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Educare? No, educarci.

Numero 1, aprile 2012
L’educazione è il primo e più prezioso investimento di una comunità aperta al futuro. Un investimento che trova nella famiglia e nella scuola i suoi veicoli principali, ma non gli unici. Ogni contesto può e deve essere educativo, ogni incontro può rivelarci una strada. In questa dimensione, che non è solo razionale, ma fa appello anche all’empatia, non si ci può limitare da una parte, a esporre regole e princìpi e, dall’altra, a riceverli. Bisogna protendersi verso l’altro, con l’intelligenza e con il cuore, per potersi mostrare nella propria autenticità e per instaurare quel rapporto di fiducia che è alla base del rapporto educativo. E’ su questo piano che si gioca, oggi, la sfida educativa.

Chi si affaccia sul cammino della vita va accompagnato a trovare la sua identità, non assimilato alla nostra. Ma per realizzare questo progetto – certo più faticoso perché basato sul dialogo e l’ascolto invece che sul precetto e la proibizione- è necessario innanzitutto educarci. I giovani non cercano adulti perfetti, ma persone credibili e appassionate. Persone che non dicano loro cosa fare, ma facciano assieme con loro. E che sappiano guardarsi dentro, verificando la coerenza tra teoria e pratica, la credibilità del loro essere testimoni.
Luigi Cotti, "La speranza non è in vendita"
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