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C’era una volta... il trapianto (6). Storia a puntate della nascita di una pratica medica.

Numero 3, dicembre 2004
Gli Istologi
Gli esami istologici degli organi trapiantati rappresentano uno dei mezzi migliori per seguire le reazioni di rigetto (Carpentier, 1994). La svolta è stata considerevole non tanto nel campo dei trapianti renali dove il funzionamento dell’organo può essere facilmente seguito (sulla base della sua capacità escretoria), quanto nel campo dei trapianti cardiaci dove nessun altro marcatore di rigetto si è rivelato sufficientemente affidabile. L’istologia è servita inoltre a descrivere il curioso fenomeno della reazione del trapianto contro l’ospite (GVHD: graft versus host disease) (Stiller, 1995).

Ingegneri e Biologi
Nel 1935 Lindberg realizzò con Alexis Carrel il primo apparecchio di perfusione degli organi. Lo scopo era quello di mantenere in vita, il più a lungo possibile, gli organi al di fuori del corpo. E’ lo stesso scopo che si ricerca oggi quando si vuole preservare un organo nel lasso di tempo che va dal prelievo all’impianto. Ma i metodi di conservazione attuali si rifanno piuttosto a delle soluzioni refrigeranti che aumentano la tolleranza all’ischemia. Gli apparecchi di perfusione artificiale d’organo hanno invece un’altra funzione. Essi possono mantenere in vita l’organismo intero, assicurando la funzione dell’organo deficitario. Come il rene artificiale sviluppato in Olanda durante la seconda guerra mondiale da Wilhem Koff, gli apparecchi di assistenza circolatoria, nonchè i ventricoli artificiali sviluppati dopo gli anni ‘70, ed utilizzati nell’attesa di un organo cardiaco disponibile.

I Legislatori
La pratica, sempre più diffusa negli anni ‘60 del trapianto di organi prelevati da cadavere, rendeva la posizione dei chirurghi trapiantologi sempre più difficile in assenza di una chiara risposta alla domanda:“quando si può affermare che un soggetto, il cui cuore batte ancora, è morto?”. Nella maggior parte dei paesi, si formarono comitati “ad hoc” (comprendenti medici, neurologi legislatori), che giunsero verso il 1968, ad una precisa definizione di morte celebrale (Stiller, 1995).
(Vania Sessa, dalla tesi “Il trapianto degli organi in una prospettiva comparativa”)
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