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Come possiamo migliorare?

Numero 2, dicembre 2007
L’Italia delle donazioni e dei trapianti rappresenta un settore efficiente, trasparente e di qualità della sanità pubblica. L’importanza che la Rete nazionale trapianti ha assunto trova pieno riconoscimento nel nuovo Piano sanitario nazionale, dove costituisce una delle tre reti di interesse nazionale, insieme all’emergenza-urgenza ed alle malattie rare. Dobbiamo tale riconoscimento alla reale integrazione che gli operatori del settore hanno saputo creare, coinvolgendo le istituzioni centrali e regionali. In tale processo d’integrazione hanno giocato un ruolo rilevante le tre organizzazioni interregionali: l’AIRT, il NITp e l’OCST. D’ora in avanti il Paese ci chiede di consolidare i risultati conseguiti, di armonizzare le differenze e di adeguare costantemente il progresso tecnico all’evoluzione delle conoscenze scientifiche ed organizzative. La sfida che ci attende è forse più ardua di quella che ha segnato l’avvio del Sistema trapianti, poiché si tratta di far transitare gli elementi strutturali che compongono la Rete verso una fase di piena maturità e di inserire il mondo dei trapianti nel profondo del contesto sociale e sanitario. Infatti, lo scenario nazionale mette in luce numerose criticità, accanto alle eccellenze che hanno spinto l’Italia ai vertici dei livelli donativi europei e mondiali. Non è il momento di adagiarsi, ma al contrario di ripartire dal fondo, cioè dai traguardi che dovrebbero rappresentare l’obiettivo comune su cui lavorare. A questo riguardo non dobbiamo dimenticare le numerose realtà europee che sono da alcuni anni in fase di regressione a seguito di un mancato consolidamento delle vette raggiunte negli anni ’80 e primi anni ’90. In primo luogo è necessario affrontare un punto nodale: gli strumenti sanciti dalla legge 91/99 non sono operativi in modo uniforme su tutto il territorio nazionale, con il risultato di produrre disuguaglianze nel soddisfacimento del fabbisogno di salute dei cittadini attraverso una significativa disomogeneità dei tassi di donazione fra le regioni italiane. L’attuale range di diversità nel tasso di donazione delle regioni italiane (da 7 a 42 donatori effettivi pmp), a fronte di una epidemiologia similare della morte cerebrale, evidenzia l’assenza di un “medium of care” nazionale. La domanda è: come aumentare la donazione nelle regioni che sono oggi sotto la media nazionale? Come modificare le condizioni organizzative per raggiungere l’obiettivo? Numerose sono le concause, ma possiamo individuare anche dei denominatori comuni su cui è necessario agire per migliorare, che dovrebbero rappresentare obiettivi condivisi: - riorganizzare i Coordinamenti Regionali, oggigiorno non orientati alle attuali necessità, che sono rappresentate dal coordinamento di organi, tessuti e cellule; - rivalutare quale fra i ruoli svolti dai Coordinamenti Interregionali, se quello operativo o quello di sintesi mediatoria, rappresenti oggi la missione prevalente ai fini di un interesse generale della rete; - attivare un collegamento fra il Coordinatore Regionale Trapianti e l’Assessorato; - sviluppare azioni di “governance” (indirizzo, programmazione, monitoraggio) da parte dei Coordinamenti Regionali; - attribuire, attraverso gli Assessorati, obiettivi di budget ai Responsabili delle Rianimazioni ed ai Direttori Generali delle Aziende Sanitarie. Il secondo obiettivo è quello di sviluppare una formazione istituzionale, di sistema, che permetta ai giovani di ricevere le prime nozioni generali nei corsi di laurea in Medicina e Chirurgia e che poi permetta di sviluppare corsi di Specializzazione e Master in contesti universitari qualificati. La domanda è: come trasferire le competenze trapiantologiche ai giovani? E ancora, considerando che l’attività trapiantologica ha oramai una sua specifica dignità specialistica, come attiviamo la diffusione di strutture complesse dedicate alla trapiantologia ed il conseguente arruolamento dei giovani? Inoltre i giovani sono oggi disincentivati dall’impegnarsi in questa specialità scarsamente remunerativa sia in termini di progressione di carriera che di risultato economico rispetto a tutte le altre specialità chirurgiche, e quindi necessario chiederci: quali interventi mirati è possibile attuare per generare attrazione nei confronti dei giovani? In questa situazione appare necessario: - delineare i requisiti formativi atti allo svolgimento dell’attività di trapianto di organi in quello che è al momento il secondo paese al mondo per donazioni e trapianti; - stimolare la creazione di Unità Operative complesse dedicate a questa attività, ovviamente con carichi di lavoro che lo giustifichino dove almeno l’80% dell’attività sia dedicata alla trapiantologia; - potenziare gli organici oggi largamente insufficienti. Allo stato attuale i giovani sono sempre meno propensi ad impegnarsi nell’attività trapiantologica ed è quindi necessario attuare interventi mirati a generare attrazione. Il terzo obiettivo è rappresentato dallo sviluppo della ricerca clinica, spesso sacrificato dall’esiguità delle risorse economiche o da una loro impropria attribuzione, laddove particolarmente sentita è l’esigenza di adeguare le cure ai progressi scientifici in un settore ad elevata complessità quale quello dei trapianti. In questo settore, ancor più che in altri, è nodale lo sviluppo di una cultura orientata alla qualità ed alla sicurezza del paziente attraverso un’attenta gestione del rischio clinico attraverso programmi di accreditamento dei percorsi e dei processi. A questo riguardo è proponibile: - aumentare lo spazio di ricerca del SSN al fine di potenziare l’assetto organizzativo e conseguentemente la “qualità percepita dal cittadino”; - attribuire risorse laddove esistono competenze e strutture dedicate alla trapiantologia, superando definitivamente la fase pionieristica. In sintesi, proponiamo per il consolidamento della rete trapiantologia di : - ridurre le differenze; - colmare le lacune organizzative e strutturali; - delineare percorsi formativi specifici; - potenziare organici dedicati; - stimolare la ricerca applicata all’assistenza.
Franco Filippini, Direttore Dipartimento Trapianti Inter area vasta – Regione Toscana.
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