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Gli interventi del Direttore del Cnt e dell’Assessore alla Sanità

Numero 2, luglio 2008
Nanni Costa: unità d’intenti

Quello che ha fatto l’A.I.D.O. con la consegna dei nomi dei suoi iscritti testimonia una unità d’intenti con la Rete Trapiantologica Italiana che non è solo l’iscrizione o la dichiarazione di volontà che vale moltissimo, ma è l’impegno quotidiano di servizio nel territorio a favore di qualcun altro. Credo che i rapporti fra la Rete Trapiantologia e l’A.I.D.O. negli ultimi anni siano cresciuti con una vera, concreta, reale partnership, ciascuno nei campi d’interesse, ma con uno scambio continuo su tutto e io ringrazio Vincenzo Passarelli a nome di tutta l’A.I.D.O., per quello che fate e quello che farete, perché il vostro sostegno è importante non per noi, ma è fondamentale per chi aspetta un organo e non aspetta altro.
Abbiamo un problema nella diffusione dell’espressione di volontà, perché solo attraverso l’azione fra i cittadini, fra le persone possiamo disboscare ancora quei dubbi, quelle perplessità, quella oggettiva fatica che c’è a pensare alla donazione degli organi. Se noi riducessimo del 10% le opposizioni, avremmo un aumento di circa 500, 600 trapianti all’anno. Il dato è rilevante. Se noi riuscissimo a calare di un terzo queste opposizioni, vi rendete immediatamente conto del numero di trapianti in più che faremmo, perché ogni opposizione in meno vuol dire tre trapianti in più, duecento opposizioni in meno sono seicento trapianti in più e, su tremila trapianti all’anno, seicento in più sono il 20%. E questi sono obiettivi raggiungibili, che io credo ci dobbiamo dare e, comunque, dobbiamo invertire una tendenza che va in un’altra direzione. A ormai otto anni dalla nascita, possiamo dire che il Centro Nazionale Trapianti svolge il compito di coordinamento sulle attività del trapianto di organi, tremila all’anno in Italia, ma anche sulle attività di coordinamento del trapianto di tessuti, quindicimila all’anno in Italia, primo Paese in Europa, e al trapianto di cellule, anche qui siamo ai vertici europei. Qual è il problema che abbiamo sulle donazioni? Che il numero delle opposizioni sta aumentando: nel giro di due anni è aumentato di più del 10 %, abbiamo ormai stabilmente superato questo anno le 30 opposizioni per milione di abitanti e questo sta riducendo il numero dei donatori. Noi sulla media europea abbiamo sempre un numero di opposizioni inferiori alla Francia, al Regno Unito, alla Germania. Io non mi sono
preoccupato guardando il dato da quello che era un dato italiano di qualche tempo fa e di numeri che tendono a non diminuire; e questo richiederà certamente del lavoro, parlo di lavoro, non parlo di modifiche normative. Quindi un sistema che sta crescendo. Cosa offriamo ai tremila pazienti che andremo a trapiantare questo anno? Offriamo la migliore qualità che oggi sia certificabile in Europa. Noi siamo l’unico Paese europeo che pubblica stabilmente i dati di tutti i Centri trapianti, come qualità, sul proprio sito internet. E siamo l’unico Paese europeo che confronta i dati nazionali con i dati di quello che è il principale registro europeo, che si chiama “Collaborative Transplant Study” e che ha sede in Germania a Heidelberg. E i dati che noi andiamo a confrontare ci dicono sistematicamente che le nostre medie negli esiti dei trapianti di rene, di fegato, di cuore sono superiori alle medie dei migliori Centri europei. Quindi siamo gli unici che misuriamo e abbiamo dei dati superiori a quelli che misurano prevedibilmente i Centri migliori. E questo è un dato certamente fortemente positivo. Vanno fatti i complimenti agli internisti e ai chirurghi che lavorano nella Rete Trapiantologia Italiana, perché se ci chiedono “usiamo bene quello che abbiamo a disposizione?” la risposta è sì! Sul tema della sicurezza abbiamo ricevuto due riconoscimenti: uno dagli esperti trapiantatori dell’NIH sul livello della comunicazione e della trasparenza e uno dall’Audit dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, fatto dal principale esperto di problemi infettivologici dei trapianti degli Stati Uniti, dei riscontri assolutamente positivi, sia su come ci siamo comportati in quei giorni, sia sui livelli di sicurezza della Rete; è sempre difficile dire abbiamo dei buoni livelli di sicurezza, pur sapendo che il rischio non esiste e che il problema può avvenire domani mattina, però certamente abbiamo delle metodologie in grado di affrontare il problema e stiamo sulla spinta perché si impara dagli errori, più che dagli errori in questo caso si impara dalle carenze e stiamo migliorando la Rete grazie alla spinta positiva che abbiamo ricevuto e io spero che saremo il primo paese europeo che nel giro di un paio d’anni va a definire gli standard di sicurezza per i laboratori che lavorano sui trapianti, in maniera tale che solo i laboratori che avranno quegli standard possano lavorare per i trapianti.

