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La pulce: consapevolezza e rinnovamento associativo

Numero 3, ottobre 2012
No. Ormai non possiamo più nasconderlo. Il cambiamento, lo scatto verso un nuovo modello organizzativo è urgente e inevitabile. Nell’Assemblea Nazionale di Coccaglio è emerso evidente un disagio diffuso per le innegabili difficoltà presenti in tutte le realtà regionali (con motivazioni diverse nei vari territori). In quell’occasione A.I.D.O. però ha avuto il coraggio e la serietà di approvare un documento che responsabilizza tutti a riflettere sugli obiettivi e a ripensare la nostra azione, nella società odierna, per raggiungerli: ripensare a un’organizzazione moderna, aperta e funzionale di volontari formati adeguatamente e consapevole dell’impegno intrapreso. L’Associazione è giunta a un momento cruciale della sua storia. Si dovrà rinnovare oppure il rischio sarà un lento ed inevitabile declino.

In questo processo, si dovrà tenere conto della necessità di informare e sensibilizzare giovani e meno giovani rispetto alla donazione post-mortem di organi, tessuti e cellule, ma anche di costruire una nuova generazione di volontari preparati seri ed entusiasti che proseguano l’attività di A.I.D.O. in futuro; abbandonare rigidità, schemi antiquati, liturgie superate, personalismi dannosi potrebbe essere l’inizio per una nuova condivisione tra generazioni diverse di volontari.

In attesa di valutare gli sviluppi della ristrutturazione territoriale pubblica (vedasi accorpamento tra province al centro della discussione amministrativa pubblica) getteremo qualche proposta sul “tappeto”... Gli adempimenti previsti dalla legge per le Associazioni di Volontariato, anche se assolutamente necessari, smorzano gli entusiasmi e sottraggono tempo importante alla causa, dunque riteniamo utile la semplificazione e lo snellimento della struttura con l’istituzione di gruppi comprensoriali, con area operativa di competenza coincidente con i distretti sanitari. Come già previsto nello Statuto, si potrebbero mantenere dei referenti per ogni comune per consentire una copertura totale del territorio.

Importante inoltre la flessibilità dell’organizzazione, considerando le peculiarità delle singole realtà territoriali pur nel rispetto dell’unicità di A.I.D.O.: laddove la gestione territoriale attraverso i gruppi comunali è ottimale, ovviamente, si potrebbe mantenere. Un rapporto più stretto tra Nazionale, Regionali e Sezioni Provinciali sarebbe opportuno e funzionale. Un’ipotesi interessante da sperimentare, in questa prospettiva, potrebbe essere la sostituzione del Consiglio direttivo con la Conferenza dei Presidenti a livello Regionale e Nazionale. Alla luce di questa proposta, fondamentale per il raggiungimento dell’obiettivo (il diritto alla salute per tutti) sarà l’obbligo di superamento di test formativi on line e on site per tutti i dirigenti , differenziati per livello associativo (nazionale, regionale, provinciale e comunale).

Attualmente, anche se non propriamente legato alla riorganizzazione in senso stretto, è basilare continuare a promuovere la circolazione delle informazioni tra strutture, utilizzando le nuove tecnologie esistenti (web 2.0, ecc.), e rivedere completamente il sito web (assolutamente superato), per consentire una migliore fruizione da parte del cittadino e una maggiore duttilità per l’impiego da parte delle strutture regionali e provinciali. L’Associazione dovrà prevedere un percorso formativo al fine di preparare i futuri protagonisti, tra quattro anni, del ricambio all’attuale dirigenza (in particolare Nazionale e Regionale). Momenti di incontro/scambio/formazione residenziale per i volontari più giovani sui quali puntare con decisione.

Concludendo, abbiamo l’impressione che serva un cambio di mentalità che porti ad una maggior consapevolezza del compito e della sfida affascinante che stiamo affrontando insieme, altrimenti qualsiasi riorganizzazione (anche la migliore possibile) fallirà.
Stefano Cresci, Presidente A.I.D.O. Emilia-Romagna
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