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Consolidamento e nuovi percorsi

Numero 1, marzo 2014
I dati diffusi dal Centro nazionale trapianti sull’attività di donazione e trapianto per l’anno 2013 confermano un tasso di donazione fermo ormai da quattro anni (18 pmp) e un calo preoccupante nel trapianto di cuore e rene. Diventa pertanto essenziale consolidare quanto realizzato in questi anni riguardo alle attività di donazione e di trapianto, ma anche ricercare nuovi percorsi che portino a colmare il divario tra necessità terapeutica di trapianto e disponibilità di organi. É indispensabile una stretta collaborazione e integrazione tra coordinatore e medico curante intensivista. La mancata consapevolezza del ruolo e dell’importanza dell’intensivista nel processo di donazione è stata individuata come maggiore barriera nelle rianimazioni e principale criticità culturale ed organizzativa.

É auspicabile diffondere il concetto di donatore a cuore fermo tra le figure professionali dell’area critica, in particolare tra medici e infermieri delle terapie intensive, del pronto soccorso e del 118, programmando un adeguato percorso formativo sia per quanto riguarda gli aspetti tecnici che metodologici. Da studi e indagini risulta che ogni anno circa 5.500 pazienti con lesione cerebrale devastante muoiono nelle rianimazioni italiane, ma solo nella metà dei casi la morte viene determinata con criteri neurologici. Rimane quindi un elevato potenziale di donazione dopo arresto circolatorio nei reparti intensivi. Naturalmente è necessario un lavoro preparatorio di condivisione e discussione delle problematiche etiche, cliniche, legali ed organizzative in ambito multidisciplinare.

É da applicare quanto previsto dal decreto Stato regioni del 13 ottobre 2011, sul coordinamento ospedaliero. La donazione non può essere compito esclusivo della rete dei coordinatori, ma deve essere obiettivo dichiarato dell’intero ospedale. L’identificazione del potenziale donatore deve essere un obiettivo condiviso da tutti gli specialisti che trattano i pazienti con lesione cerebrale acuta, basato su procedure contestualizzate al singolo centro specialistico e all'area di afferenza. Inoltre deve essere maggiormente sviluppato e valorizzato il ruolo infermieristico nell'ambito del coordinamento.

Occorre puntare al reclutamento di tutti i cuori potenzialmente trapiantabili. É importante partire subito a livello nazionale con il programma ADONHERS dell’Istituto di Fisiologia Clinica del CNR di Pisa. E’ una risposta alla necessità di allargare i criteri di donazione di donazione di cuore, andando a valutare i cuori di pazienti di età avanzata, oltre i 55 anni, che possono diventare idonei alla donazione, se il loro cuore supera le prove di stress fatte con ecocardiografia ed iniezione di farmaci. Negli ultimi tre anni (in due Regioni) su 90 donatori anziani analizzati, in 34 casi è stato
possibile trapiantare un cuore altrimenti escluso per motivi anagrafici.

Infine, è importante mantenere alto il livello di informazione/comunicazione/promozione verso la cittadinanza, incrementando tutte le iniziative di radicamento di una cultura nei confronti innanzitutto delle nuove generazioni e dei nuovi “italiani”. Denunciamo purtroppo da due anni la scarsa attenzione e i pochi finanziamenti destinati alle campagne informative e alla giornata nazionale della donazione da parte del Ministero della Salute.
Vincenzo Passarelli, Presidente A.I.D.O Nazionale
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