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Più organizzazione e informazione

Numero 2, ottobre 2006
Il Ministro della Salute Livia Turco intervenendo alle celebrazioni per i 40 anni di attività trapiantologia in Italia ha affermato che la cultura della donazione di organi è un aspetto da coltivare col massimo dell’attenzione, perchè donare gli organi significa “aiutare l’umanità e garantire il diritto alla salute”. Inoltre ha ricordato che l’Italia, nel corso dell’ultimo decennio, è riuscita a rovesciare il ritardo che, ci relegava ad una posizione di fanalino di coda in Europa,
in una posizione di avanguardia. Tutto questo è stato possibile perché è stato fatto un investimento serio sulla rete dei trapianti; sono stati messi in campo processi e verifiche di qualità con procedure precise; è stata attuata una scrupolosa valutazione dei risultati e la trasparenza delle procedure. Negli ultimi cinque anni i dati sui trapianti sono stati messi a disposizione di tutti i cittadini. Tutto ciò è servito per far crescere e aumentare la cultura della donazione e del trapianto nella popolazione. Una comunità generosa che ha capito che la terapia del trapianto è un’impresa comune che vede impegnati fianco a fianco mondo sanitario e società al completo. Molto c’è però da fare per ridurre drasticamente le liste di attesa e risolvere il problema della disomogeneità presente nel paese. Molto c’è però da fare per ridurre drasticamente le liste di attesa e risolvere il problema della disomogeneità presente nel paese. I pazienti in attesa di un trapianto sono circa novemila (più di 6000 in attesa di un trapianto di rene) e nelle regioni del sud si dona di meno che al nord (Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia non arrivano a 10 donatori per milione di popolazione). C’è bisogno di una maggior volontà politica delle Regioni per portare a una migliore gestione delle attività e delle strutture di prelievo e trapianto di organi tessuti e cellule e al superamento delle diversità
di attenzione e di impegno che le Aziende Unità Sanitarie Locali e Ospedaliere e gli stessi operatori sanitari dedicano al prelievo. Infatti l’attività trapiantologica si fonda su una rete e diventa possibile solo grazie alla collaborazione dei centri trapianto, dei centri di coordinamento e delle rianimazioni. Una comunità di persone che non deve mai perdere di vista la solidarietà. E nel caso dei trapianti solidarietà significa mettere i pazienti al centro del sistema, ma anche una grandissima attenzione ai familiari delle persone che sono morte. Inoltre il concetto di solidarietà, che è alla base di tutto il sistema delle donazioni di organi e tessuti, deve essere continuamente sollecitato non solo organizzando meglio le strutture, ma anche informando con correttezza la gente. Tanta informazione perché si parla sempre poco di donazioni. L’A.I.D.O. che è impegnata fin dalla nascita in un’azione prevalentemente culturale (educare la gente al problema del prelievo e del trapianto modificandone gli atteggiamenti spesso scettici e diffidenti) continuerà nella sua azione al fianco delle Istituzioni,
per rafforzare il senso sociale e solidaristico del prelievo di organi e tessuti. L’esperienza di 32 anni di attività ci dice che solo l’informazione adeguata, fa acquisire consapevolezza e il cittadino è portato a compiere una scelta libera e responsabile. Vincenzo Passarelli, Presidente Nazionale A.I.D.O.
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