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Il bilancio di A.I.D.O. sotto la lente degli specialisti.

Numero 2, luglio 2011
La rivista “Terzo Settore - Il Sole 24 Ore” nel numero 4 - Aprile 2011, ha pubblicato l’analisi del Bilancio Sociale 2009 della nostra Associazione, a firma di Sergio Ricci, consulente enti non profit. Riportiamo di seguito l’analisi:

L’Associazione Italiana per la Donazione di Organi
di Sergio Ricci, consulente enti non profit
Questo mese viene analizzato il bilancio sociale dell’A.I.D.O., la nota associazione che opera nel campo delle donazioni di organi in Italia.
I dati presentati nel bilancio sociale esaminato si riferiscono all’annualità 2009.
L’A.I.D.O. è giuridicamente un’associazione nata nel 1973 che come legislazione speciale si richiama alla legge n. 266/1991 (legislazione sul volontariato) ed è iscritta nei relativi registri e come tale (ai fini fiscali) Onlus di diritto in virtù del D.Lgs. n. 460/1997.


La dimensione sociale

L’attività dichiarata è nota a tutti, in quanto l’A.I.D.O. è la più grande associazione che si occupa di donazione di organi in Italia. L’associazione opera nell’area socio-sanitaria ed ai fini dell’analisi del bilancio sociale, la “mission istituzionale” dell’ente risulta ben individuata (promozione della cultura della donazione di organi, tessuti e cellule; promozione della conoscenza degli stili di vita atti a prevenire l’insorgenza delle patologie che possono richiedere come terapia il trapianto di organi e promozione della dichiarazione di cittadine/i favorevoli alla donazione di organi post-mortem). Allo stesso modo risulta chiara la dimensione “storica” e sociale delle aree di intervento nel corso di quasi quarant’anni di attività e delle zone geografiche in cui opera l’associazione, vale a dire tutto il territorio nazionale (nelle varie suddivisioni dei consigli regionali, provinciali, comunali, intercomunali e rionali). Riguardo all’analisi degli stakeholder, seppur presentata brevemente in poche pagine (cosa che non è assolutamente negativa), risulta estremamente dettagliata e completa ed individuata nelle sue linee essenziali. A tal proposito la parte relativa alla governance, individua con correttezza tale aspetto relativamente agli stakeholder interni.
Si segnala, a titolo informativo, che nel bilancio sociale non viene riportata la presenza e l’eventuale adozione di un codice etico né, riguardo alla governance, di un modello organizzativo.
Invece relativamente ai principi seguiti per la redazione del bilancio sociale, da un punto di vista scientifico, l’associazione dichiara di essersi ispirata sia alle “Linee guida per le organizzazioni non profit” emanate dall’Agenzia per le Onlus sia ai principi indicati dal Gbs (Gruppo di studio del bilancio sociale) che del Gri (Global reporting initiative).


L’analisi del valore aggiunto

Come noto, la diffusione del bilancio sociale, specie da parte di un ente non profit, rientra nella sempre maggiore richiesta di trasparenza e “certificazione” proveniente soprattutto dall’esterno. Ed è questo un elemento ormai imprescindibile. A differenza della contabilità civilistica, regolata dalla legge e quindi soggetta a standard obbligatori di omogeneità, spesso nella lettura dei dati economici del bilancio sociale, tale dato è di difficile comparabilità. Nella fattispecie esaminata, osservando il bilancio presentato si può notare che l’ente adotta una contabilità di tipo economico-finanziario-patrimoniale (che pur non essendo attualmente obbligatoria ai fini civilistici per le associazioni) rappresenta comunque il miglior modello ai fini di una trasparente contabilità nonché al relativo adeguamento alle norme di natura fiscale per le organizzazioni di volontariato Onlus di diritto (anche in adeguamento alla legge n. 80/2005).
Non viene fatta alcuna valutazione di tipo sociale relativamente al bilancio presentato ed anche in questo caso, per la sua natura tipica, l’associazione svolge un’attività di natura prevalentemente redistributiva e quindi ciò renderebbe l’analisi del valore aggiunto (quantomeno quella in senso classico fornita, per esempio, dal modello Gbs) non del tutto pertinente. Sarebbe magari interessante comprendere per l’associazione in esame come avviene la logica redistributiva delle risorse che giungono all’associazione in un’ottica di bilancio sociale ed in tale visione si fornisce un consiglio e un suggerimento all’associazione per una più opportuna esposizione di questi temi(1).
Sarebbe stato anche interessante un maggiore richiamo alle attività svolte dai volontari, in quanto molto spesso si tende a dimenticare che la ricaduta sociale delle organizzazioni senza scopo di lucro è spesso il primo aspetto da valutare insieme con la stima del “patrimonio intangibile”, dato dalla figura e dal ruolo dei volontari dell’associazione e giustamente anche in virtù dell’aderenza alla legge 266/1991, ponendo in giusto rilievo un aspetto strategico e fondamentale dell’Associazione.
In conclusione, si evidenzia comunque che il bilancio sociale presentato è di buona leggibilità e di piacevole fattura anche estetica, nelle giuste dimensioni di brevità e di agevole lettura (non smetteremo mai di ricordare in generale che tra i compiti di un bilancio sociale esiste anche quello di agevolare la comunicazione dell’ente e non di evidenziare l’autoreferenzialità dell’ente stesso); il consiglio è di un maggior raccordo tra i dati del bilancio economico e quelli della dimensione sociale dell’ente; infatti le due cose non viaggiano mai parallele in un ente non profit, specie in un’associazione di tale importanza e rilievo nazionale.

[Note]
Vedi anche sul tema S. Ricci, «La ricchezza redistribuita nel bilancio delle organizzazioni filantropiche», in Terzo Settore, n. 3/2008, pagg. 60-61.
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