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“Ricucire la vita” di Ugo Riccarelli.

Numero 4, dicembre 2011
Un libro che non avrebbe mai voluto scrivere e che, invece, si è reso indispensabile. Ugo Riccarelli, scrittore vincitore del premio Strega e del premio selezione Campiello, torna a scrivere di trapianti, mosso dall’urgenza di raccontare una storia di successo. Già nel 1995, infatti, con il bellissimo romanzo d’esordio “Le scarpe appese al cuore”, aveva descritto la propria esperienza di trapiantato: storia di un viaggio fisico, lungo l’Europa per raggiungere l’Inghilterra, e psicologico, nell’attesa e nella metabolizzazione di un doppio trapianto cuore-polmoni. Poi molti altri libri, ma nessuno sul tema dei trapianti su cui pensava non avrebbe più scritto. L’urgenza d’improvviso, dopo l’incontro con l’Ismett, l’Istituto mediterraneo per i trapianti e terapie ad alta specializzazione di Palermo. Un centro di eccellenza, fiore all’occhiello di un Paese che ne può vantar pochi.

“Ricucire la vita”, edito da Piemme e già in libreria, è uno sguardo lucido su questo luogo e sul luogo mentale in cui si trova chiunque viva questa situazione. E’ un incrocio tra il reportage e il romanzo, intrecciando pagine di analisi e interviste a lunghe righe di descrizione della malattia, del dolore, dell’attesa e di tutte le emozioni coinvolte nella difficile esperienza. Emozioni spesso anche in contrasto tra loro: è complicato il rapporto con la data del trapianto, per fare un esempio, secondo compleanno e, quindi, giorno da festeggiare, ma al contempo momento di dolore per il pensiero di chi, perché il trapianto avvenisse, ha perso la vita.

A coinvolgere emotivamente Riccarelli tanto da convincerlo a tornare a scrivere del tema, l’emozione per un successo in terra italiana, siciliana in particolare. Oltre vent’anni fa lo scrittore, infatti, ha dovuto emigrare per ricevere il trapianto di polmoni, in Italia ancora inesistente, e come lui moltissime altre persone. Oggi c’è l’Ismett, un centro eccellente per professionalità, avanzamento tecnologico, riconoscimenti a livello internazionale e soprattutto un luogo dove pazienti e parenti sono continuamente accompagnati, lungo il difficile cammino prima e dopo il trapianto, da un costante aiuto affettivo e psicologico. Un luogo dove il paziente non è mai lasciato solo. A fare dell’Ismett un modello esemplare, la commistione di investimenti e gestione pubblici e privati. L’istituto è, infatti, figlio di una collaborazione tra finanziamenti pubblici siciliani e un’università privata americana. Palermo e Pittsburgh. Luoghi distanti migliaia di chilometri e di modelli culturali, eppure legati oggi da un filo, da una via in qualche modo di ritorno degli emigrati che dalla Sicilia cercavano fortuna in America. Un filo di speranza, perché dimostra che se c’è la volontà tutto è realizzabile. Anche in una terra di cattivi esempi.
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