« indietro

Il “network donazione e trapianto”:
modello di efficacia ed efficienza.

Numero 4, dicembre 2013
La donazione di organi da cadavere è un indicatore di buona medicina nell’ambito del processo di cura del paziente con gravissime lesioni cerebrali in rianimazione. In Italia la donazione dopo “morte encefalica” (DBD) si è notevolmente sviluppata raggiungendo numeri e qualità di eccellenza in Europa; tuttavia ciò non è sufficiente a colmare il divario tra necessità terapeutica di trapianto e disponibilità di organi. Il punto fondamentale del processo di donazione è l’identificazione del potenziale donatore. In Italia dal 2006 è in atto il Registro nazionale dei decessi con lesione cerebrale acuta in rianimazione (DACLs); la presenza di circa 150 DACLs per milione di popolazione e una percentuale attesa di circa 60% di accertamenti con criteri neurologici costituiscono il benchmarking con cui misurare la potenzialità di donazione e l’efficienza del processo. Risulta evidente l’elevato numero di “morti encefaliche silenti” che costituisce allo stesso tempo, in particolare in alcune regioni con bassissimi risultati di donazione, la criticità maggiore e l’obiettivo principale di miglioramento.

Una stretta collaborazione e integrazione tra coordinatore e medico curante intensivista sono quindi indispensabili; la mancata consapevolezza del ruolo e dell’importanza dell’intensivista nel processo di donazione è la principale barriera alla donazione: tuttavia esistono oggi ulteriori motivi per un maggiore impegno ed interesse degli intensivisti:
a) i nuovi scenari clinici e tecnologici in cui il paziente può giungere alla morte;
b) il profondo cambiamento nell’epidemiologia dei pazienti con lesione cerebrale acuta che oggi hanno età avanzata e prevalente eziologia cerebrovascolare;
c) la necessità di un trattamento intensivo efficace e di alta qualità del potenziale donatore per migliorare la qualità degli organi;
d) la progressiva diminuzione delle risorse umane e strutturali delle rianimazioni;
e) la gestione improcrastinabile delle problematiche di fine vita in area critica e dell’appropriatezza o futilità delle cure.

La donazione di organi a cuore fermo (DCD) è stata affrontata in Italia con buoni risultati, ma limitati nel numero, con un progetto pilota. Tale progetto ha prodotto cultura ed esperienza nel contesto italiano: è quindi opportuno che un gruppo multidisciplinare rivaluti i risultati ottenuti e la possibilità che la donazione DCD superi barriere che non sembrano essere normative o etiche ma culturali od organizzative. In conclusione, la donazione non può essere compito esclusivo della rete di coordinatori ma anzi deve essere obiettivo evidente e dichiarato dell’intero ospedale e in particolare dell’intera area critica. L’identificazione del potenziale donatore deve essere obiettivo condiviso da tutti gli specialisti che trattano i pazienti con lesione cerebrale acuta. Il “network donazione e trapianto” costituisce un modello articolato di organizzazione, formazione e controllo di efficacia e di efficienza sia a livello italiano che europeo. La metodologia di lavoro, la rete di professionisti e le risorse disponibili possono esercitare un forte stimolo di miglioramento e avere una favorevole ricaduta sulla gestione clinico-organizzativa dell’area critica, allo stesso tempo migliorando l'appropriatezza della cura del paziente con lesione cerebrale acuta e aumentando la disponibilità di organi per trapianto.
Francesco Procaccio, Centro Nazionale Trapianti

Per saperne di più: Trapianti, doi 10.1709/1329.14704
torna su