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Italian Transplant Trekking, prima spedizione di trapiantati nel deserto dell’Algeria.

Numero 1, gennaio 2010
Cinque uomini e una donna hanno sfidato il deserto nel corso dell’innovativo progetto di ricerca che ha valutato la risposta fisiologica di 6 trapiantati di rene nel corso di un’attività sportiva continuativa di nove giorni.

Lo sport si conferma come strumento per migliorare la ripresa psico fisica dopo trapianto di organo solido e come “medicina” per prevenire e contrastare i problemi cronici post trapianto sul lungo termine.


9 giorni di viaggio (di cui 3 giorni di fuoristrada e 5 giorni di randonnée chamelière), escursioni a piedi per circa 18 km al giorno, tra variazioni altimetriche che vanno da 1.000 a 1.720 metri: questo in pillole il trekking che ha visto per la prima volta impegnati 6 trapiantati di rene (cinque uomini e una donna) nel deserto d’Algeria. L’Italian Transplant Trekking – ITT, che si è svolto tra il 4 e il 13 dicembre 2009, promosso dalla Fondazione per l’Incremento dei Trapianti d’Organo e Tessuti onlus (FITOT) in partnership con Novartis, è stato realizzato con il supporto scientifico del Centro Nazionale Trapianti e nasce con l’obiettivo di sottolineare il ruolo dello sport come terapia nel post trapianto e come testimonianza dell’efficacia del trapianto stesso in termini di qualità di vita dei pazienti. “L’Italian Transplant Trekking – afferma Pilade Riello, Presidente Fondazione per l’Incremento dei Trapianti d’Organo e tessuti (FITOT) – è la dimostrazione che l’attività sportiva, che FITOT promuove da anni, può essere considerata una prassi e un valido strumento di “recupero” per le persone che hanno subito un trapianto. L’ITT è una sfida che FITOT ha deciso di sostenere per diffondere la cultura della donazione e dei trapianti che deve diventare un valore condiviso da tutti, anche sulla base dei risultati che ne fanno ormai uno standard terapeutico”. L’Italian Transplant Trekking si inserisce nel più ampio progetto “Trapianto…e adesso sport” nell’ambito del quale è stato avviato uno studio clinico promosso dal Centro Nazionale Trapianti insieme all’Istituto Superiore di Sanità, al Centro Studi Isokinetic (Bologna) e all’Università degli Studi di Bologna, che intende dimostrare in modo scientifico che l’attività fisica è fondamentale per tutti i trapiantati non solo dal punto di vista del beneficio psicologico ma anche dal punto di vista del recupero delle proprie capacità fisiche. “L’ITT è il primo di una serie di progetti che intendono stimolare la cultura dell’attività sportiva quale approccio terapeutico per il paziente trapiantato al fine di migliorare la sua ripresa psico-fisica. - precisa Alessandro Nanni Costa, direttore Centro Nazionale Trapianti - La qualità dei trapianti d’organo e la sopravvivenza a lungo termine, hanno spostato oggi l’attenzione dei ricercatori e degli operatori sanitari sui problemi clinici/cronici post-trapianto. Tra questi, le più frequenti sono le patologie cardiovascolari derivate soprattutto da alterazioni del metabolismo lipidico indotte dalle gravi insufficienze d’organo e dalle terapie antirigetto. Per affrontare questo problema l’attività fisica risulta fondamentale in quanto può fungere da “farmaco” permettendo un miglior controllo della glicemia, migliorando le alterazioni del metabolismo, contribuendo a ridurre i valori pressori, a rimodellare l’apparato cardiaco e a potenziare anche i meccanismi che contrastano l’osteoporosi. Proprio la stabilità del peso corporeo e il controllo metabolico nei pazienti trapiantati sono stati infatti individuati in recenti studi quali fattori prognostici positivi nel lungo termine”. I sei pazienti che hanno preso parte all’ITT sono tutti trapiantati di rene e in buone condizioni fisiche. Sono stati scelti, sulla base di una serie di indagini preliminari quali: valutazioni antropometriche (peso, statura, massa grassa); valutazione dell’idratazione (BIA); indagini ematochimiche ad hoc; test ergonometrico con valutazione della soglia anaerobica; questionario SF36 sulla qualità della vita. “I pazienti ammessi al trekking sono stati valutati attraverso accurati esami preliminari al fine di escludere qualsiasi rischio - afferma Giulio Sergio Roi, direttore del Centro Studi del Gruppo MedicoIsokinetic di Bologna - Sono stati, infatti, sottoposti al cosiddetto “test soglia” che consiste nel valutare la soglia aerobica, studiando l’aumento dell’acido lattico come indicatore dell’affaticamento muscolare. Da qui abbiamo fatto camminare i nostri candidati a 6 km/h aumentando la pendenza. Su dodici pazienti solo sei sono risultati idonei a questo progetto”. Durante il trekking i partecipanti sono stati monitorati 24 ore su 24 attraverso l’utilizzo di strumenti di misurazione specifici indossati costantemente dai pazienti: il cardiofrequenzimetro (per monitorare l’intensità dell’esercizio attraverso la frequenza cardiaca sia durante l’attività sportiva che a riposo); il GPS per monitorare gli spostamenti in senso orizzontale e verticale (distanza percorsa e dislivello); un monitor multisensore portatile da braccio in grado di rilevare i tempi e l’entità dell’attività fisica, il numero di passi ed altri parametri legati all’attività e alle fasi di riposo. Dopo ogni tappa è stata misurata la resistenza del corpo attraverso un impedenziometro che, dal valore dell’impedenza corporea (Body Impedence Assessment o B.I.A.), misura il contenuto di acqua corporea, la massa magra, la massa grassa e il metabolismo basale del paziente. Le valutazioni sui pazienti trapiantati sono state inoltre confrontate con un gruppo di controllo costituito da 5 persone partecipanti al trekking. “Le risposte dei pazienti sfatano il mito che chi ha subito un trapianto debba stare per sempre a riposo, anzi confermano che i pazienti oggi possono raggiungere condizioni stabili tali da poter consentire loro di affrontare un’attività sportiva importante e prolungata anche in condizioni ambientali non convenzionali - afferma Giovanni Mosconi, Dirigente Medico U.O. Nefrologia Dialisi e Trapianto, Policlinico S. Orsola, Bologna – Il deserto dell’Algeria presenta infatti non solo delle variazioni altimetriche ma anche escursioni termiche da un massimo di 25° C di giorno ad un minimo di 5° C la notte che possono alterare lo stato di idratazione del paziente che in questo caso è particolarmente importante trattandosi di trapiantati di rene”.
(a cura di Samanta Cannoni e Giovanna Vetere)
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