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Quando si dona.

Numero 1, maggio 2005
Capita spesso di leggere sui giornali di appelli per trovare donatori o riceventi e spesso la domanda ci viene rivolta in occasione di incontri con la popolazione. Sia quando facciamo informazione mediante mezzi di massa che nelle occasioni in cui ci rivolgiamo a piccoli gruppi di popolazione dobbiamo offrire una spiegazione precisa dei motivi che impediscono di fornire queste informazioni e far sì che la famiglia del donatore venga in contatto con il ricevente. Dobbiamo essere sempre categorici e spiegare che è vietato far conoscere familiari del donatore e ricevente per i seguenti motivi:

- perché la legge 91/99 (art. 18) obbliga il personale sanitario ed amministrativo impegnato nelle attività di prelievo e di trapianto a garantire l’anonimato dei dati relativi al donatore e al ricevente;

- perché può provocare dei danni psicologici nei familiari del donatore. Per spiegare i problemi psicologici può essere efficace riportare come esempio il noto caso di quella madre di un giovane donatore che, conosciuto il ricevente, pretendeva periodicamente di appoggiare l’orecchio sul torace di questi per ascoltarne il cuore;

- perché può provocare danni psicologici nel ricevente. Basta ricordare il caso di quella ragazza che, ricevuto un organo da un donatore, ha iniziato a lamentare attrazione sessuale verso lo stesso sesso;

- perché potrebbero sorgere dei rapporti di ordine patrimoniale fra donatori e riceventi che sono molto lontani dallo spirito solidaristico che caratterizza la donazione di organi e tessuti. Occorre far capire che da una parte potrebbe verificarsi l’ipotesi di una famiglia che, anche dopo anni dalla donazione, versando in situazione di difficoltà economica pretenda un aiuto come compenso dal ricevente. Viceversa il ricevente è una persona che sente un forte obbligo nei confronti di chi ha donato.

Le quattro motivazioni esposte sono sufficienti a far comprendere i motivi per cui bisogna evitare che i familiari del donatore vengano a contatto con il ricevente.
Nel caso in cui, come talvolta accade, la domanda venga da un persona che ha ricevuto un organo e che motivi la sua domanda con il desiderio di ringraziare le persone che le consentono di continuare a vivere, bisogna offrirle la possibilità di esprimere la sua gratitudine. E allora basta ricordargli che la donazione è il frutto di una comunità civile e matura che dona. La sua gratitudine non può essere quindi rivolta al singolo donatore ma all’intera comunità solidale in cui vive. Lei stessa potrà donare qualcosa agli altri nel momento in cui diffonderà la sua esperienza e contribuirà a far crescere i valori che stanno alla base di ogni donazione solidaristica.

Vincenzo Passarelli, Presidente Aido Nazionale
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