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“Verso Ovest, un soffio nuovo”: al Senato l’anteprima italiana del film.

Numero 2, luglio 2010
In occasione della Giornata nazionale della donazione degli organi, la L.I.F.C. (Lega Italiana Fibrosi Cistica), in collaborazione con A.I.D.O., ha organizzato il 27 maggio la proiezione in anteprima dell’ultimo film di Frédéric Lebugle “Verso Ovest, un soffio nuovo”.
L’evento, ospitato presso la Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani, si avvale del patrocinio del Senato e dell’Associazione Parlamentare per la tutela e la promozione del diritto alla prevenzione, e ha visto la partecipazione, tra gli altri, della Vice presidente del Senato, Emma Bonino, del Presidente della Commissione permanente Igiene e Sanità, Senatore Antonio Tomassini, del Senatore Claudio Micheloni, del Presidente della LIFC, Franco Berti, di Concetta Di Filippo, Consigliere Nazionale dell’A.I.D.O. e di Laurence Lemarchal, fondatrice dell’Associazione Gregory Lemarchal.
Ad illustrare le motivazioni ed il “messaggio” del film, lo stesso regista Frédéric Lebugle, Costa-Gavras, co-produttore del film, Florence Masset, produttrice e protagonista del film, Michèle Ray-Gavras e Laurence Lafiteau, coproduttrici, ed uno dei protagonisti, Gino Vespa..
Il film, secondo la volontà del regista, tra l’altro anche autore del soggetto, si pone l’obiettivo di far conoscere al grande pubblico la realtà della fibrosi cistica e sensibilizzare alla donazione degli organi.
“Verso Ovest, un soffio nuovo” racconta la storia di sei giovani provenienti da paesi diversi (Francia, Belgio, Italia, Canada). Ad accomunare le loro esistenze, l’essere affetti da fibrosi cistica. Tutti loro sono vivi grazie a un trapianto di polmoni. I protagonisti si ritrovano per un trekking nell’ovest dell’Irlanda. Con struggente sensibilità, il regista ha saputo portare sullo schermo l’“impresa” di chi vive grazie ad un trapianto di polmoni.
In un percorso negli splendidi paesaggi dell’Irlanda, questi uomini e queste donne impareranno a conoscersi, a scambiarsi esperienze, tra dolore, forza e speranza.
Il soggetto è trattato senza “camici bianchi”, al di fuori degli ospedali, e sconvolge l’immagine ed i codici tradizionali legati all’universo medico, portando uno sguardo diverso sulla fibrosi cistica, il trapianto e la donazione di organi. É, prima di tutto, un ritratto di uomini e donne, del rapporto intimo con la malattia ma anche con le domande sull’identità, l’eredità, il destino, nonché sul rapporto con gli altri, il sé e il non sé.
Il film-documentario è costruito su un’alternanza: da una parte l’intensità, la spontaneità e la verità del tempo reale, dell’esperienza-trekking, dall’altra parte il racconto, la testimonianza espressa a voce del passato e del presente dei protagonisti. I paesaggi sono trattati come fossero un altro personaggio, per i loro tratti e la dimensione viva, forte. Uno scambio intenso tra i personaggi e la natura che pian piano si confondono.
Il film ha anche il merito di aver focalizzato l’attenzione sul trapianto bi-polmonare che oltre a rappresentare un rischio rilevante a livello medico, rappresenta anche un’avventura sul piano personale: la paura dell’ignoto, della morte, dell’aldilà, l’incertezza con cui si ritrovano a vivere i protagonisti, l’adattarsi a qualcosa di “altro”, ad un corpo sconosciuto. Il trapianto è vissuto per alcuni come un “semplice” cambiamento del proprio corpo; ma la maggior parte avverte uno sconvolgimento. Psicologicamente e fisicamente iniziano una nuova vita, con inevitabili forti emozioni, rese ancora più profonde dal contatto con la natura che esalta il concetto di “rinascita”.
Il film-testimonianza ha il potere di “regalare” a tutti, non solo ai malati, una traccia di speranza.
(Marléne Micheloni)
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