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Pregi e difetti del disegno di legge sui trapianti.

Numero 1, marzo 1999
Il testo di legge approvato di recente dalla Camera dei Deputati è stato salutato con entusiasmo da più parti come giusta soluzione per risolvere il problema dei trapianti in Italia. In realtà l’analisi del testo legislativo non induce all’ottimismo ma a viva preoccupazione. Infatti il principio del silenzio-assenso, già in vigore dal 1975 ma di fatto non applicato dai medici, viene burocratizzato con costi innanzitutto economici e soprattutto in termini applicativi sia per censirlo che per verificarlo. La procedura prevede infatti che la A.S.L. notifichi ad ogni cittadino suo iscritto l’invito a manifestare la propria volontà in ordine alla donazione di organi e tessuti e successivamente accerti che la richiesta sia effettivamente pervenuta all’interessato. La A.S.L. deve poi sollecitare periodicamente chi non ha espresso la propria volontà in ordine alla donazione e organizzarsi per conservare l’aggiornamento in tempo reale dei dati relativi ai donatori, non donatori e dei soggetti che non hanno espresso alcuna volontà alla donazione di organi. La legge prevede poi le modalità di trasmissione dei dati relativi ai soggetti sopra specificati da parte delle A.S.L. al Centro Nazionale per i trapianti, ai centri regionali o interregionali per i trapianti e alle strutture per i prelievi, prevedendo ovviamente un sistema informatizzato nell’ambito del Servizio sanitario nazionale. Tutto ciò rischia, non di migliorare le prospettive dei prelievi di organi e tessuti, ma di pregiudicare se non di paralizzare in concreto la possibilità di incrementare i trapianti d’organo nel nostro Paese. Nelle regioni del Nord, che si sono già dotate di ottimi sistemi organizzativi, è concreto il pericolo di un crollo significativo dei prelievi: nelle regioni del Sud invece si rischia di bloccare definitivamente il rilancio organizzativo del Servizio sanitario nazionale di per sé già notoriamente carente. Il successo di questa legge si gioca poi sulla corretta informazione: ma proprio l’informazione se distorta ne rischia il definitivo affossamento. Un esempio? Si è gridato ai quattro venti da parte dei mezzi di informazione di massa che ciascuno di noi, se nulla dirà, sarà considerato potenziale donatore. Ebbene ciò non è vero. L’art. 4 comma 2,infatti, stabilisce che “i soggetti cui non sia stata notificata la richiesta di manifestazione della propria volontà in ordine alla donazione di organi e tessuti sono considerati non donatori”. Si arriva all’assurdo che un iscritto all’A.I.D.O. che non risultasse informato secondo la descritta procedura, nonostante la manifestazione della propria volontà alla donazione,dovrebbe essere considerato non donatore. E non è finita. Chi verificherà l’autenticità dello scritto con cui i familiari, attribuendolo al congiunto, si oppongono al prelievo, se al contempo risulterà dal sistema informatizzato che il defunto aveva dato il consenso alla donazione? Come potrà il medico verificare tutte le suddette disposizioni con la necessaria serenità quando in caso di prelievo compiuto su chi non era stato correttamente informato è prevista la pena della reclusione e l’interdizione dall’esercizio della professione sanitaria fino a due anni? Queste sono le ragioni per cui la nostra Associazione non può esultare innanzi ad una siffatta legge. Di qui la richiesta di tenere distinte la legge sul consenso da quella sull’organizzazione sanitaria, richiesta che già in sede di audizione avevamo avanzato al Legislatore. In realtà la parte innovativa e positiva del disegno di legge è proprio nella previsione di un Centro nazionale per i trapianti e nella istituzione delle figure professionali dei Coordinatori regionali, interregionali e locali per i prelievi di organi e tessuti che consentirà una migliore organizzazione del servizio sanitario nazionale. Non ultima nota positiva è l’abrogazione dell’art. 1 della legge 12.8.93 n. 301 riguardo al previsto ed esclusivo consenso alla donazione di cornee espresso dai congiunti del defunto. L’A.I.D.O. per 25 anni ha stimolato l’opinione pubblica ad una presa di coscienza sull’importante problema sociale costituito dalla necessità di disponibilità di organi “post mortem”. Ha sempre affermato che il prelievo, ed il conseguente trapianto di organi, non doveva essere visto come un fatto eccezionale ed eroico ma come un atto di reale solidarietà sociale. Speravamo in questo. Ma lo Stato, che ha il compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana (art. 3 Cost.) e che deve richiedere al cittadino di adempiere il dovere inderogabile di solidarietà sociale (art. 2 Cost.), costituite in questo caso dalla tutela della salute (art. 32 Cost.) di cittadini in attesa di trapianto, ha negato, attraverso il Parlamento, questi principi demandando al singolo individuo la scelta d’interesse sociale. Ci auguriamo che l’ampio dibattito suscitato dalla recente normativa possa portare, nella discussione sulla legge che si terrà al Senato, a modifiche che pongano effettivamente (e non a parole) il trapianto terapeutico al centro degli obiettivi del Servizio sanitario nazionale e si realizzi così il dovere di solidarietà non vanificando gli sforzi compiuti in questi anni dal volontariato e dagli operatori sanitari.
(Il Consiglio Nazionale A.I.D.O.)
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