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Traffico di organi: una "leggenda" diventata notizia.

Numero 4, dicembre 2000
Nel corso di incontri con la popolazione sentiamo esprimere spesso domande e incertezze che possono essere così sintetizzate: "Chi mi garantisce che qualcuno possa diagnosticare la mia morte non perché è avvenuta, ma per vendere i miei organi?". Questo dubbio, peraltro legittimo, è assolutamente infondato: deriva solo dalla cattiva informazione che i mezzi di comunicazione producono sull'argomento. Non risulta da alcuna fonte, accertata e identificata, che esiste il commercio clandestino di organi umani, cioè il prelievo di organi da persone vive, sane e non consenzienti, con lo scopo di vendere tali organi a malati che possono pagare. E' esistito, purtroppo, in India, fino al 1993 il commercio di reni tra adulti consenzienti. Ma dall' 8 luglio 1994 la nuova legge indiana ammette il prelievo da vivente soltanto in favore di un parente stretto del donatore. Secondo uno studio realizzato per l'Etablissement Francais des Greffes, , il commercio clandestino di organi umani che presume l'esistenza di una mafia internazionale del corpo umano che infierisce soprattutto sui bambini, è il più straordinario esempio di leggenda metropolitana che si sia mai diffusa nel mondo. È la prima volta, nell'universo della comunicazione globale, che una notizia completamente falsa, anzi una narrazione che non è mai nata come notizia, ma ha fatto impetuosamente il giro del mondo come diceria, si impianta con tanta forza nell'immaginario collettivo al punto da contaminare l'informazione seria, il lavoro parlamentare e l'impegno giudiziario. Fatti analoghi, in modo completamente falso ed assurdo sono stati riportati, nelle settimane scorse anche per il nostro paese durante i lavori della conferenza internazionale sull'immigrazione clandestina e nel corso della presentazione del rapporto della Commissione Antimafia sul traffico clandestino di esseri umani. È gravissimo che giornalisti, investigatori, magistrati, politici, addirittura, un Ministro della Repubblica, senza prove certe diffondano veri e propri pettegolezzi da salotto, su presunti traffici clandestini di organi nelle nostre città. Negli articoli che abbiamo letto si parla di "voci", "ipotesi di lavoro", "sospetti, senza prove giudiziarie", "segnali labili, ma significativi", "carichi speciali, portatori di una sorte di valore aggiunto". Addirittura un magistrato si è spinto oltre, affermando che "se la persona dev'essere soppressa non servono grandi strutture, basta un magazzino dotato di refrigeratori e due o tre operatori. Però queste sono solo ipotesi di lavoro". Questo atteggiamento, a dir poco superficiale, oltre a causare danno al prestigio del nostro paese, compromette la disponibilità alla donazione e la fiducia verso i trapianti. Dimostra anche l'ignoranza riguardo al processo della donazione e del trapianto. In Italia le operazioni di prelievo e di trapianto vengono realizzate solo in centri pubblici dopo che ne sia stata accertata l'efficienza. Come previsto dalla legge tutti i dati dei pazienti in lista di attesa sono inseriti in un archivio informatizzato, regolarmente aggiornato dai Centri di riferimento regionali. Per ogni donazione e trapianto gli stessi Centri dispongono di precisi rilievi. Inoltre, per la corretta esecuzione di un prelievo o di un trapianto si devono eseguire protocolli ben precisi, che coinvolgono un gran numero di persone (40-50). Tutta la documentazione viene archiviata e conservata con cura. Non è assolutamente possibile inserire in questo tipo di rete organizzativa organi provenienti da prelievi eseguiti in modo illecito. L'impossibilità della cosa è quindi tanto evidente che non si capisce come i personaggi sopra citati possano porre dubbi del genere. Infine le sistematiche smentite che sono conseguenti a queste pseudo denunce o non raggiungono mai le prime pagine dei giornali oppure non vengono pubblicate.
(Vincenzo Passarelli)
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