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Chi siamo, cosa stiamo facendo …

Numero 2, giugno 2014
Ci poniamo mai queste semplici domande? Il nostro ruolo nella società attuale quale è? Pensiamo ad A.I.D.O. e a tutto il Volontariato come a una palestra di civiltà, di relazione, di cittadinanza attiva e comunitaria. Lo sviluppo di valori fondamentali da propagare con grande profondità passa attraverso la consapevolezza che il dono non è semplicemente un gesto altruistico ma di responsabilità civile nella costruzione di un Paese migliore in cui vivere tutti: noi, gli altri, i nostri figli e le future generazioni. Per questi motivi, A.I.D.O. non può che essere una Associazione unica: questo è un punto irrinunciabile. Anche per il livello simbolico di quest’unità nei valori. All’art. 2 della carta Costituzionale si affermano i caratteri fondamentali dell’essere cittadino con diritti inviolabili garantiti per il solo fatto di esistere e con doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. Qui è inserito il dono. Qui è inserita la nostra attività di Volontari: cittadini consapevoli, maturi e capaci. Il nostro impegno è un dovere civile e non un atto straordinario, eroico o dal quale derivarne onori sociali di vario genere.

FORMAZIONE CONTINUA
Punto cruciale e decisivo se vogliamo avere un futuro. Se vogliamo svolgere i compiti che ci siamo responsabilmente assunti, è necessario avere conoscenze e competenze, analizzare il contesto comprendendo che il Volontariato è una palestra di partecipazione sempre aperta. Non possiamo mai smettere di prepararci a un impegno così alto. E’ irrinunciabile investire in termini di risorse economiche, fisiche e mentali su questo capitolo. Con la formazione arriva tutto il resto.

RICAMBIO ASSOCIATIVO
Valutando questi anni, si è ben compreso quanto sia vitale per A.I.D.O. e per gli scopi che in questa sigla racchiudiamo. Per cercare di raggiungere questo obiettivo pensiamo sia importante fare chiarezza. La gioventù è una condizione e non una qualità. Ai giovani, forse a tutti i volontari (quale è il limite? Io mi sento ancora un giovane uomo adulto), crediamo sia necessario garantire una maggiore flessibilità nell’impegno, maggior fiducia, affidando loro compiti e budget raggiungibili. Bisogna abbandonare liturgie, costruzioni mentali e atteggiamenti obsoleti e incomprensibilmente fuori dal nostro tempo, fuori dal nostro contesto socio-culturale. Il ricambio si costruisce, ricercandolo, formando i volontari (giovani si, ma anche meno giovani) dal primo giorno di insediamento, garantire loro la massima partecipazione ai più alti consessi associativi e investire su di essi, sulla loro crescita, in primis personale, per passare il testimone dopo un mandato o al massimo due. Se il Volontariato è partecipazione civile dobbiamo consentire a persone migliori di noi (e se non lo saranno, sarà sempre colpa nostra) di condurre l’Associazione verso gli obiettivi che sono bene espressi nella relazione del Consiglio Nazionale: promozione culturale della responsabilità, del senso comunitario, relazionale e di integrazione e consapevolezza sanitaria. Solo con la continua ricerca si potrà ottenere il RISULTATO: creare GIUSTIZIA sociale. Giustizia deriva da Jus che significa ragione, legge. La ragione accostata alla legge: i latini ci hanno insegnato tutto.

INFORMAZIONE
Dopo una seria preparazione e condivisione del messaggio culturale possiamo permetterci di effettuare una comunicazione efficace. Ovviamente, anche noi riteniamo sia necessario lavorare sul miglioramento del sito che ormai è inadeguato e investendo ancor di più sul web 2.0, newsletter, L’Arcobaleno on line, ma non dimentichiamo che questi spazi sociali vanno riempiti di contenuti e solo noi possiamo riempirli di significato. Anche per molte altre ragioni, riteniamo che le strutture comunali non siano la colonna portante di A.I.D.O.: molti risultati si sono ottenuti solo grazie all’azione efficace del Consiglio nazionale. Anche i Consigli Regionali sono cruciali per la nostra organizzazione, se sapranno essere interlocutori credibili perché è a livello centrale (leggasi Ministero) e nelle Regioni che si snodano le strategie in ambito sanitario. Investendo sulla formazione/informazione potremo quindi efficacemente essere interlocutori credibili per le Istituzioni omogeneamente in tutta Italia (non solo a livello nazionale o in regioni virtuose), proporre infine un progetto serio di rete con le altre Associazioni del dono e nel lungo termine approdare alla creazione di un’unica Associazione per la promozione del dono, scelta di vita responsabile slegata dal singolo tema associativo.
Utopia? Noi pensiamo di no. A.I.D.O. deve avere una visione lungimirante e propositiva, nell’interesse dei cittadini, non della struttura.

Stefano Cresci, Presidente A.I.D.O. Emilia-Romagna
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