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Il dono? Serve soprattutto al donatore. Colloquio con Pierpaolo Donati, sociologo.

Numero 1, marzo 2016
Professore, lei si occupa di altruismo, ha anche scritto “Il capitale sociale degli italiani”. Essere altruisti conviene?
Altruismo è fare un dono. Ma il dono oggi ha molti significati. In economia serve ad avere utili, per esempio reputazione aziendale. Altri doni invece hanno scopi sociali. E’ il caso delle Fondazioni: in Europa e Usa le “community foundation” raccolgono doni da imprese, poi ne raddoppiano l’ammontare per destinarlo a progetti per anziani, malati, disabili. Infine, il volontariato: cioè persone che offrono il loro dono, non patrimoniale, nei network delle associazioni. E’ società civile.

Che cos’è dunque il dono?
Un atto di scambio. Non mercantile, ma con ricadute sociali. Mai totalmente disinteressato. E nella cultura, nelle aziende, nel terzo settore, oggi si sta differenziando rispetto al profitto. La sua funzione sta tornando, come nell’antichità, perché oggi cresce il bisogno di legami sociali. Più si disintegra il tessuto sociale, più gli individui si sentono soli: e il dono serve a connettersi, a creare rapporti significativi. Cementa. Non solo: crea forme di solidarietà, di coesione sociale. E’ riequilibrio tra chi è ricco e chi è povero, riattiva il senso della comunità. Nell’antica Israele ogni cinquant’anni si redistribuivano le terre per questo.

La società italiana ha questa cultura?
Solo in forma arcaica, primitiva. L’Italia non ha compreso questa forma moderna, evoluta, tecnologica del donare. Da noi è tribale, chiusa in una cerchia molto ristretta: amici, parenti, non circola nella società. Manca la consapevolezza che si riceverà se si dona. Radicata invece in America e Nord Europa dove il dono è circolare e proliferano le fondazioni.

E dove l’individuo è sempre responsabilizzato.
Da noi invece è sempre parte di un gruppo. La nostra mentalità è passiva, assistenzialista, la società civile è a “solidarietà corta”: per noi l’altro è solo un parente, qualcuno che si conosce bene. Nel discorso di insediamento John F. Kennedy disse, “Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiedi cosa puoi fare tu per il tuo Paese”. Impensabile, da noi.

Per questo da noi la donazione degli organi non decolla davvero mai?
Infatti. E’ dono ad estranei. Guarda caso nasce nei paesi anglosassoni, in Canada.

E la donazione di sangue?
Gli studi mostrano che se ne raccoglie molto di più nei paesi in cui non viene ricompensata.

(Valeria Palermi)
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