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L’etica della responsabilità

Numero 4, dicembre 2012
L’etica è il primo argine all’illegalità. Nei contesti professionali non può mai essere vista come un “di più”: non è un obiettivo fra gli altri, ma ciò che deve fare da sfondo a ogni progetto, a ogni investimento e scelta strategica. Essa è il fine di un’attività professionale, raggiungibile solo se le persone che coinvolge (i dipendenti, i collaboratori) sono a loro volta fine, e mai strumento.
Il nostro lavoro è “etico” quando non presta il fianco ai compromessi, alle scorciatoie, alle prepotenze di chi vuole calpestare i diritti in nome del privilegio.
Dunque non solo “etica nelle professioni”, ma etica come professione di tutti.
Tutti, senza eccezioni, dovremmo diventare dei “professionisti” dell’etica, cioè mettere le nostre migliori capacità, conoscenze e competenze al servizio di un rinnovamento etico, culturale, sociale dei contesti in cui viviamo, tanto nella vita privata, come in quella lavorativa e pubblica.
La parola professione deriva dal verbo professare, che in latino significa “confessare pubblicamente” (un’appartenenza religiosa, un’opinione… e quindi significa insegnare. Assumere l’etica come professione significa manifestarla pubblicamente, renderla visibile in ogni nostro comportamento, insegnarla, educandoci a vicenda.
Luigi Ciotti
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