« indietro

Revocare l’autorizzazione ai centri non attivi.

Numero 2, luglio 2000
Aumentano i donatori, i trapianti di rene, fegato e polmoni. Migliora, anche se lievemente, l'attività delle regioni centrali e meridionali. I dati completi 1999 sulle attività di prelievo e trapianto di organi, come cittadina e come legislatore, mi confortano. La sfida all'inerzia organizzativa che il Parlamento ha lanciato con la riforma di sistema avviata dalla legge 91/99 è stata raccolta e comincia a dare i primi frutti. Dopo la distribuzione, con le schede referendarie, del tesserino che serve ad esprimere la propria volontà di donare o meno gli organi, il numero verde attivato presso il Centro nazionale trapianti è stato letteralmente tempestato di telefonate e sette italiani su dieci hanno manifestato il proprio assenso alla donazione. Anche la scienza continua a cercare nuove strade, innanzitutto per combattere il problema del rigetto e rompere la dipendenza dagli immunosoppressori. È recentissimo l'annuncio da parte di un gruppo di ricercatori italiani dell'Università La Sapienza di Roma che, in collaborazione con studiosi della Columbia University, hanno individuato un gene che attiverebbe la risposta immunitaria contro i tessuti trapiantati. Questo gene dunque potrebbe diventare la chiave di una nuova terapia anti-rigetto e un fattore decisivo per il miglioramento della qualità della vita dei trapiantati. I successi della scienza ci colpiscono e ci lusingano, ma nella pratica medica ormai ordinaria rimangono comunque delle zone d'ombra, sulle quali il Parlamento, e la Commissione che mi onoro di presiedere, sono chiamati a vigilare: le province autonome di Trento e Bolzano, Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata, ad esempio, pur effettuando prelievi d'organo non dispongono nel proprio territorio di Centri di trapianto. Ai viaggi della speranza e al non utilizzo degli organi disponibili potrà dare una prima risposta la rete informatica di collegamento tra il Centro nazionale dei trapianti e i centri interregionali e regionali, nella quale affluiranno le manifestazioni individuali in vita di consenso all'espianto, prima fase di quel registro informatico che metterà in rete i dati relativi ai pazienti in lista d'attesa. Grazie al registro centralizzato sarà più facile raggiungere una gestione omogenea sul territorio delle tecniche ordinarie di trapianto, una pari opportunità di accesso alle informazioni e alle cure al nord come al sud. Se si osservano i dati sugli organi prelevati nel 1999 si può facilmente vedere come sui 1.347 reni prelevati, 881 provengono dal nord e solo 207 dal Sud, dei 348 cuori espiantati solo 58 provengono dal sud, 60 dal centro e ben 230 dal Nord. Suscita qualche perplessità la presenza al sud di ben 14 centri di trapianto del rene a fronte dei 19 presenti al nord, mentre i trapianti di tale organo effettuati al sud sono soltanto 156 a fronte degli 887 effettuati al nord. Sono 8 i centri di trapianto del cuore presenti al nord e 3 i centri autorizzati al sud: i trapianti di cuore effettuati al nord nel 1999 sono stati 252 mentre quelli effettuati al sud ammontano a 41. L'Italia ospiterà quest'anno dal 27 agosto al 1 settembre il XVIII Congresso della Società internazionale dei trapianti. Esso si propone di mettere a confronto i più grandi studiosi mondiali che parleranno del futuro della trapiantologia: dal trapianto di cellule cerebrali per ristabilire funzioni neurologiche compromesse, alla clonazione di organi a partire dalle cellule staminali, agli xenotrapianti da animali transgenici. Il rischio di degenerazioni tecnicistiche è reale e allarma l'opinione pubblica. Qui si apre lo spazio più importante di collaborazione con le realtà della società civile. Lontano dai clamori della cronaca le associazioni fanno vera informazione di servizio. Al tempo stesso essi conoscono dall'interno le realtà territoriali e possono segnalare puntualmente carenze e omissioni perché spesso li pagano sulla loro pelle. Penso che si debba denunciare con più forze, e punire con sanzioni che prevedano fino alla revoca dell'autorizzazione, l'inerzia di quei centri che si dimostrino inattivi per conflitto d'interessi rispetto ad altri servizi. Solo con una cooperazione stretta tra istituzioni, professionisti e associazioni episodi di malcostume e casi d'eccellenza clinica potranno avere ciascuno il giusto riconoscimento o la necessaria sanzione da parte delle autorità, ma, e questo è più importante, da parte di tutti i cittadini.

On. Marida Bolognesi, Presidente Commissione Affari Sociali - Camera dei Deputati
torna su