« indietro

C’era una volta... il trapianto (5). Storia a puntate della nascita di una pratica medica.

Numero 2, settembre 2004
I Farmacologi
Il successo dei primi trapianti renali, praticati dopo irradiazione del ricevente, aveva posto l’accento sull’immunosoppressione. Tuttavia l’irradiazione è difficile e pericolosa in quanto non specifica. Bisognava pertanto trovare dei farmaci capaci di agire selettivamente sul sistema immunitario. Il farmaco 6-mercaptopurina, utilizzato per la prima volta da Roy Calne nel 1960, si rivelò efficace per ridurre la reazione di rigetto dell’allotrapianto renale nel cane. Poco dopo, Elion sviluppò l’azatioprina o Imuran, derivato della 6-meraptopurina, che associata agli steroidi, è stata utilizzata per la prima volta nell’uomo nel 1960 da Joseph Murray al Peter Bent Brigham Hospital di Boston, aprendo così l’era del trattamento immunosoppressivo moderno (Carpentier, 1994; Nuland, 1992). Woodruff nel 1963 dimostra l’importanza del siero anti-linfocitario per la sopravvivenza degli allotrapianti di pelle nel ratto. A Parigi, Bernard Halpern preparò il siero anti-linfocitario che servì per il primo trapianto cardiaco riuscito in Europa, effettuato dal gruppo dell’ospedale di Broussais. Più recentemente, gli anticorpi monoclonali, sono giunti a possedere un’azione ancora più specifica, diretta contro il ricettore.

La ciclosporina
Apparsa negli anni ‘80, la ciclosporina ha rappresentato un progresso decisivo nei trapianti d’organo. La sua storia inizia per caso nel 1969, quando alcuni raccoglitori di campioni, che lavoravano per i Laboratori Sandoz alla ricerca di nuovi antibiotici, raccolgono in una palude del sud della Norvegia tutte le varietà di muffe possibili. Ritornati a Basilea, isolano un fungo, il Tolypocladium inflatum, che si rivela privo di qualsiasi azione antibiotica rilevante (Nuland, 1992). Fortunatamente, si ricercano altre azioni possibili di questo fungo. Nel 1972, Borel scopre la sua capacità di inibire la reazione immunitaria, senza distruggere le cellule immunocompetenti. La ricerca per purificare e sintetizzare la sostanza purtroppo si prospetta lunga e costosa. Ma dal 1983 la ciclosporina è rapidamente diventata il farmaco principale usato nei trapianti (Nuland, 1992). Diversamente dalla azatioprina, essa non riduce l’attività del midollo spinale ed esercita una minore soppressione sulle difese immunitarie. La ciclosporina è un farmaco che, per la sua azione immunosoppressiva dagli effetti collaterali contenuti, ha dato l’avvio alla nuova era della trapiantologia: sia estendendo questa terapia sostitutiva ad organi di importanza vitale come il cuore ed il fegato, che riducendone al minimo le possibilità di un fallimento del trapianto. In questo campo, inoltre, sono molto promettenti i risultati ottenuti con l’FK506, un farmaco immunosoppressore efficace in casi refrattari alla ciclosporina e agli anticorpi monoclonali. Recentemente, la compagnia farmaceutica Novartis ha sintetizzato una nuova molecola, basiliximab, che in combinazione con la ciclosporina permette di ridurre del 30% il rigetto acuto nel trapianto di rene (www.e-farmaci.it, 2001). Altrettanto interessanti, sono le ricerche che, in futuro, lasciano intravedere l’accettazione del trapianto senza una terapia immunomodulatrice. Tra queste ricordiamo: l’introduzione nel timo del ricevente di cellule dell’organo del donatore, affinché i T linfociti non riconoscano come “non - self” l’organo del donatore; l’insediamento di cellule dendritiche del donatore in alcuni organi e nel tessuto linfatico del ricevente: questo intervento favorirebbe la migrazione spontanea di cellule dell’organo trapiantato verso questi tessuti specifici.“Quest’ultimo processo, secondo Starzl, sarebbe alla base del chimerismo verificatosi in alcuni suoi pazienti, trapiantati di rene da oltre venticinque anni, che non presentano alcuna reazione di rigetto pur avendo sospeso da molti anni (all’insaputa dei medici) ogni terapia immunosoppressiva”(Ruolo e coll., 1999,pag. XVI). Si devono segnalare infine le ricerche finalizzate alla creazione di animali transgenici, il cui DNA è stato modificato così da rendere i loro organi geneticamente più compatibili nei confronti del corpo umano, di organi artificiali e bio-artificiali, nonché di cellule staminali autologhe destinate a riparare le lesioni tissutali.
(Vania Sessa, dalla tesi “Il trapianto degli organi in una prospettiva comparativa”)
torna su