione di ostentata partecipazione ad un signore:“Ma lei non si sente in colpa nel desiderare questo trapianto (polmone) per la sua bambina, poiché un altro bambino dovrà morire, non pensa al padre di quel bambino?”. E il signore imbarazzato:“ No, non ci penso” (Che uomo malvagio, verrebbe da pensare). Il campo si allarga, è inquadrato tutto lo studio. Sono presenti, tra gli altri, la mamma di Marta Russo e, presentata dalla sig.ra Boralevi, la giovane donna che ha ricevuto il cuore di Marta. Non pongo la questione se sia etico avvicinare un partente così prossimo di un donatore e il ricevente l’organo, poiché il seguito pone, a mio giudizio, quesiti più inquietanti. La conduttrice dopo aver scambiato delle parole con la signora Russo circa la decisione di donare gli organi della “sua bambina”, sulle implicazioni emotive sapendo di essere “vicina al cuore, ad una parte di sua figlia” ecc., presenta la signora con il cuore di Marta Russo. Le chiede cosa prova ad avere nel suo petto il cuore di Marta, se nutre dei sensi di colpa. La signora, molto imbarazzata e emozionata dice che lei, già prima del trapianto, aveva deciso di rinunciarvi a favore di chi, forse, ne aveva più urgenza, più bisogno di lei... Dallo schermo rimbalzava il desiderio di quella signora di sprofondare, di dematerializzarsi, si giustificava intimorita come se in qualche modo lei fosse colpevole per il fatto stesso di essere lì, mentre Marta non c’era più. E ancora la Boralevi: “C’è uno scienziato americano il quale ha dichiarato che chi riceve il cuore di un individuo sente e vive delle emozioni che sono riconducibili al donatore”. E alla povera signora: “Lei cosa sente, cosa prova adesso che vive con il cuore di Marta”. La signora diceva che non lo sapeva, che forse qualcosa sentiva, che lei dopo il trapianto ha attraversato un momento molto difficile e delicato e che stava tentando ancora di superarlo. Innanzi a tanto palese imbarazzo e dolore la Boralevi incalzava: “Ma lei è proprio sicura che non vive emozioni, pensieri che prima non le appartenevano, ci pensi bene, com’è cambiata la sua vita?”. Tanta insistenza, televisiva per giunta, attendeva una risposta affermativa che la povera signora ha timidamente offerto alle telecamere. Ora la trasmissione poteva terminare. È vero che il programma si intitolava “Linea d’ombra”, ma quello a cui ho assistito è stato lo zibaldone nel buio più nero di una corretta informazione, di un sano modo di interpretare la donazione e il trapianto d’organo, della delicatezza di sentimenti che albergano nella psiche di persone che hanno vissuto sulla propria pelle tale avventura. Martedì 2 novembre: Piero Angela a Super Quark ha presentato un servizio breve sui trapianti, o meglio, circa il momento in cui si può affermare che un paziente diventa possibile donatore al di fuori dell’umano errore. Poche parole semplici, chiare che non lasciavano spazio ad alcuna “linea d’ombra”.
(Anna Maria Montanaro)
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