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Un forte “no” ai pregiudizi religiosi.

Numero 2, luglio 2000
Monsignor Giuseppe Agostino, metropolita della diocesi di Cosenza - Bisignano, in una lettera aperta rivolta ai fedeli della sua diocesi, invita tutti ad assumere un atteggiamento veramente cristiano attraverso l’adesione alla donazione degli organi. Un atto oblativo in sintonia con il Vangelo, l’inizio di una cultura del dono contrapposta all’egoismo esasperato. Ospitiamo volentieri sulle pagine della nostra rivista l’intervento di Monsignor Agostino.

“Carissimi, in occasione della distribuzione delle schede elettorali per i referendum, in allegato, ci è stata consegnata una tessera da compilare e portare sempre con noi. Si tratta di una dichiarazione personale, attraverso un “sì” o un “no”, che si può cambiare in qualsiasi momento, nella quale si esprime la propria disponibilità a donare gli organi e i tessuti dopo la morte, a scopo di trapianto.
Perché vi scrivo?
Sono certo che voi comprendete l’alto valore morale di tale proposta. E’ un segno di vera cultura, non solo sanitaria, ma di autentica solidarietà che il nostro Paese, in sintonia con tante altre nazioni del mondo, ha espresso. Intervengo, come vostro Pastore e guida nella fede, per esortarvi a valutare, nella luce del Vangelo, la vostra risposta. Al di là di ogni aspetto medico che può influenzare la scelta di ognuno, sempre da rispettare, vorrei offrirvi una lettura etica, spirituale della suddetta richiesta.“Donare” è l’atteggiamento più espressivo di una coscienza cristiana. Gesù, il Signore, per noi è stato tutto dono. Ha dato pace agli afflitti, conforto agli incerti, salute agli infermi, perdono ai peccatori. Soprattutto come vertice oblativo ha dato la sua vita sulla croce. Alla sua sequela dobbiamo dare un orientamento alla nostra esistenza. E’ veramente positivo, e fondamentalmente gioioso, sperimentare quanto sia bello “donare”. Si dice, ed è vero, che noi abbiamo quanto avremo donato. Il dono ultimo e pieno che Dio ci farà, quando l’incontreremo dopo la nostra morte terrena, come lui ci ha insegnato, è commisurato al dono, spezzettato nei tanti doni, che noi avremo fatto al nostro prossimo. Donando qualcosa di noi, imitando Cristo, daremo vita, faremo come risorgere un fratello o una sorella provati da un bisogno fisico serio. In un certo senso, si può dire, noi continueremo a vivere, o comunque faremo vivere; daremo vita agli altri. Per cogliere questo gesto così alto, bisogna capirne il senso. E’ necessario essere, per questo, illuminati e incoraggiati. Esorto i parroci, i catechisti, gli insegnanti di religione e le religiose ad annunziare la forza cristiana di tale gesto. Bisogna particolarmente insistere per superare alcuni pregiudizi che purtroppo ancora esistono. C’è la paura dell’effettiva avvenuta morte. Su questo punto, credo, dobbiamo fidarci della scienza e della serietà dei medici. C’è il pregiudizio religioso, e cioè, che noi non possiamo disporre di noi. Questo è vero per quanto riguarda una mutilazione, un arbitrio morale, ma non per una donazione post-mortem. Anzi, questo è nella linea della misteriosa verità della “risurrezione della carne” frutto dell’amore. Tanti altri pregiudizi scaturiscono dall’ignoranza, e sono nutriti dalla paura che è, poi, l’istinto conservativo dell’uomo. Dobbiamo, invece, ben meditare che mai ci “possediamo” tanto, come quando ci “doniamo”. Dice il Vangelo: ”Solo chi perde sé stesso ritroverà sé stesso” (Lc. 9,24). Carissimi, in un tempo di grande incomunicabilità, di solitudini esasperate, di egoismi che generano meccanismi di difesa e atteggiamenti di accusa reciproca è molto significativo contrapporre una cultura del dono, dell’attenzione all’altro. Lo Spirito del Signore ci ispiri ogni buon sentimento. Nelle grandi scelte della vita dobbiamo primariamente pregare per avere la Sua Luce e soprattutto perché sia Lui a toccare i nostri cuori, rompendo le eventuali resistenze per aprire in noi nuovi varchi di speranza. Quando si avvia la cultura del dono, si riaccende la Pasqua e si apre un futuro migliore.”

Monsignor Giuseppe Agostino, Arcivescovo di Cosenza - Bisignano
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