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Cellule staminali: una "cassaforte" di futuri tessuti.

Numero 1, marzo 2002
Si trovano nell’embrione, nel feto, nel cordone ombelicale ma anche nell’adulto. Da anonime strutture biologiche, a protagoniste della ricerca. Promettono molto ma è ancora prematuro immaginarle riparatrici di malattie organiche. Tempi, prospettive e risvolti etici.

Già usate: ecco quando

Per una corretta analisi delle possibilità terapeutiche delle cellule staminali è bene iniziare col distinguere le tipologie di tali cellule attualmente utilizzate. Fino ad oggi le uniche ad essere usate sono le cellule staminali adulte del malato stesso (ed in tal caso si parlerà di trapianto autologo) o di altra persona (trapianto allologo). Tali cellule, avendo già superato la prima fase di assoluta immaturità sono già specializzate nel dare vita a cellule di determinati tessuti. Contrariamente a quanto si era creduto in un primo momento, però, tali cellule non sono tessuto-specifiche (in grado cioè di generare cellule di un solo tipo). Si è visto, ad esempio, che cellule del midollo osseo se coltivate in laboratorio ed istruite nella maniera giusta possono dare origine al muscolo, così come cellule del tessuto nervoso possono generare alcune cellule del sangue.
Andando nella pratica è possibile dire che allo stato attuale:
- il trapianto tanto autologo quanto allologo di cellule staminali ematopoietiche (effettuata con il trapianto di midollo osseo) consente di ripopolare il sangue con piastrine , globuli bianchi e rossi qualora la persona sia stata sottoposta a chemioterapia o radioterapia per curare ad esempio le leucemie e diversi tipi di tumore (carcinoma mammario, neuroblastoma, linfoma di Hodking e non-Hodkin, mieloma multiplo ed altri tumori sia solidi sia del sangue). In alternativa al midollo osseo ed alle cellule staminali estratte direttamente dal sangue periferico, un'alternativa sempre più diffusa è quella delle cellule staminali presenti nel sangue di cordone ombelicale al momento della nascita. Tali cellule staminali sicuramente disponibili in quantità molto inferiori rispetto alle altre hanno però il vantaggio di non avere ancora nessuna chiave identificativa riconoscibile da un qualsiasi sistema immunitario (sono dotate di quella che viene definita tecnicamente "immaturità immunologica").
- Cellule staminali dell'epitelio ("cutanee") autologhe, coltivate ed espanse in vitro, sono usate per coprire permanentemente lesioni estese della cute e della mucosa. Attualmente il trapianto autologo di cellule staminali cutanee (trapianto di epidermide è usato per curare le ustioni gravi, le fistole diabetiche e l'epidermolisi bollosa (rara malattia della pelle). Il compito principale delle cellule staminali adulte rimane , comunque quello di sostituire cellule o tessuti danneggiati. Ed è da ciò che nasce la speranza di poterle usare, in tempi brevi, in un contesto di terapia cellulare-tissutale (e non sostitutiva di un organo) per evitare il trapianto di organo da cadavere. La creazione di un organo completo, infatti, è ancora lontana a venire. Eppure i benefici in tal senso dovuti all'impiego delle cellule staminali già si vedono. Si pensi, ad esempio, a quanti (ancora pochissimi purtroppo) grazie ad un trapianto autologo di un certo tipo di cellule staminali adulte hanno potuto curare i danni al proprio muscolo cardiaco causati dall'infarto, evitando così di dover ricorrere al trapianto di cuore.
Tutte le altre loro possibilità d'impiego di cui tanto si sente parlare, quali:
- alcune malattie degenerative del sistema nervoso (quali il Morbo di Parkinson, di Alzheimer, la sclerosi laterale amiotrofica, da danni dovuti a ischemie ed ictus, oltre che da traumi);
- malattie muscolo scheletriche;
- alcune malattie del metabolismo;
- malattie degenerative della retina, della cornea, o dell'apparato uditivo;
- per il momento sono solo ipotesi, alla cui realizzazione medici e ricercatori di tutto il mondo si stanno applicando intensamente.
(Enrico Artesi )


Cauto il genetista medico che ricostruisce la scoperta di queste cellule.
Dallapiccola: "Per ora solo ipotesi".
"Possono fare tanto, ma è ancora presto per dire tutto".

