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Chi era il chirurgo.

Numero 2, novembre 2005
Vicenzo Gallucci
Nato a Mantova nel 1934, Vincenzo Gallucci si laurea in Medicina all’Università di Modena e dopo un periodo di tirocinio a Padova si trasferisce negli Stati Uniti. Qui lavora cinque anni e rientra in Italia nel 1969. Dal 1981 è ordinario di Chirurgia cardiovascolare e Direttore dell’Istituto di Chirurgia cardiovascolare dell’Università di Padova. Nel 1978 è stato il primo chirurgo operante in Italia a chiedere al Ministero della Sanità di poter eseguire trapianti cardiaci, ma l’ autorizzazione giunge solo sette anni più tardi e il 14 novembre del 1985 esegue il primo intervento. Muore il 10 gennaio del 1991 in un incidente stradale sull’autostrada ‘’Serenissima’’, nei pressi di Verona. A bordo di una ‘’Mercedes’’ assieme a due suoi collaboratori, i professori Livi e Stellin, si stava dirigendo verso Padova quando la vettura compie un salto di corsia uscendo di strada e ribaltandosi più volte. Nell’incidente Gallucci riporta gravi lesioni e muore all’istante. Rimangono feriti anche il prof. Stellin e il prof. Livi.
(Ansa)

Vicenzo Gallucci spinge le mani nelle tasche del camice e stringe forte lo stetoscopio. É l’unico movimento nervoso, l’unico gesto che tradisce un po’ di emozione dopo una notte in sala operatoria, dopo aver trapiantato il cuore di Francesco Busnello su Ilario Lazzari.

Barnard italiano?
“Per carità, è fuori luogo. Si tratta di un intervento semplice; è la stampa italiana che lo ha ingigantito, mentre invece è un’operazione che deve entrare nella routine. La tecnica è standardizzata ormai da 10-15 anni. Siamo noi che siamo indietro rispetto agli altri Paesi”.

C’è compiacimento nelle sue parole, soddisfazione anche, ma non presunzione.

Quando gli viene chiesto se ha operato Lazzari per essere il primo in Italia, spinge le mani ancor più a fondo nelle tasche e dice solo:
“Ma si figuri”.

Non vorrebbe questo incontro con i giornalisti, lo fa solo perché è d’obbligo, perché Luigi Diana, sovrintendente sanitario dell’Ospedale di Padova, lo porta nell’atrio della clinica. Non vorrebbe nemmeno parlare. Il comunicato, poche righe in stile burocratico, vengono lette dal funzionario mentre Gallucci guarda in basso, aspettando di tornare nel reparto.

Legge Diana:
“É con grande soddisfazione che l’ospedale di Padova dà la notizia che nelle prime ore della notte è stato eseguito il primo trapianto di cuore in Italia. Il cuore è stato donato a Treviso. Premia un lavoro di lunghi anni, intenso e faticoso. Il chirurgo è stato Gallucci”.

Lui, il professore, a questo punto vorrebbe andarsene perché il lavoro in clinica continua. I medici dell’equipe verso le 6,30 sono andati a casa, ma solo per qualche ora: alle 11 sono quasi tutti di nuovo tra le corsie dell’ospedale. C’è il prof. Alessandro Mazzucco, c’è Giuseppe Faggian, c’è il dottor Stellin. Tutti pronti da anni dopo esperienze negli Stati Uniti, tutti già in grado di effettuare l’intervento a Padova dal mese di settembre, dopo aver curato l’allestimento della sala sterilizzata dove ora si trova Ilario Lazzari. Sono stanchi, ma nascondono bene; qualche infermiere ha gli occhi arrossati. Ma sono tutti al lavoro perché i ricoverati sono almeno una quarantina, venti in lista d’attesa per un cuore nuovo.

Professor Gallucci, quando il prossimo trapianto?
“C’è del tempo, occorre prima liberare la stanza sterilizzata, ci vorrà almeno un mese”.
(Luciano Ragno, “Il Messaggero” - 15 novembre 1985)
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