Rossi: cresciuta credibilità

Il gesto bellissimo che l’A.I.D.O. ha fatto di trasferire al sistema informativo trapianti a livello nazionale la propria banca dati, che so essere stata riaggiornata e anche corretta e quindi è una banca dati pulita utilizzabile fin da subito, sta a significare che c’è un livello in cui l’associazione, nel momento in cui si rapporta all’istituzione pubblica, le conferisce credibilità. Non credo che per pubblico si debba intendere soltanto ciò che è Stato di per sé. Ci può essere un concetto più ampio di pubblico quando c’è chi si associa motivato per il bene comune e dalla volontà di mettersi a disposizione. L’atto aggiunge valore e penso che conferisce all’A.I.D.O., a pieno titolo, il diritto di partecipare agli organismi di indirizzo di questa complessa materia, della rete nazionale dei trapianti e dei livelli regionali. Nella mia regione in Toscana questo metodo di governo ormai è il metodo usuale. Mettiamo i cittadini, i rappresentanti delle associazioni, gli esperti, i funzionari della Regione insieme a coordinare un lavoro che poi riguarda i vari aspetti della materia sanitaria che sono per loro natura complessi. La proposta concreta che voglio fare a partire fin dalla prossima settimana nella riunione che avremo con gli assessori e poi con i rappresentanti del governo è che l’associazione A.I.D.O, che ha fatto questo gesto importante di trasferire al SIT la sua banca dati, partecipi a pieno titolo a tutti gli organi di indirizzo della rete nazionale trapianti e possa dare quindi lì fattivamente anche il suo contributo non solo di portatrice di strumenti, di indicazioni ma anche di elaborazione ideale che sarà senz’altro positivo per tutti. Stiamo parlando di un eccellenza nazionale del nostro Paese. A volte siamo portati a vedere il nostro Paese che arretra, che cade. Ci sono dei fatti che invece lo fanno essere punto
di riferimento. Ci sono Paesi che guardano a noi come un punto da cui ispirarsi, da cui prendere anche indicazione. Lo trovo importante per due ragioni: la prima è che indubbiamente questo ha a che fare con un dato naturale della nostra storia. La caratteristica della solidarietà, la spinta ad un afflato comunitario, soprattutto nel momento della sofferenza degli altri, nel momento della morte, da noi è molto forte. E’ una caratteristica sentita. La solidarietà esiste, è un dato caratteriale del nostro Paese. Penso anche che la sanità quando si confronta con la questione dei trapianti finisce per esprimere anche essa il meglio di sé. Chi fa i trapianti deve essere sempre disponibile, deve dedicare la propria attività, la propria professione in maniera pressoché assoluta e non pensando al denaro e non vedendo la propria professione, sia esso medico o infermiere o tecnico, in funzione di un successo legato al profitto ma in funzione di un successo legato a salvare la vita alle persone, a migliorane la qualità della vita. Questo è il punto fondamentale per tenere in piedi insieme nel nostro Paese un sistema pubblico. Speso c’è tanta inappropriatezza in questa sanità. Abbiamo una lista importante che può essere abbattuta dalla donazione dei cittadini: è la sfida maggiore che i cittadini possono rivolgere alle istituzioni. Attrezzare il servizio sanitario nazionale a rispondere a questa lista d’attesa, migliorerà tutto il servizio sanitario nazionale e i cittadini che sono la spinta, il punto di forza, attraverso l’atto della donazione possono davvero dare un contributo straordinario anche al miglioramento del servizio. Credo siano un i propositi, gli auspici. In Toscana abbiamo avuto anche un’altra lezione quando a Firenze per un errore umano c’è stato una sequela di episodi che hanno portato poi a compiere un trapianto di organi affetti da HIV. Si è reagito con trasparenza, magari se tutta la sanità reagisse con analoga trasparenza….. Oggi si parla spesso di mala sanità. Il primo modo per colpire la mala sanità è dichiarare quando si sbaglia. Bisogna che tutti quanti, istituzioni ma anche operatori, si assumano la responsabilità di saper riconoscere che l’errore è insito ad ogni attività umana e, quindi, purtroppo anche al mondo sanitario, anche al mondo degli ospedali, anche alla medicina. Si tratta di crescere tutti culturalmente introducendo nella cultura del Paese, nel mondo sanitario la consapevolezza che dall’errore si deve imparare. Gli indicatori ultimi che abbiamo sono positivi e ci fanno guardare con grande fiducia, con grande speranza al futuro. L’accordo dell’A.I.D.O. con il Cnt è stato senz’altro importante. Da qui se ne trae l’indicazione a lavorare ancora di più, con più forza, determinazione, per salvaguardare una punta di eccellenza del nostro Paese, del servizio sanitario nazionale. E’ vero che il sistema sanitario è di per sé un grande strumento di solidarietà. Quando per funzionare ha bisogno di una donazione, diventa uno strumento di un atto d’amore tra i cittadini ed io trovo che sia bellissimo che questo atto d’amore non è fatto verso il parente o la moglie o il figlio, cosa che di per sé appartiene alla natura dell’uomo, ma è fatto “a genere”. Sono convinto, con tanti pensatori evoluti, che donare “a genere” sia un salto di qualità nel pensiero e nell’anima delle persone. Un’associazione come A.I.D.O. rappresenta concretamente la possibilità che l’umanità possa compiere questo salto di qualità, non solo amare e voler bene a chi è vicino, a chi è parente, ma saper donare e sentirsi partecipi del genere umano. Anche qui ne viene una lezione di carattere generale sulla quale ragionare di più.
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