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CHIARIMENTO

Numero 1, aprile 2011
La pubblicazione sull’ultimo numero de L’Arcobaleno del pensiero di Adriano Sofri sul valore della donazione, ha suscitato perplessità in alcuni lettori. Qualcuno ha manifestato turbamento, qualche altro meraviglia e disgusto, qualche altro ancora l’inopportunità di far intervenire su questo argomento un condannato per “atti terroristici” o, addirittura, un “brigatista” che diventa “testimonial” di A.I.D.O. e viene da noi definito giornalista e scrittore.
Riportiamo la risposta del direttore editoriale, il Presidente nazionale A.I.D.O. Vincenzo Passarelli.

“Il valore della donazione” è una rubrica del giornale dove si segnalano riflessioni sulla donazione da parte di soggetti della società civile. Non sono “Testimonial”.
Non abbiamo mai stampato un manifesto associativo con l’immagine del soggetto che ha rilasciato la sua riflessione sulla donazione. Inoltre il pieghevole “Condividiamo...” non riporta tutte le riflessioni pubblicate in questi anni, ma solo una parte selezionata.
Sofri è giornalista del quotidiano “Il foglio”, editorialista di “La Repubblica”; è stato giornalista di Panorama.
I suoi libri sono pubblicati dalle Case Editrici Sellerio, Mondadori, Einaudi.

Perché Sofri?
Premetto che rispetto la sua storia (anche se non ho mai condiviso le sue elaborazioni politiche) e il suo coraggio intellettuale (l’ammissione della responsabilità morale nel caso Calabresi “Di nessun atto terroristico degli anni Settanta mi sento corresponsabile.
Dell’omicidio Calabresi sì, per aver detto o scritto, o per aver lasciato che si dicesse e si scrivesse: Calabresi sarai suicidato”) e il suo l’impegno per Sarajevo.

Perché Sofri?
Giovedì 11 febbraio 2010 esce su La Repubblica un suo articolo dal Titolo “Se la donazione degli organi va sulla carta d’identità”.
La chiusa finale mi piace ed è la frase riportata su L’Arcobaleno.
Chiedo e ottengo l’autorizzazione a pubblicarla.
Mi chiedo: noi andiamo a fare sensibilizzazione anche nelle carceri.
In questi anni abbiamo accettato l’iscrizione di molti detenuti e nessuno si è meravigliato. Alcune famiglie di delinquenti e camorristi hanno deciso di donare gli organi (io penso anche come forma di risarcimento nei confronti della società) e le donazioni sono state accettate.
Perché la riflessione di un detenuto sulla donazione non si può riportare sul giornale associativo?
Perché non vederla in positivo?
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