« indietro

L’Europa dei Trapianti.

Numero 3, settembre 2014
Mentre la medicina continua a fare passi da gigante, in Europa sono 68.000 i pazienti in attesa di un trapianto, rendendo la carenza di organi come fegato, cuore, polmone, reni, pancreas, intestino, il principale ostacolo a fornire una terapia adeguata per patologie purtroppo spesso letali. E ogni giorno non poche persone perdono ancora la vita per mancanza di organi disponibili.
Dal 1996, ogni anno il Consiglio d’Europa celebra e patrocina la Giornata Europea della Donazione, il cui obiettivo è stimolare il dibattito su questo tema e informare i cittadini europei sulla donazione e trapianto di organi. L’organizzazione della Giornata è demandata a turno ad uno dei 47 paesi membri del Consiglio d’Europa.

Il prossimo 11 ottobre, per la prima volta, sarà l’Italia ad ospitare questo evento e saranno tante le iniziative, attività e appuntamenti proposti dal Ministero della Salute, dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Centro Nazionale Trapianti, per richiamare l’attenzione dei cittadini sull’importanza di esprimersi a favore della donazione. Roma farà da sfondo alla manifestazione che si svilupperà in diverse location della Capitale, per offrire momenti di informazione e intrattenimento sul tema del dono.

Sul sito ufficiale della manifestazione, www.eodd2014.it, è possibile reperire tutte le indicazioni necessarie sulla giornata, le iniziative previste e le modalità di partecipazione. Il motto che fa da filo conduttore è Prima che sia tardi dichiara il tuo amore: un invito a celebrare la vita, l’amore e la condivisione compiendo le proprie scelte in tempo utile, con una particolare attenzione verso gli altri.

Come si è detto, è la prima volta che l’Italia ospita la Giornata Europea per la donazione degli organi, ed è una bella soddisfazione per un sistema che fino a 15 anni fa faticava a tenere il passo con altri paesi. Negli ultimi dieci anni, infatti, l’Europa dei trapianti si è evoluta in modo significativo da un punto di vista istituzionale, organizzativo e di relazioni internazionali, e l’Italia con lei.

A seguito dell’approvazione di una serie di Direttive europee - prima nel settore dei tessuti tra il 2004 e il 2006 e più recentemente per gli organi nel 2010 e 2012 – l’Unione si è di fatto affiancata al Consiglio d’Europa come organismo Europeo attivo in questo settore. Le Direttive hanno posto le basi per un comune percorso, soprattutto nell’ambito delle procedure volte ad assicurare livelli omogenei di qualità e sicurezza. E non sono i pochi i paesi che in questo lasso di tempo hanno compiuto grandi progressi nel settore della donazione, pensiamo alla Croazia, all’Inghilterra, alla Slovenia, mentre sono molti quelli che – anche senza raddoppiare i numeri - hanno contribuito alla crescita complessiva, dall’Estonia al Belgio, dalla Francia alla Repubblica Ceca, alla Slovacchia Come si è mossa l’Italia in questo ambito? Di certo l’approvazione della Legge 91/1999 aveva già facilitato l’adeguamento ai livelli di efficienza di altri grandi Paesi europei, come Spagna e Austria, rispetto ai quali l’Italia aveva degli oggettivi ritardi da recuperare. Nel 1999, infatti, il numero di donatori per milione di popolazione (pmp) in Italia era di soli 13.7 contro i 33.5 della Spagna e i 25.9 dell’Austria, mentre nel 2013 le distanze si sono considerevolmente accorciate, i donatori pmp in Italia erano 21.7 contro i 35.3 e i 24.5 di Spagna ed Austria, rispettivamente.

Il consolidamento di una rete trapiantologica nazionale ha inoltre contribuito all’adozione di linee guida e comportamenti condivisi: i progressi generali sono anche avvenuti grazie all’impegno degli operatori, delle associazioni di volontariato, nonché alla crescente generosità dei cittadini italiani, che tuttavia possono dare ancora un grande contributo, perché la percentuale di opposizioni al momento della donazione in Italia, ancorché diminuita negli ultimi dieci anni (31.6% nel 2003 contro 29.4% nel 2013) risulta ancora decisamente superiore ai valori dei paesi più evoluti come la Spagna (15,9% nel 2013).

Insomma, è valso a qualcosa lo sforzo fatto dalla rete nazionale per aprirsi all’Europa e confrontarsi con gli altri paesi nei numerosi progetti e iniziative di questi anni? É un dato di fatto che i nostri progressi sono stati ampiamente riconosciuti dalla comunità internazionale, attraverso incarichi di prestigio come la presidenza del Comitato del Consiglio d’Europa, quella del South Alliance for Transplant, il progetto Mediterranean Transplant Network e molti altri che ci hanno visti coinvolti e protagonisti sin dal 2003. Questi risultati devono soprattutto fungere da ulteriore stimolo per garantire tutti i giorni il diritto alla salute dei pazienti in lista, valorizzare l’ormai unica rete trapiantologica nazionale e incrementare l’attività di donazione, segno di solidarietà, nel nostro paese.

Alessandro Nanni Costa, Direttore Centro Nazionale Trapianti
torna su