Tutti ormai le conoscono. O almeno così pensano. Se ne parla ovunque come della scoperta del nuovo millennio, del toccasana, della panacea. Eppure le cellule staminali non sono state scoperte né oggi, né ieri. E' da oltre un decennio che la medicina ne sta studiando ed analizzando le potenzialità, gli ambiti e le tecniche d'impiego. Solo ora, però, grazie all'eco che i mass media ne stanno dando, avvolte da un alone di novità e mistero, le cellule staminali stanno vivendo il loro momento di notorietà.
Ma quanto c'è, poi, di vero dietro le innumerevoli notizie che circolano sul loro conto?
"Si deve iniziare col dire che certamente non sono una novità - spiega il professor Bruno Dallapiccola, Genetista medico presso l'Università "la Sapienza" di Roma -. È infatti da circa 10 anni, ad esempio, che le cellule staminali ematopoietiche, quelle cioè in grado di dar vita alle varie componenti del sangue, vengono usate con successo per ripopolare il midollo osseo. Grazie ad altre, poi, si è riusciti a creare 'fogli' di pelle da usare per cicatrizzare nel miglior modo possibile le ustioni gravi. Negli ultimi anni, quindi, le cellule staminali sono state usate per riformare le cornee danneggiate e per ripopolare tessuti morti come, ad esempio, quello cardiaco in seguito ad un infarto".
Si fa un gran parlare di cellule staminali embrionali e adulte. C'è chi sostiene che, fatti salvi i problemi di ordine etico e morale sicuramente rilevanti, dal punto di vista scientifico le prime siano migliori delle seconde. E' davvero così?
Secondo quanto riportato dal cosiddetto Rapporto Donaldson, presentato alla comunità scientifica due anni or sono, le cellule staminali embrionali sarebbero preferibili a qualsiasi altra cellula di questo tipo. Ciò in quanto hanno la caratteristica di essere ancora indifferenziate e per questo totipotenti; possono cioè dare vita a cellule di qualsiasi tipo di tessuto. Inoltre, vista la loro naturale plasticità offrono l'opportunità di essere operative in un tempo più breve rispetto alle altre. Fino ad oggi, comunque, tutti i successi della medicina sono stati ottenuti utilizzando cellule staminali adulte e va riconosciuto all'Italia di essere all'avanguardia nell'impiego di tali cellule".
Professor Dallapiccola sempre più spesso l'uso delle cellule staminali viene affiancato alla cura di patologie quali il morbo di Alzheimer ed il Parkinson, oltre alla possibilità di risanare anche parti di cervello danneggiate, ad esempio, da ictus o ischemie. Alcuni poi sostengono che le cellule staminali siano in grado di riparare anche il midollo spinale lesionato. Si pensi alla speranza che ripongono in una possibilità come questa quanti sono rimasti paralizzati in seguito ad un forte trauma alla colonna vertebrale, come una caduta da cavallo o un incidente stradale. Qualcun altro, infine, ipotizza addirittura che sia possibile far creare a queste cellule interi organi da utilizzare al posto di quelli per i quali fino ad oggi era necessario il prelievo dai cadavere. Ma è davvero possibile tutto ciò?
" La riparazione del tessuto nervoso così come la creazione di un organo completo sono cose al momento solo ipotizzabili. Serve tempo, molto tempo. Purtroppo non ne conosciamo tutti i meccanismi. Si dovrà pertanto capire prima nei minimi particolari come questi funzionano e solo alloro sarà possibile iniziare a parlare di sperimentazioni e a fare previsioni circa i tempi necessari per raggiungere degli obiettivi così ambiziosi".
Sono quindi possibilità realistiche?
"Allo stato attuale delle conoscenze sono più che altro ipotesi e speranze. Il che comunque non esclude che un giorno possano diventare realtà".
(Enrico Artesi)
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