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Niente esenzione Iva per le cellule staminali. Non si applicano le agevolazioni previste per le prestazioni sanitarie.

Numero 3, settembre 2010
Con la sentenza 10/6/2010, causa C-262/08 la Corte di Giustizia UE ha stabilito che il servizio di prelievo, trasporto, analisi e conservazione del sangue cordonale, ai fini dell'impiego futuro, ma meramente eventuale delle cellule staminali, non può beneficiare dell'esenzione dall'Iva prevista per le prestazioni sanitarie (in senso conforme, su questione analoga sollevata nella causa C-86/09, si è espressa nello stesso giorno un'altra sezione della Corte). La questione, sollevata dai giudici danesi, riguardava il trattamento applicabile ai servizi resi da una società che gestisce una «banca biologica<», consistenti nella raccolta, nel trasporto, nell'analisi e nella conservazione di sangue di cordone ombelicale ai fini dell'uso delle cellule staminali per un eventuale futuro trattamento medico, autologo o allogenico. In particolare, la società offre ai futuri genitori i servizi di raccolta, trasporto, analisi e conservazione del sangue cordonale prelevato dal neonato per l'eventuale uso delle cellule staminali allo scopo di curare il bambino, qualora venga colpito da una malattia grave. Le cellule staminali possono essere utilizzate solo nell'ambito delle cure ospedaliere e il sangue è di proprietà del bambino. Secondo la società, tali servizi avrebbero dovuto fruire dell'esenzione dall'Iva prevista dalla normativa comunitaria per l'ospedalizzazione e le cure mediche, nonché per le operazioni ad esse strettamente connesse, assicurate da enti di diritto pubblico o da istituti riconosciuti. L'amministrazione finanziaria, di diverso avviso, aveva negato l'esenzione con una decisione che il giudice di primo grado aveva confermato. Il giudice d'appello, per , dubitando della correttezza della decisione, sottoponeva una serie di questioni alla corte di giustizia. Nella sentenza la Corte ha rammentato di aver chiarito che la nozione di «cure mediche» e quella di «prestazioni mediche»» riguardano prestazioni che hanno lo scopo di diagnosticare, di curare e, se possibile, di guarire le malattie; in tale ambito rientrano anche le prestazioni mediche effettuate a fini di prevenzione. Le prestazioni fornite dalla società appaiono tuttavia dirette solo a garantire la disponibilità di una particolare risorsa terapeutica nell'eventualità in cui dovesse sorgere la necessità, ma non costituiscono, di per sé, attività dirette ad evitare o a prevenire l'insorgere di malattie o a individuare patologie latenti o incipienti; in tal caso, non si potrebbe ritenere che si tratti di servizi sanitari di carattere preventivo. Se per il giudice nazionale dovesse invece accertare che l'analisi del sangue cordonale persegue effettivamente finalità diagnostiche, tale prestazione potrebbe rientrare nell'esenzione, purché ricorrano le altre condizioni previste dalla direttiva. Quanto alla nozione di operazioni strettamente connesse all'ospedalizzazione e alle cure mediche, essa non riguarda prestazioni che non presentano alcun nesso con l'ospedalizzazione dei destinatari né con le cure mediche a essi eventualmente prestate. Tale nozione, infatti, riguarda solo l'erogazione di prestazioni effettivamente accessorie all'ospedalizzazione dei destinatari o a cure mediche, che costituiscono la prestazione principale. Nella fattispecie, le cellule staminali cordonali possono essere utilizzate soltanto per trattamenti medici che mirano a curare malattie, per cui rientrano nella nozione di cure mediche, a nulla rilevando che tra il prelievo delle cellule e il loro eventuale impiego possa trascorrere un periodo di tempo molto lungo. Ciò non significa, che dette attività possano essere considerate come prestazioni strettamente connesse all'ospedalizzazione e alle cure mediche, essendo pacifico che, per la maggior parte dei destinatari, non c'è e non vi sarà probabilmente mai la necessità di effettiva utilizzazione e, dunque, la prestazione principale (ossia l'ospedalizzazione e le relative cure mediche) viene a mancare. Alla stregua di tali considerazioni, la Corte ha concluso che le attività in questione non possono fruire dell'esenzione qualora le cure mediche ospedaliere alle quali dovrebbero essere strettamente connesse non sono esistenti, né iniziate o programmate.
(Fabiana Frasca)
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